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Innovation

Quando internet prende “vita”

The Van  30 Set 2016 - 14:00

Con l’Internet of Things gli oggetti della nostra vita quotidiana comunicano tramite il web. Un mercato che fa gola a molti



Auto connesse a internet che offrono informazioni in tempo reale sulla viabilità e chiamano i soccorsi in caso di incidente. O, ancora, app per smartphone che permettono di spegnere o accendere le luci di casa e gli elettrodomestici. Tutto questo è l’Internet of Things (IoT), l’internet delle cose, che ha come protagonisti gli oggetti della nostra vita quotidiana collegati al web per diventare intelligenti, comunicare tra loro e, insieme all’uomo, svolgere attività in autonomia. Un mercato che apre opportunità infinite per piccole e medie imprese, start up e multinazionali.

5,4% del Pil entro il 2020

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2015 la crescita dell’intero comparto è stata del 30% e ha raggiunto un valore di circa due miliardi di euro. A fare da traino è la domotica (tecnologie per la casa), mentre altri settori promettenti sono i trasporti, il food, la salute e le tecnologie indossabili. Il futuro appare quindi roseo. Lo dicono anche le stime di Confartigianato, che ha calcolato come nel 2020 i ricavi del comparto rappresenteranno il 5,4% del Pil, con una crescita media annuale del 20,4%.

Gli artigiani hi-tech in prima fila

A questi numeri sta contribuendo anche Andrea Rossini, ingegnere fondatore di Melixa, che ha costruito un’arnia hi-tech in grado di monitorare peso, numero di api, temperatura e pioggia caduta, inviando i dati all’apicoltore online. Oppure c’è Matteo Di Sabatino di Apio, che ha inventato il primo estintore connesso, capace di controllare da solo se è danneggiato. E ancora l’azienda modenese GlassUp che produce occhiali “smart”, i quali consentono a chi li indossa di navigare in rete ed evitare così distrazioni.

Questi novelli artigiani “digitali” trasformano quindi gli oggetti grazie alla tecnologia e diventano protagonisti di questa rivoluzione, in cui lo stesso luogo di lavoro si trasforma in una fabbrica 4.0 dove macchinari e software si scambiano informazioni per ottimizzare la produzione e ridurre i costi.

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Le multinazionali ci scommettono

Il piatto è ricco, quindi, e anche le grandi multinazionali competono per conquistare una fetta di mercato. A cominciare da quelle italiane. BTicino, realtà specializzata nella fabbricazione di componenti elettriche per abitazioni dal 1936, ne è un esempio. L’azienda ha lanciato una serie di videocitofoni che permettono all’utente di comunicare con chi ha suonato attraverso lo smartphone. Il citofono “intelligente” è parte di una serie di prodotti innovativi che permettono di aprire la porta del cancello o attivare la luce del giardino comodamente seduti sul divano di casa.

Su monitoraggio e assistenza dei soggetti fragili ha deciso invece di investire Consoft, la multinazionale italiana nell’IT attiva dal 1986 (29 milioni di euro di fatturato): la loro soluzione, Adamo, è un orologio che rivela i parametri vitali di chi lo indossa e li trasmette a un centro servizi che li elabora, assistendo la persona in caso di malori o pericoli.

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Le start up di successo nel mondo e in Italia

L’attenzione dei colossi dell’informatica è testimoniata anche dalle cifre che cominciano a girare nel settore. Quella più alta è stata sborsata da Google, che nel 2014 ha acquistato per 3,2 miliardi di dollari Nest, una startup che crea termostati hi-tech in grado di regolare la temperatura automaticamente sulla base delle preferenze degli ospiti.

Un fenomeno che coinvolge anche il nostro Paese. A maggio di quest’anno, infatti, Microsoft ha comprato Solair che, nata a Bologna, offre soluzioni nell’Internet delle cose a diversi settori industriali, dal manifatturiero al cibo, fino ai trasporti. E così come Solair anche altre startup italiane si stanno facendo notare: nella classifica delle 50 migliori d’Europa, stilata da Eu Startups, c’è la romana Filo. Protagonista all’ultimo Ces di Las Vegas – la più importante fiera dell’elettronica di consumo al mondo – ha elaborato un sistema che permette di ritrovare oggetti smarriti grazie a un’app, per il quale ha ottenuto un finanziamento di 560mila euro.

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