Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Innovation

Alla conquista degli Usa

The Van  06 Set 2016 - 14:30

Un 2015 da record ha sancito il successo dell’export delle eccellenze Made in Italy verso gli Stati Uniti. Tra i settori trainanti c’è, ovviamente, l’agro-alimentare



La ricchezza che in Italia è legata al patrimonio dell’arte, della cultura, dell’architettura e del paesaggio naturale non è quantificabile. Si tratta di un vero e proprio capitale di valore inestimabile, che affonda le proprie radici nell’esperienza di quella bellezza e di quella cultura del “bel vivere” che appartengono al Dna della nostra penisola.

Facilmente calcolabili sono invece i numeri dell’export che a questa tradizione si ispira e si alimenta, rappresentando una delle voci commerciali più importanti dei settori che per tradizione risultano trainanti del comparto made in Italy; moda, design e alto artigianato da un lato, agro-alimentare ed eno-gastronomico dall’altro, i cui prodotti d’eccellenza partono da ogni angolo della nostra penisola alla conquista del mondo, e in particolare proprio del cuore pulsante del pianeta, gli Stati Uniti.

exp_usa1

L’Italia piace agli Usa

Nel 2015 il comparto del made in Italy è cresciuto costantemente mese dopo mese e, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ha superato in un anno la soglia dei 400 miliardi di euro (413,7 ovvero +3,7%), soprattutto grazie al traino degli Stati Uniti. Secondo i dati dello US Department of Commerce (riportati dal sito web infoMercatiEsteri/Farnesina) l’interscambio degli Stati Uniti con l’estero ha infatti registrato una forte accelerazione a livello mondiale (+18%), in direzione della Unione Europea (+16%) e soprattutto verso l’Italia, nei confronti della quale si è rilevato un incremento particolarmente elevato (+26,7%),  rafforzando la tendenza positiva già registrata nel corso del 2014.

Sul fronte statunitense delle importazioni, nel 2015 il nostro Paese si è ormai attestato al decimo posto, salendo di una posizione rispetto all’anno precedente e detenendo una quota di mercato del 2% (era l’1,8% a fine 2014), per un valore totale a merci di quasi 36 milioni di euro (+20%). I prodotti tricolori maggiormente esportati dall’Italia verso gli Usa sono legati al settore della meccanica (24,5%), dei semilavorati (19,4%), di moda e accessori (17,5%), dei mezzi di trasporto (14,7%), di agroalimentari e bevande (9,7%).

Nel 2015 importanti incrementi dell’export verso il Nord America si registrano soprattutto nel settore cosmetico (+ 31,2%) – con vendite di eau de toilette, creme, lozioni per capelli e prodotti di bellezza per 326 milioni di euro – e in quello della piccola e media impresa, che ha registrato un boom del 20,9%, arrivando al massimo storico di quasi 36 milioni di euro.

exp_usa2

Una crescita…dolce

In questa prospettiva i dati più recenti e incoraggianti arrivano dalla 62a edizione del Summer Fancy Food Show, il più grande evento commerciale dedicato alle specialità alimentari negli Stati Uniti, che si è tenuto lo scorso mese di giugno a New York con la partecipazione di 330 nostre aziende. In riferimento al comparto agro-alimentare, nel 2015 l'Italia si è attestata al quinto posto tra i Paesi fornitori degli Stati Uniti, raggiungendo la prima posizione per export di vino, olio d'oliva, formaggi, pasta e acqua minerale, risultando al terzo posto per i prodotti da forno e per i salumi, secondo un trend positivo che sta proseguendo anche nel 2016 con un +5,8% registrato nei primi mesi dell'anno.

A testimonianza di questa tendenza, alcune aziende italiane hanno avviato importanti collaborazioni con grandi distributori americani: Manfredi Barbera, oleificio siciliano fondato nel 1894, ha firmato un contratto di fornitura con il retailer Bed Bath & Beyond per un milione di euro, mentre Vicenzi, storica azienda dell’industria dolciaria, ha stretto accordi con la catena di supermercati Price Chopper per la presenza per quattro settimane di alcuni prodotti in 130 punti vendita, con risultati talmente incoraggianti da sottoscrivere un accordo per prolungare la fornitura. Ed è sempre il Nord America a trascinare l’export anche di Maina, altro noto nome del settore dolciario, grazie a nuovi e recenti accordi commerciali che consentono all’azienda, leader in Italia nella produzione di panettoni e pandoro, di raddoppiare gli ordinativi verso gli Stati Uniti rispetto al 2015.

exp_usa3