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Innovation

La ricerca parla italiano

The Van  27 Giu 2017 - 14:32

Il settore delle biotecnologie è particolarmente vivace: conta oltre 500 imprese che fatturano, in totale, oltre 10 miliardi. E i colossi del settore, attive soprattutto in campo farmaceutico, sono in crescita



Da tempo si parla di un possibile trasferimento dell’Ema, l’Agenzia Europea del farmaco, da Londra a Milano. Potrebbe essere una delle conseguenze della Brexit.  Quello che è certo, al momento, è che sul sito di Expo sorgerà Human Technopole, una vera e propria cittadella della ricerca. Un segnale che testimonia la vitalità e l’importanza che il mondo della bioeconomia – ovvero l’utilizzo di risorse biologiche per la produzione energetica, industriale, alimentare e mangimistica – ha in Italia: 251 miliardi di euro di fatturato e 1,65 milioni di occupati.
Il nostro Paese, infatti, è tra i leader in Europa nel settore, secondo i dati pubblicati nel Terzo rapporto sulla Bioeconomia realizzato da Assobiotec, l’associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie, con Intesa Sanpaolo. Il biotech in senso stretto – ovvero quelle tecnologie che utilizzano organismi viventi (batteri, lieviti, cellule vegetali, cellule animali di organismi semplici o complessi) o loro componenti per produrre risultati utili nel campo della salute, dell’agricoltura, dell’industria e dell’ambiente – rappresenta una fetta importante di questo mondo, ad alto tasso di innovazione e strategico per la crescita economica futura, con oltre 10 miliardi e mezzo di fatturato generati nel 2015.

microscopio

Avanzano le biotecnologie

L’analisi 2017 del comparto, sviluppata da Assobiotec in collaborazione con Enea – Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile – notifica la presenza di 541 imprese biotech attive in Italia al 31 dicembre 2016, sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (553 imprese a dicembre 2015).
Dall’analisi emerge una sempre più diffusa propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo e uno sguardo attento ai mercati esteri. Sono, questi, infatti, i tratti che caratterizzano le imprese italiane del settore, spesso storiche aziende a conduzione familiare assurte a giganti multinazionali. È il caso di Menarini, che con un fatturato di 3.500 milioni di euro si piazza in testa alla classifica (dati Farmindustria relativi al 2016). La multinazionale ha da poco annunciato un investimento da 3 milioni di euro in progetti di ricerca oncologica: due saranno impiegati per la sede di Pisa e uno per quella di Berlino. A Pisa sono stati realizzati nuovi laboratori per la produzione di lotti clinici di potenti agenti antitumorali: l’impianto produrrà sia piccole molecole di sintesi chimica che macromolecole biologiche.

ricercatrice

Evoluzione in chiave 4.0

Ma c’è anche Dompè, che ha deciso di crescere grazie all’innovazione e si è convertita all’Industry 4.0, avviando nel centro produttivo e di ricerca dell'Aquila un percorso di automazione industriale: 1.100 sensori garantiscono la qualità degli impianti e degli ambienti di produzione farmaceutica, monitorando e registrando ogni momento della produzione. L'obiettivo? Passare dall’attuale 70% a un controllo totale dello stabilimento nel giro di due anni.
Altro gigante è Chiesi Farmaceutici, che ha chiuso il 2016 con un fatturato di 1.571 milioni di euro, il 7% in più rispetto al 2015 e un Ebitda pari a 448 milioni di euro (+8,2% sul 2015). Anche qui si punta su ricerca e sviluppo, con investimenti che salgono del +12,5% rispetto al 2015 e 51 progetti di ricerca in attivo. 

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