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Innovation

Wake app: l’economia si sveglia

A cura di The Van  31 Mar 2016 - 11:00

Le applicazioni per dispositivi mobili sono sempre più diffuse. Anche nel nostro Paese, dove hanno raggiunto un fatturato complessivo di 300 milioni di euro



Esiste anche quella che fa il caffè. Un’app gratuita collegata in remoto a una particolare macchina che permette di realizzare un espresso, un cappuccino o un americano semplicemente premendo un tasto virtuale sullo smartphone.
Che servano per fare il caffè, per inviare un messaggio o per guidarci verso una determinata destinazione, le applicazioni per dispositivi mobili sono ormai diventate parte integrante della nostra vita quotidiana. E anche della nostra economia.
Secondo uno studio condotto nel 2014 per l’Unione europea da Gigaom, media company statunitense, il settore entro il 2018 genererà un fatturato annuale nel Vecchio continente di 63 miliardi di euro e varrà 4,8 milioni di posti di lavoro.

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Consumi a quota 300 milioni

E l’Italia? L’acquisto di app dai vari store, i negozi virtuali, nel 2015 ha raggiunto nel nostro Paese un fatturato complessivo di 300 milioni di euro, con una crescita vertiginosa del 30% rispetto al 2014. È quanto rilevato dall’Osservatorio Mobile B2c Strategy del Politecnico di Milano, che lo scorso febbraio ha presentato i dati relativi a una ricerca sul consumo di applicazioni.

Numeri che confermano il rapido cambiamento del modo in cui gli italiani effettuano i propri acquisti, come certifica una ricerca effettuata dalla società di analisi di mercato Doxa, presentata nella stessa occasione, secondo cui il 18% degli intervistati possiede almeno un’applicazione di un esercente locale installata sul proprio dispositivo.

Sempre secondo la stessa ricerca, le app considerate irrinunciabili dagli utenti intervistati sono quelle appartenenti alla categoria utility (con Google Maps in testa) per il 33% del campione, seguite dalle enriched (applicazioni per lavoro, tempo libero, shopping) che conquistano il 27% degli intervistati. Al terzo posto le app dedicate all’entertainment (giochi e musica) e all’informazione (news, meteo) menzionate dal 20% degli utenti.

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Apple apre a Napoli

Un mercato in crescita, insomma, che significa anche maggiori opportunità di formazione e lavoro. Tanto è vero che Apple – il colosso americano che ha lanciato questo tipo di economia – a gennaio ha annunciato di voler aprire proprio in Italia, a Napoli, il primo Centro di sviluppo app d’Europa, in cui 600 studenti riceveranno un’adeguata formazione riguardo allo sviluppo di applicazioni per iOS, il sistema operativo per dispositivi mobili dell’azienda fondata da Steve Jobs.

Chissà quanti tra questi 600 ragazzi troveranno un lavoro stabile nel settore. Apple stima che già oggi, in Italia, i posti di lavoro creati dal mercato delle app siano 75mila. Un numero irrisorio, se pensiamo agli 1,2 milioni di professionisti che lavorano in questo ambito nel mondo, destinato però a crescere rapidamente anche nel nostro Paese.

 

Tra tecnologia e finanza

Perché, in fondo, anche in Italia, pur tra qualche difficoltà, è possibile fare innovazione. La stessa Apple ha incluso sul suo negozio virtuale, il celebre Apple Store, due applicazioni ideate e realizzate in Italia: Musement e Qurami.

La prima consente di trovare esperienze di viaggio personalizzate in tutto il mondo: prenotare particolari attività, acquistare biglietti per ingressi alle mostre e ai musei, oppure ottenere pass e visite guidate per qualsiasi destinazione. A inizio anno Apple ha inserito Musement nella classifica delle migliori app del suo store in 23 Paesi; una decisione, questa, che potrebbe aiutare la società a entrare nel ristretto club delle applicazioni italiane che fatturano più di 10 milioni di euro, per la gioia del fondatore, Alessandro Petazzi, e dei diversi fondi di investimento che partecipano al capitale e che hanno scommesso sul suo successo.

Qurami, invece, è un’invenzione dell’ingegnere informatico Roberto Macina che offre la possibilità di evitare le fastidiose file quotidiane grazie al ritiro, virtuale, del numero della sala d’aspetto e al monitoraggio in tempo reale della coda.

Partita nel 2012 grazie a un primo finanziamento da 100mila euro di Lventure Group, oggi l’azienda gestisce circa 150 clienti, tra i quali aziende ospedaliere, laboratori di analisi cliniche, università, agenzie di trasporti, ma il suo numero è destinato a raddoppiare ogni anno.

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