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Innovation

L’agricoltura è sempre più digitale

The Van  15 Giu 2017 - 14:30

Si chiama Internet of Things (IoT) ed è una tecnologia che consente agli oggetti di dialogare tra loro accumulando dati e informazioni. Nel settore agricolo sono già nate start up interessanti



Acqua, terra, sole e la mano dell’uomo. Sono gli ingredienti fondamentali di ogni raccolto. Ma oggi le nuove tecnologie offrono un aiuto in più per coltivare prodotti di qualità, riducendo la componente chimica e migliorando la resa: l’IoT (Internet of Things) che tradotto letteralmente è l’Internet delle cose. Questo concetto (rivoluzionario) consente agli oggetti non solo di “parlare” con noi, ma anche di dialogare tra di loro attraverso sensori intelligenti che hanno la dimensione di un francobollo (o di un fagiolo, come nel caso dei BeanIoT usati per lo stoccaggio del grano).
Ma come funziona questa tecnologia? Uno degli aspetti più interessanti è la possibilità di accumulare un enorme quantitativo di dati (Big Data) che, attraverso software dedicati, sono valorizzati per elaborare analisi, statistiche e previsioni. La società di consulenza Gartner stima che entro il 2020 ci saranno circa 26 miliardi di oggetti collegati in rete nel mondo; in Italia il mercato IoT ha raggiunto nel 2016 i 2,8 miliardi di euro, il 40% in più rispetto all’anno precedente e sono già 14,1 milioni gli oggetti connessi tramite la sola rete cellulare, senza contare gli altri sistemi di comunicazione (fonte: osservatori.net).

agricoltura

L’agrifood italiano diventa smart

Dai risultati dell’Osservatorio Smart Agrifood promosso dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia, emerge una modesta diffusione di queste tecnologie digitali (in Italia operano circa 182 start-up per un finanziamento complessivo di oltre 630 milioni di dollari) in agricoltura, prevalentemente orientate alla gestione del dato nelle fasi di coltivazione, raccolta e semina, meno in quelle di logistica e stoccaggio. Più nel dettaglio, queste tecnologie sono utilizzate in particolare per migliorare la resa delle coltivazioni, ridurre l’utilizzo di acqua e fertilizzanti e aumentare la produttività dell’azienda agricola e la sua sostenibilità ambientale. Una vera e propria sfida per il milione e seicentomila aziende agricole italiane, di cui oltre 200 mila dedite anche all’allevamento, il cui tasso di informatizzazione si aggira intorno al 4% (fonte: Osservatorio Smart Agrifood). Nonostante i numeri siano ancora esigui, non mancano le eccellenze “made in Italy”.

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Nasce l’agricoltura del futuro: dagli ulivi ai sistemi di monitoraggio

Tra queste, c’è la startup romana Elaisian, che si propone di salvare gli ulivi attraverso l’istallazione sugli alberi di dispositivi che raccolgono i dati relativi al clima, alla pioggia, all’umidità, alla temperatura, alla clorofilla. Le informazioni sono trasmesse, via wi-fi, alla piattaforma web e incrociate con studi agronomici. Il sistema è in grado di riconoscere eventuali attacchi di agenti patogeni, carenze alimentari e stress della pianta: il risultato è la riduzione del 50% dei costi in fertilizzanti, consulenze di agronomi e mano d’opera. La startup, oltre ai due fondatori, impiega una squadra di cinque persone tra produttori agricoli, agronomi, ingegneri ed esperti IT.
Si occupa invece della salute di viti e prodotti ortofrutticoli Evja, la startup campana che ha creato OPI, il Sistema di Supporto Decisionale per aziende agricole costituito da una rete di sensori che raccoglie dati sulla coltivazione e li invia al sistema centrale. Non mancano poi altri casi interessanti, come quello di Omica che integra sensori, immagini satellitari e piattaforme per incrementare produttività e competitività delle coltivazioni. O ancora XNext che ha scelto di puntare sui raggi X per la verifica della qualità degli alimenti e ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Equinvest, con un budget di 250mila euro. La raccolta totale del primo round si è attestata su 462mila euro, superando di netto il budget del 184% (tecnicamente si chiama overfunding). Una curiosità: XNext ha inoltre ottenuto una menzione speciale da Unicredit Startlab, l'iniziativa di UniCredit nata per sostenere concretamente i giovani imprenditori, all'interno della categoria Innovative Made in Italy.
La start-up Wenda, infine, con il suo tappo hi-tech, è in grado di fornire diverse indicazioni non solo sul vino “coperto”, ma anche su come viene trattato durante il trasporto e per valutare il livello di gradimento dei partecipanti a una fiera, o un evento.

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