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Food

Liscio come l’olio

The Van  23 Mag 2017 - 14:30

L’Italia è celebre nel mondo per la qualità del suo extravergine. E sono diverse le aziende, grandi e piccole, che fanno gola anche ai colossi esteri del settore



L’olio d’oliva, uno dei simboli più autentici del made in Italy. Alimento base della nostra tradizione culinaria, è così diffuso che in Italia se ne consuma più di quanto se ne produca. È uno dei dati che emerge da un'analisi incrociata di vari enti come Istat, Ismea (l'istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), AC Nielsen insieme ai dati del Consiglio Oleicolo Internazionale: tra il 2015 e il 2016 l'Italia ha prodotto 350 mila tonnellate di olio di oliva, segnando così un aumento del 57% rispetto al periodo precedente. Una quantità che però, risulta insufficiente al consumo, di circa 580mila tonnellate, che costringe il nostro paese a ricorrere alle importazioni. Se tra il 2014 e il 2015 sono state circa 455mila le tonnellate di olio provenienti dall'estero, l'anno successivo ha visto un aumento del 10%. Inoltre, un’altra caratteristica tutta italiana, che riguarda sia le importazioni sia le esportazioni, riguarda l’olio extravergine: da solo rappresenta la metà della produzione italiana e l'84% del consumo totale.

olio e olive

I big italiani fanno gola all’estero

Dando un’occhiata al sito di Aipo, l’Associazione italiana dei produttori olivicoli, “l'olivo in Italia riesce a sopravvivere quasi ovunque, dalla Sicilia al Trentino. In nessun'altra parte del mondo la coltivazione dell'olivo fa parte in modo così intimo delle attività contadine. Diversamente da altri paesi, in Italia sono particolarmente diffusi i piccoli oliveti, la produzione mista e il consumo in proprio dell'olio prodotto”. Ma quello che caratterizza ancora di più l'olio italiano e la sua popolarità all'estero, tanto che negli ultimi anni ci sono state importanti acquisizioni da parte di grandi gruppi alimentari. Una su tutte quella di Carapelli di Firenze: nel 2015, il 19,5% di tutto l'olio extravergine d'oliva acquistato in Italia era suo e il suo marchio era presente sulle tavole dell'8,3% delle famiglie italiane. Oggi Carapelli fa parte del gruppo spagnolo Deoleo, che in passato aveva già acquistato altri due brand storici del made in Italy come Bertolli e Sasso.

olive

Da Cremona all’Umbria

Poco male, in Italia ci sono circa 170 milioni di piante in produzione e oltre un milione di aziende agricole che si occupano di olivicoltura, con una superficie media per coltivazione di un ettaro. E non mancano le realtà virtuose. Come, ad esempio, l'Oleificio Zucchi di Cremona, fondato nel 1810. Oggi ha un fatturato di 170 milioni l'anno e una linea di oli sostenibili consigliati persino da Legambiente.
Scendendo lungo lo Stivale per qualche centinaio di chilometri, si arriva in Umbria, altra regione eccellente per l'olio extravergine: qui ha sede la Monini di Spoleto, fondata da Zefferino Monini nel 1920 e oggi vero e proprio colosso con diverse sedi nel mondo, in particolare negli Stati Uniti e in Polonia, con un fatturato che nel 2015 ha superato i 130 milioni di euro. Sempre in Umbria ha sede un'azienda molto più piccola, ma diventata famosa nelle cucine di mezza Italia grazie allo chef Giancarlo Vissani, che da sempre utilizza per i suoi piatti esclusivamente questo olio, ovviamente extravergine: è quello prodotto dal frantoio Alberto Cipolloni, che ha i suoi uliveti nelle colline nei dintorni di Foligno.
Ma le aziende e i produttori sono davvero tanti ed è impossibile elencarli tutte. Molti sono al sud, con la Puglia tra le regioni protagoniste: qui, a Bitonto, in provincia di Bari, ha sede Agridè, azienda olivicola diventata una vera e propria eccellenza grazie a prodotti di qualità assoluta, premiati recentemente da un’indagine di Altroconsumo, l’associazione per la tutela e difesa dei consumatori più diffusa in Italia. Fondata negli anni 50 da Carmine Desantis, nel 2015 l’azienda ha fatturato oltre 53 milioni di euro, dato in crescita rispetto al 2014 di quasi 7 milioni di euro.

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