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Food

Quel bicchierino che vale milioni

The Van  15 Dic 2017 - 14:26

La grappa rappresenta un altro dei numerosi fiori all’occhiello del made in Italy. Ed è un prodotto sempre più apprezzato all’estero, come dimostrano i numeri



Winter is coming. E dopo un ricco pranzo domenicale con amici e parenti, che cosa c’è di meglio di una grappa, altro simbolo autentico del made in Italy?

Il settore vale circa 300 milioni di euro, considerando sia le aziende più grandi sia le (numerose) realtà più piccole. Secondo un’indagine della società di ricerca Pambianco Strategie di Impresa, il giro d’affari 2015 delle prime venti realtà italiane specializzate nella produzione di grappa è pari a 223 milioni di euro (dato che mostra una leggera flessione rispetto ai i 225 milioni del 2014). Si raggiungono i 300 milioni includendo nel conteggio anche le aziende minori e quelle non specializzate nella produzione di grappe, ad esempio le realtà produttrici di alcolici di altro tipo.

Restando alle grappe, l’universo è composto da circa 140 aziende, con poche realtà al di sopra dei 10 milioni di fatturato, con dati positivi che riguardano soprattutto l’export, che nel 2016 – secondo i dati forniti da Istat e rielaborati da Assodistil, l’associazione di categoria, è aumentato del 5,2% (+35% in Russia ed Europa dell’est negli ultimi sei anni).

Anche gli americani vogliono la grappa

Tra queste, le Distillerie Bonollo Umberto sono al primo posto nel mondo della grappa italiana, con un fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 40 milioni di euro, di cui il 30% è generato, per l’appunto, all’estero. Il segreto di un’azienda che da quattro generazioni e 170 anni di storia non smette di crescere? Avere un occhio sempre attento all’innovazione. È infatti grazie a una visione rivolta al futuro che lo storico marchio padovano ha prodotto Gra’it (che si legge “great”): si tratta di una nuova grappa, prodotta esclusivamente per gli Starti Uniti, che con le sue proprietà organolettiche originali, pur conservando la sua identità, è in grado di accostarsi meglio ad altri ingredienti per essere miscelata nei cocktail tanto cari agli americani.

Seguono poi, in termini di fatturato, le Distillerie Franciacorta (27 milioni di euro). Attive dal 1901, hanno da poco annunciato un progetto di ampliamento che nel 2018 le porterà a raddoppiare il loro stabilimento. Senza dimenticare Francoli, con sede a Ghemme in provincia di Novara, il cui fatturato si aggira attorno ai 24 milioni di euro. Una curiosità: si tratta della prima distilleria a “impatto zero”, poiché le fonti di calore utilizzate nel processo di distillazione sono ottenute da combustibili vegetali che assicurano un bilancio neutro dell’anidride carbonica.

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Grappa in rosa

Parlando di grappa, non si possono poi dimenticare i produttori friulani. Basti pensare a Nonino, un’azienda che negli anni settanta ha rivoluzionato il modo di produrre e presentare il prodotto con la creazione della grappa Monovitigno, il cui export dichiarato per il 2016 vale la metà del fatturato totale. Un brand globale, distribuito in 72 Paesi del mondo e tutto al femminile: sono infatti le sorelle Antonella, Cristina ed Elisabetta Nonino a gestire l’azienda con sede a Percoto (Udine). I principali mercati esteri sono i Paesi di lingua tedesca, gli Stati Uniti e i mercati asiatici, sudamericani e africani.

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Se la grappa si fa arte

Infine, con 10 milioni di fatturato nel 2016, troviamo la bassanese Nardini, la distilleria più antica d’Italia, attiva dal 1779. Oltre a essere i fornitori ufficiali della casa reale britannica, i produttori veneti vantano dalla primavera 2017 una partnership con il mondo dell’arte con “La Casa dei Tre Oci”, splendido spazio espositivo veneziano. Non solo: la storia dell’azienda è stata di recente celebrata dalla fortunata fiction Rai “Di padre in figlia”, che ha portato a Bassano del Grappa migliaia di turisti interessati a conoscere i luoghi, appunto, della grappa.

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