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Food

Vivere da bio

The Van  21 Mar 2017 - 17:00

Con un fatturato di 4,3 miliardi, il biologico italiano è un settore che gode di ottima salute. Le performance di crescita segnano un trend positivo sia sui consumi delle famiglie che sulla rete distributiva



La corsa del biologico non si ferma più. Lo conferma AssoBio – l’Associazione nazionale delle imprese di trasformazione e distribuzione dei prodotti biologici, cui aderiscono 65 dei maggiori operatori del settore – che ha presentato a giugno l’indagine realizzata sull’andamento del mercato biologico. Qualche numero? Nella grande distribuzione continua da dieci anni l’andamento positivo: i dodici mesi chiusi a maggio 2016 segnano un incredibile +21%.
È biologico il 3% della spesa alimentare delle famiglie italiane con una mezza dozzina di categorie in cui il biologico pesa per almeno il 30%. Ben 4,5 milioni di famiglie (il 18% del totale) consumano abitualmente prodotti da agricoltura biologica con una crescita del 17% in un solo anno. Se si considerano i consumatori occasionali (11,9 milioni di famiglie), i prodotti biologici entrano nelle dispense di quasi 20 milioni di famiglie. Ma i consumi non stanno crescendo solo nella grande distribuzione: nel canale specializzato (circa 1.200 punti vendita in cui è proposto un assortimento di quasi 5mila referenze ottenute senza un grammo di pesticidi chimici di sintesi) l’incremento è stato del 13,5%. Aggiungendo vendite dirette degli agricoltori, gruppi di acquisto, vendite online e altri canali si raggiungono i 2,4 miliardi; con i 320 milioni nelle mense scolastiche e nella ristorazione commerciale e con un export in crescita a 1,6 miliardi, il fatturato complessivo del settore biologico italiano nel 2015 è stato di ben 4,3 miliardi.

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Le Regioni e le città italiane più virtuose

E se è vero che il boom del biologico abbraccia un po’ tutta l’Italia da Nord a Sud, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) ha individuato le Regioni e le città più virtuose che si distinguono per numero di punti vendita “bio” presenti sul territorio e per ampiezza del bacino di consumatori. In particolare, dall’analisi dei dati forniti da NaturaSì, la più importante catena di supermercati in Italia specializzata nella vendita di prodotti alimentari biologici e naturali, la medaglia d’oro spetta a Roma con 21 negozi a marchio, seguita in seconda posizione da Milano, caratterizzata da una minore presenza di punti vendita – 10 per la precisione – ma da una più alta predisposizione all’acquisto “consapevole”.
Per quanto riguarda invece le Regioni, l’Emilia Romagna svetta in classifica con 30 punti vendita, concentrati nelle città “culla” del biologico come Ravenna, Reggio Emilia e Bologna, ma anche nelle piccole località, mentre al secondo posto si posiziona il Veneto, trainato dalle città capoluogo Padova e Verona.

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Un nord sempre più bio

I dati elaborati da Ismea trovano conferma nell’ultimo rapporto risalente al 2014 di BioBank, realtà nata nel 1993 per realizzare una raccolta sistematica e organizzata di dati sugli operatori del biologico in Italia, che premia il Nord Italia e in particolare le Regioni del Trentino Alto Adige, della Valle d’Aosta e del Friuli Venezia Giulia. Al Sud Italia, dove la presenza dei negozi non è diffusa come al Nord, i consumatori non rinunciano però al biologico ma si affidano all’e-commerce o acquistando direttamente dai produttori locali. Tra le realtà leader nel settore che hanno fatto dell’e-commerce il loro canale di punta c’è Alce Nero, operativa dal 1978, che riunisce agricoltori, apicoltori e allevatori biologico per offrire “il meglio della terra” in tutta Italia, a cominciare dalla Basilicata e dal Molise, caratterizzate proprio dell’elevata densità del commercio elettronico e degli shop online specializzati – non solo Alce Nero – sul numero totale di cittadini residenti in quelle regioni.

 

L’ortofrutta made in Italy vola all’estero

Secondo la fotografia scattata da Ismea e Firab (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica), il biologico in Italia genera un giro di affari a nove zeri, su cui l’export gioca un ruolo fondamentale rappresentando circa il 40% dei guadagni. Tra i prodotti più apprezzati all’estero c’è l’ortofrutta con il 24%, seguita da altre eccellenze di casa nostra come l’olio, il vino e il miele, mentre tra i principali destinatari ci sono i Paesi Europei trainati dalla Germania, dove si sta affermando un rinnovato interesse verso questo tipo di prodotti, soprattutto se di provenienza italiana, ma anche la vicina Svizzera, gli Stati Uniti e i mercati emergenti (Cina, India, Brasile, Emirati Arabi e Paesi del Mediterraneo). E per vincere la sfida, ancora una volta si rivela determinante la capacità di fare rete che gli operatori italiani hanno saputo dimostrare, mettendo anche a segno alcune importanti acquisizioni di imprese distributive estere e trovando così un canale privilegiato di sbocco per la vendita dei loro prodotti.
La crescita dell’export non è però destinata ad arrestarsi: AssoBio infatti prevede un ulteriore aumento delle performance di crescita soprattutto in Cina, Giappone, Stati Unitri grazie ai “progetti per l’internalizzazione sostenuti dalla Commissione europea e coordinati dalla federazione unitaria del settore FederBio”.

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