Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Food

Il mondo mangia italiano

The Van  07 Giu 2017 - 08:00

Secondo il Global Health Index, siamo il popolo più in salute del mondo grazie ai nostri prodotti agroalimentari, che fanno sempre più gola anche all’estero



Forse non siamo il popolo più felice del mondo. Ma probabilmente siamo quello più in salute, grazie soprattutto a ciò che mangiamo. A certificarlo è il Global Health Index, studio condotto su oltre 163 Paesi e riportato lo scorso marzo dalla Federazione Italiana dell’Industria Alimentare (Federalimentare) che, tra le motivazioni del primo posto in questa speciale classifica mette “una dieta equilibrata che comprende tutti i nostri principali alimenti in giuste quantità e rappresenta uno dei nostri più grandi patrimoni”. Il cibo italiano è quindi un toccasana per il fisico ed è anche per questo che è apprezzato in tutto il mondo.
Questo, forse, ci renderà un po’ più felici, almeno a giudicare dai buoni affari che l’agroalimentare “griffato” made in Italy assicura: 38 miliardi di euro è il valore dell’export del settore, 3,5% in più rispetto all’anno precedente, secondo le stime di Coldiretti e Promos, azienda speciale della Camera di Commercio di Milano per l’internazionalizzazione delle imprese, ha stilato una mappa del cibo italiano nel mondo.

 

Le nazioni che mangiano italiano

Germania e Francia sono habitué della spesa all’italiana (quasi il 29% del nostro export) e apprezzano molti dei nostri prodotti, mentre gli Stati Uniti, come la Polonia, ci chiedono soprattutto vino, olio e acque minerali. In forte crescita ci sono i mercati della Corea del Sud per i prodotti da forno e lattiero-caseari, e di Austria e Arabia Saudita per uva e agrumi. La Cina ricerca gelati e olio, mentre la Romania, il cui incremento per il settore registra da solo un +19%, mette in dispensa cioccolato, caffè, piatti pronti e pesce lavorato. Non esiste (o quasi) un luogo del mondo in cui i prodotti alimentari italiani non siano apprezzati e se la Libia si accontenta di frutta e ortaggi, Etiopia e Kenya di granaglie, Hong Kong apprezza soprattutto le nostre carni, mentre il Belgio acquista cereali e riso.

cereali

Previsioni splendenti per il 2017

La crescita decisiva della richiesta di prodotti italiani, iniziata nel secondo bimestre dello scorso anno, ha portato Federalimentare ad alzare le stime di sviluppo del settore che si aspetta, nel 2017, un fatturato vicino a 135 miliardi di euro, trainato da un export che dovrebbe salire del 5%. A guidare le esportazioni non c’è la pasta come in molti pensano, ma cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti che valgono 6,2 miliardi di euro sullo scontrino battuto alla cassa. Immancabile è il successo dei vini, acquistati per 5,6 miliardi di euro ogni anno, mentre solo al terzo posto ci sono pane, pasta e farinacei con 3,6 miliardi di euro, quasi appaiati a frutta e ortaggi lavorati e conservati, uva e agrumi che valgono 3,4 miliardi di euro di export.

wine

Le regioni del Nord bacino del gusto

Altro mito sfatato dalla mappatura è la convinzione che siano le regioni del sud Italia ad avere i migliori prodotti alimentari. Ai primi posti tra le regioni italiane produttrici ed esportatrici dei prodotti tradizionali, infatti, ci sono Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino Alto Adige. Verona con 2,9 miliardi di euro è la regina delle esportazioni, fatte soprattutto di vino, prodotti dolciari, frutta, verdura, carni, formaggi e latticini. La segue a ruota Cuneo con 2,5 miliardi e Parma con 1,6 miliardi. Al quarto posto Bolzano, mentre Milano è quinta con 1,4 miliardi. Soltanto sesta la prima delle città del sud, Salerno, mentre al dodicesimo posto con una crescita notevole si attesta la provincia bergamasca, nominata capitale europea della gastronomia per il 2017.

latticini