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Eventi

Innovazione e finanza: la ricetta per crescere

01 Lug 2015 - 17:49

L’eccellenza globalmente riconosciuta al settore agroalimentare italiano non basta per competere sui mercati internazionali: in un convegno organizzato da Borsa Italiana sono emersi nuovi spunti



«Un sistema forte costituito da imprese spesso ancora di piccole dimensioni ». Così il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha definito il settore agroalimentare italiano durante il convegno “Mercati e innovazione nella filiera agroalimentare”, che si è svolto a Palazzo Mezzanotte il 29 giugno. Un evento nato per creare un confronto tra i rappresentanti del mondo finanziario e le imprese del Food & Beverage con l’obiettivo di trovare nuove modalità di collaborazione per rafforzare il settore sui mercati internazionali. «Il sistema agroalimentare italiano – ha spiegato il Ministro – è composto perlopiù da piccole imprese e trova spesso difficoltà nell’affrontare le sfide della globalizzazione. Le politiche di internazionalizzazione portate avanti negli ultimi anni hanno consentito al settore di aumentare le esportazioni del 70% in 10 anni, ma adesso occorre fare un ulteriore salto di qualità. È necessario migliorare il sistema organizzativo e accorciare le distanze tra le tre grandi leve della filiera: produzione, trasformazione e distribuzione. Cambiamenti – ha concluso Martina – che necessitano di una nuova relazione tra imprese agricole e sistema finanziario».

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La qualità non basta

Le parole del ministro Martina hanno fatto eco all’intervento di Raffaele Jerusalmi, che ha aperto i lavori: «Qualità dei prodotti, innovazione tecnologica e capacità imprenditoriali da sole non bastano – ha sottolineato l’amministratore delegato di Borsa Italiana –, occorre patrimonializzare le aziende per renderle solide e competitive». Un punto di vista condiviso da tutti i rappresentanti di istituzioni, imprese alimentari e società finanziarie presenti al convegno. A cominciare dal commissario unico di Expo Milano 2015, Giuseppe Sala, secondo il quale «occorre abbattere gli stereotipi che vedono valori come biodiversità e Km 0 in contrasto con l’innovazione tecnologica e finanziaria», o da Antonio Ferraioli, amministratore delegato di La Doria, che ha sottolineato come l’ingresso in Borsa abbia portato il fatturato della propria azienda dai 200 miliardi di lire del 1995, anno della quotazione, agli attuali 700 milioni di euro. O, ancora, da Carlo Citroni, dirigente Area Trading del Consorzio Agrario del Nord Est, ed Emilio Ferrari, responsabile acquisti per Barilla Group, che hanno evidenziato come strumenti finanziari di risk management possano semplificare i rapporti commerciali tra fornitori di materie prime e trasformatori.

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Elite, uno strumento importante per la crescita delle imprese

Le piattaforme per agevolare gli investimenti e i prodotti finanziari per portarli a termine, d’altronde, non mancano. È il caso ad esempio del programma Elite di Borsa Italiana, nato per “accompagnare” le aziende verso l’apertura al mercato dei capitali, che conta oggi 271 società in tutta Europa di cui 15 società dell’agroalimentare, tra cui Granarolo, Fratelli Damiano, Rigoni di Asiago e Marchesi de’ Frescobaldi, i cui rappresentanti hanno partecipato all’evento di Palazzo Mezzanotte. «Elite è una piattaforma che aiuta le imprese a conoscere e utilizzare gli strumenti necessari per rendersi appetibili nei confronti degli investitori internazionali – ha spiegato Luca Peyrano, responsabile Primary Markets di Borsa Italiana – creando le condizioni necessarie per l’apertura del capitale. Sono oltre 8mila gli investitori internazionali attivi in Italia, ma per attrarli non bastano i buoni prodotti: bisogna dimostrare di essere in grado di crescere».

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Accordo Isa e Fondo strategico Italiano, nuove opportunità di investimento

Durante il convegno, è stato anche firmato il Memorandum d’intesa tra il Fondo strategico italiano, la holding di partecipazioni di Cassa Depositi e Prestiti e Banca d’Italia, e l’ISA (Istituto Sviluppo Agroalimentare), società controllata al 100% dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Un accordo volto in particolare a promuovere e sviluppare attività di co-investimento: «ISA – ha sottolineato Enrico Corali, amministratore unico dell’Istituto – costituisce una palestra per tutte le aziende che desiderano aprirsi a investitori esterni: interventi di capitalizzazione, anche al 50%, con uscita programmata, che possono preparare all’apertura a capitali privati più a rischio». «Stiamo assistendo a un’importante cambiamento culturale anche nel settore agroalimentare – ha aggiunto Maurizio Tamagnini, amministratore delegato di Fondo Strategico Italiano – se prima il capitale di rischio era considerato l’ultima spiaggia nella ricerca di risorse finanziare, oggi rappresenta uno strumento come altri».

Agrex per proteggersi dalla volatilità dei prezzi

Ma capitali e fondi di investimento non sono gli unici strumenti finanziari a disposizione delle imprese. L’evento ha dedicato un focus importante e approfondito  su Agrex, il mercato dei derivati su grano duro lanciato da Borsa Italiana che consente a produttori e trasformatori di difendersi dalla volatilità dei prezzi. «Barilla acquista 350mila tonnellate di grano duro all’anno – ha spiegato Emilio Ferrari, responsabile acquisti del Gruppo emiliano – che rappresentano un decimo della produzione italiana totale: la price volatility rappresenta, per noi, un rischio elevatissimo e uno strumento come Agrex ci consente di tutelarci in maniera adeguata». «È una piattaforma che consente di portare a termine operazioni win-win – ha aggiunto Carlo Citroni, del Consorzio Agrario del Nord Est – che soddisfano sia il produttore sia il compratore: ci permette di stipulare contratti a prezzo fisso o a minimi o massimi garantiti che tutelano entrambi».

 

Contenuti a cura di The Van