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Distretti

Il vento dell’economia

The Van  14 Set 2017 - 14:15

Trieste svetta nelle classifiche per la ricerca scientifica, i traffici marittimi (il porto è il principale scalo marittimo italiano) e l’alta qualità della vita



Dopo la Seconda guerra mondiale il suo territorio è stato oggetto di contesa e solo nel 1954 è rientrato nei confini italiani. Oggi, invece, Trieste è contesa per un altro motivo: l’alta qualità della vita e le opportunità offerte. È, infatti, il primo porto commerciale italiano, un centro scientifico internazionale e una delle città in cui si vive meglio in Italia: secondo la tradizionale indagine condotta da Il Sole 24 Ore, che ogni anno mette a confronto la vivibilità nelle 110 province italiane in base a sei settori d'indagine (il valore della casa, il lavoro per i giovani, la capacità di innovare, l’integrazione degli stranieri, l’offerta di welfare, la partecipazione civile), il capoluogo giuliano si piazza al decimo posto. 

Capitale della Scienza nel 2020

Ma la qualità della vita è solo uno dei primati della città. Da queste parti, 35 persone ogni mille sono impiegate nel sistema della ricerca scientifica, con una concentrazione superiore alla media italiana e tra le più alte in Europa. Un’eccellenza premiata da Euroscience, la più grande associazione di scienziati europei, che ha assegnato a Trieste il compito di organizzare l’Euroscience Open Forum (Esof) del 2020. Per conquistare il titolo biennale, gli enti scientifici e di formazione locali, nazionali e internazionali cittadini si sono riuniti attorno alla candidatura avanzata dalla Fondazione Internazionale Trieste per il Progresso e la Libertà delle Scienze e sono riusciti a battere l’accoppiata olandese Leida-L’Aia. La città italiana è stata premiata per l’importanza dei suoi centri di ricerca, per i successi delle sue spin-off e per la posizione strategica di collegamento con l’Europa dell’Est. La realizzazione del progetto prevede la trasformazione dell'area di Porto Vecchio e la costruzione di cinque auditorium, con una capacità complessiva di 1.900 posti.

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Il porto al centro di un’ampia rete di attività produttive.

È proprio il porto il centro dell’economia cittadina: primo scalo italiano con quasi 60 milioni di tonnellate merci movimentate nel 2016 e il primo per movimentazione ferroviaria con 7.631 treni (oltre 20mila posti di lavoro generati e 600 milioni di gettito fiscale). Performance confermate nei primi mesi del 2017. Oltre alle aziende operanti nel settore navale e del commercio, il porto ha fatto da traino per la nascita di diverse aziende operanti nel settore del terziario, specialmente nell'ambito assicurativo. Dalle navi è partita l’attività di Generali, fondate nel 1831, terza compagnia di assicurazione al mondo per grandezza dietro Allianz e AXA (terza società italiana per capitalizzazione di Borsa dopo Eni ed Enel). Secondo la rivista Fortune, Generali è il terzo gruppo italiano in ordine di fatturato e quarantanovesimo nel mondo: nel 2015 ha raccolto premi per 74 miliardi di euro e ha avuto un utile di 2 miliardi. Ma sono numerosi i gruppi di assicurazioni che hanno iniziato la loro avventura nel capoluogo giuliano come Lloyd Adriatico, nata nel 1936 e RAS, nata nel 1838 (che fanno parte dal 2007 di Allianz S.p.a.) e SaSa assicurazioni, fondata nel 1923 (incorporata in UnipolSai e poi venduta ad Allianz S.p.a.).

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Cantieri, caffè e tecnologia

Non sono solo le assicurazioni a far girare l’economia cittadina, però. Un altro settore d’eccellenza è quello dei cantieri navali, in cui spicca Fincantieri, uno dei più importanti poli cantieristici al mondo, con un fatturato di circa 4 miliardi e un utile netto di 14 milioni di euro nel 2016. E non dimentichiamo che Trieste è la più grande piazza del caffè del Mediterraneo: qui sono nati marchi come Illy (460 milioni di euro di fatturato consolidato nel 2016, in crescita del 5,3% rispetto al 2015) e Hausbrandt (68,5 milioni di fatturato nel 2015).

Lo sviluppo costante della città coinvolge sia i settori più tradizionali, sia le realtà tecnologiche più avveniristiche. Non a caso, qui è partita l’avventura di Telit, società di telecomunicazioni fondata nel 1986 e qualche anno fa sull’orlo del fallimento: rilevata nel 2003 da un imprenditore di origine israeliana, ha mantenuto il centro di ricerca e sviluppo principale sul posto così come l’headquarter per le funzioni globali, in cui lavorano numerosi ingegneri che si occupano di IOT (Internet of Things). Ogni anno dai laboratori Telit escono circa 18 milioni di pezzi grandi come un francobollo che consentono a un oggetto di “parlare” con un server. Dal 2015 la società – 370 milioni di dollari di fatturato nel 2016 – è quotata al London Stock Exchange.

Ed è triestina anche la prima impresa italiana privata nel campo dell’ingegneria clinica: TBS Group che quest’anno ha compiuto trent’anni. Se oggi esiste un cluster biomedicale in Friuli Venezia Giulia, è grazie a questa azienda che ha sede nell’Area Science Park, conta 2mila addetti in tutto il mondo e fattura oltre 230 milioni.

Trieste continua a farsi notare, puntando sull’integrazione tra mare, terra e ricerca. Segno che, da queste parti, oltre alla bora spira un buon vento anche per l’economia.

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