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Distretti

La via Emilia dei motori

The Van  30 Giu 2016 - 14:36

Non solo Ferrari, Lamborghini e Ducati. La “Motor valley” emiliana è una vera fabbrica di talenti imprenditoriali, come dimostrano le storie di Dallara, Vislab e Bikee



Rappresenta uno dei vanti del nostro Paese, ha sfornato marchi storici che da decenni sono i più apprezzati in tutto il mondo. È la “Motor valley” emiliana, quella zona compresa tra il Po a nord e il Rubicone a sud che ha rivoluzionato l’industria dei motori. Ferrari, Lamborghini, Maserati nelle quattro ruote e Ducati, Malaguti nelle due sono solo alcuni degli esempi più prestigiosi di un’area che è una vera fabbrica di talenti imprenditoriali con storie uniche da raccontare. Alcune non molto conosciute, ma ugualmente suggestive.

Il sogno (realizzato) di Dallara

Quella di Giampaolo Dallara è una delle più belle. Giovane ingegnere negli anni ’60 in Ferrari, Maserati, Lamborghini e De Tomaso, a un certo punto decide di lasciare un lavoro sicuro per dare vita a un sogno: creare telai per le auto da corsa. Nel 1972 così fonda a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, l’azienda che porta il suo nome: solo pochi dipendenti e una prima collaborazione con Lancia. A distanza di più di 40 anni dalla fondazione – e dopo qualche partecipazione al campionato di Formula 1 – Dallara è oggi fornitore unico di vetture ai campionati IndyCar, Indy Lights, GP2, GP3, World Series by Renault e Super Formula (ogni fine settimana sono circa 300 le vetture Dallara impegnate nei circuiti di tutto il mondo) e fornisce prototipi alle maggiori case automobilistiche mondiali. Si tratta di un vero e proprio gioiello industriale guidato dal 2007 da Andrea Pontremoli, che per accettare la proposta dell’ingegner Dallara – all’epoca l’azienda parmense poteva contare “solo” su 107 risorse – ha lasciato il ruolo amministratore delegato di IBM Italia.

Ma qual è il segreto del successo di questa realtà, unica nel panorama automobilistico mondiale, che oggi fattura 50 milioni di euro annui e dà lavoro a 250 persone, molte delle quali giovani e ultraqualificate? L’innovazione. Dallara, infatti, investe il 20% dei ricavi in ricerca e sviluppo e vanta numerose strutture d’eccellenza, come il nuovo simulatore di guida realizzato in collaborazione con Ferrari (dal valore di 10 milioni di euro), la galleria del vento e il centro di ingegneria di Indianapolis, negli Usa, inaugurato nel 2012.

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Molto prima della Google car

Sempre sull’asse Parma-Stati Uniti viaggia l’auto che si guida da sola, messa in moto da Google. Pochi sanno, però, che il pioniere di questa scoperta è un italiano: si chiama Alberto Broggi, ha 49 anni ed docente di ingegneria. Nel suo laboratorio di Parma è nata l’idea di VisLab, primo prototipo di self driving car (veicolo a guida automatica) ben 10 anni prima dell’arrivo di Google e di altri competitor sul mercato. Broggi ha iniziato a lavorare al progetto con due amici universitari e nel 1998 ha realizzato il primo giro d’Italia con un’auto senza pilota. L’anno successivo ha creato una società a responsabilità limitata cercando investitori in tutta Italia, ma le cose non hanno funzionato e così ha cercato fortuna nella Silicon valley, in California, facendo centro: nel 2015 ha incassato 30 milioni di dollari dalla società americana Ambarella per l’acquisizione dell’azienda. Il centro di sviluppo, però, non si è spostato da Parma.

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L’uomo che ha “stregato” Richard Branson

Percorrendo da Parma la via Emilia verso sud si arriva a Reggio Emilia, la città del tricolore. Ma anche del 37enne Matteo Spaggiari, che di mestiere inventa motori per biciclette più potenti e tre volte più piccoli di quelli presenti sul mercato. Dopo sei anni al servizio di una multinazionale americana, ha fondato la sua azienda di consulenza ingegneristica. Uno dei suoi primi progetti è Bikee Bike, un motore che si applica ai pedali (e non più al centro della ruota) che garantisce ottime performance in salita. I primi 50mila euro di finanziamento li ha ricevuti da un incubatore di Treviso, Industrio Ventures, mentre altri 50mila (dollari, questa volta) li ha ottenuti grazie alla Extreme Tech Challenge, competizione che premia le startup più interessanti ideata da Richard Branson, fondatore del colosso britannico Virgin. Oltre ai soldi, Spaggiari ha vinto anche l’opportunità di presentare il suo progetto al Ces di Las Vegas, la più importante fiera di tecnologia al mondo, e di conoscere Branson in persona nella sua isola privata, Necker island, nel Mar delle Antille.

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