Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Distretti

Montebelluna fa le scarpe (sportive) a tutti

The Van  24 Gen 2017 - 14:30

Il distretto comprende 28 comuni del trevigiano. Il sindaco l’ha definita “la capitale mondiale morale della scarpa” grazie a quasi 500 aziende che, grazie all’innovazione, hanno superato la crisi



Montebelluna, provincia di Treviso: quasi 32mila abitanti e circa 500 aziende, che hanno superato in modo egregio due grandi crisi, quella delle imponenti delocalizzazioni degli anni 90 e quella del 2008, la grande crisi globale. Questa cittadina è una delle capitali mondiali della calzatura sportiva e si contende il primato globale con Portland, città statunitense dove ha sede la Nike.
In un’area di circa 320 chilometri quadrati, che si estende indicativamente ai piedi del Montello e lungo il corso del fiume Piave, la vocazione calzaturiera coinvolge circa 10mila addetti (un tempo erano molti di più) e genera un fatturato aggregato di 1,4 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati disponibili dell’Osservatorio Nazionale dei distretti italiani, che fornisce altri numeri interessanti: rispetto al periodo pre-crisi (2007) le aziende con oltre 50 dipendenti sono passate da 17 a 23 e le società di capitali da 189 a 192. Tra queste ci sono alcuni marchi conosciuti in tutto il mondo come Geox, Diadora, Lotto, Tecnica, Rossignol, Lange, Salewa, Dynafit, Atomic, Aku e Garmont.

La sede dello sportsystem

Certo, le fabbriche se ne sono andate tra la fine degli anni 80 e i primi ’90 in Cina o nella più vicina Romania, perché in Italia era impossibile sostenere i costi di produzione. Ma i centri di ricerca e i laboratori di design con le stampanti 3D e i modelli di silicone per la prototipazione rapida sono rimasti. Anzi, in molti casi si sono aggiunti anche quelli di brand stranieri, per dare vita al nucleo pensante del distretto veneto dello sportsystem, formula che significa evoluzione, quantitativa e qualitativa, dell’hi-tech che si può indossare e utilizzare mentre si corre, si scia, si scala o si va in bicicletta.

pattinaggio

Sinergia tra grandi marchi e Pmi

I punti di forza di questo distretto? Non sono molto differenti da quelli di altre aree: la presenza di una comunità locale ben integrata; la divisione del lavoro tra le imprese e la scomponibilità in fasi del processo produttivo (accanto alle multinazionali operano Pmi a conduzione familiare e produttori di materiali o componenti per calzature che costituiscono l’indotto); il legame tra piccoli produttori e mercati esterni; le continue innovazioni tecnologiche-organizzative; il know how altamente specializzato degli imprenditori locali, dei modellisti e dei creativi, al quale ricorrono molte aziende straniere. Tutti fattori che hanno decretato la competitività a livello mondiale del “made in Montebelluna”.

 

I campioni dello sport

Una competitività, quella della cittadina veneta, che parte da lontano. La tradizione della lavorazione delle calzature infatti ha radici profonde, che risalgono addirittura ai tempi della Repubblica della Serenissima di cui Montebelluna faceva parte. Il primo documento ufficiale che testimonia la presenza di calzolai nel territorio montelliano, conservato al Museo dello Scarpone di Montebelluna, è datato invece 1808. La prima svolta in senso industriale arriva invece negli Anni Trenta, con l’affermazione dell’alpinismo come “sport di lusso” e le prime robuste pedule (in pratica, gli scarponcini) qui prodotte in serie.
Nel 1954 la spedizione italiana guidata da Ardito Desio scalò il K2 calzando scarponi Dolomite “made in Montebelluna”, ad esempio. Nei successivi cinquant’anni Dolomite – ancora solidamente presente sul mercato – ha vestito gli italiani Corazza, Sala, Sotsass e Garbin che il 22 maggio del 2008 hanno raggiunto la cima dell’Everest.
Tornando indietro agli anni 50, invece, con la famosa Master del calzaturificio Munari, lo sciatore Toni Sailer ha vinto l’Olimpiade di Cortina, mentre con scarponi Nordica Zeno Colò ha vinto i campionati del mondo di discesa libera del 1955.
E anche grazie alla popolarità crescente del campione italiano e dei suoi scarponi Nordica, negli anni 60, la domanda di scarponi da sci ha iniziato a crescere in modo esponenziale (dal 1963, in sei anni, si è passati a 180mila a 700mila).

scarponi sci4

 

Innovazione protagonista

Anche in questo settore, l’innovazione ha sempre giocato un ruolo da protagonista. Nel 1965 l’americano Bob Lange ha realizzato il primo scarpone completamente in plastica, facendo colare in uno stampo un poliuretano speciale. A Montebelluna hanno creduto nell’innovazione, e l’hanno migliorata: l’azienda Nordica ha perfezionato l’invenzione americana sostituendo la colata, che aveva alcuni problemi tecnici, con l’iniezione. È stato un successo. Nordica, infatti, negli anni 70 è arrivata a coprire il 30% della produzione mondiale, con 2 milioni di paia di scarponi all’anno. Oggi Nordica, parte del gruppo Tecnica – il maggiore produttore europeo di calzature sportive outdoor, nata a Montebelluna e con presenza commerciale oggi in 70 paesi, famosa per aver dato vita negli anni 70 ai celebri doposci Moon Boot – si sta avvicinando agli 80 anni di attività mantenendosi ai vertici della produzione degli scarponi da sci di alta qualità.

scarponi5


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.