Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Distretti

Mantova, un lavoro che calza

The Van  17 Ott 2017 - 14:29

Dopo anni di appannamento, il settore della calzetteria si sta riprendendo. Grazie soprattutto all’export



Fino a qualche anno fa era il distretto numero uno al mondo nel suo settore. Poi è arrivato il vento dell’est e le cose hanno iniziato a cambiare, ma resta in ogni caso un punto di riferimento dell’economia italiana. Si tratta del distretto della calzetteria di Castel Goffredo, in provincia di Mantova. Qui, ai confini con la provincia di Brescia, sono nati marchi che hanno fatto la storia della calza femminile italiana come Filodoro, Golden Lady, Pompea, Omsa, più numerose aziende dell’indotto.

Ripresa grazie alle esportazioni

Come sta oggi questa industria? Parlando di calzetteria femminile, il fatturato dell’industria italiana segna una stabilizzazione nel 2016 (828 milioni di euro, -0,2% rispetto al 2015, con una quota di mercato sul totale delle esportazioni del 10,2%), una sorta di tregua dopo le brusche flessioni – tra il 4% e il -6% registrate dal 2012 al 2015 –, ma resta comunque uno dei pilastri della bilancia commerciale italiana: 326 milioni di euro è il valore delle esportazioni nel 2016 (dati Osservatorio economico della calzetteria). Nel solo comparto dei collant l’Italia occupa una posizione di assoluto rilievo: 2 miliardi di dollari è il valore dell’export mondiale, con una quota nazionale pari al 23,4% del totale, equivalente a quella cinese.

Il distretto di Castel Goffredo resta quindi export oriented, con una quota di ricavi realizzata sui mercati internazionali pari a quasi il 56% del totale. I primi tre mercati di sbocco rimangono Regno Unito, Germania e Francia, nonostante cali anche bruschi (è del -7,5% il calo dell’export verso la Gran Bretagna) mentre i più dinamici sono Spagna, Paesi Bassi (+19,6% e il +23,8%) e Svizzera (+30,6%).

calze1

Un’anima sempre più fashion

È interessante capire come alcune di queste aziende hanno superato l’impasse causata dalla crisi. Oroblù, brand di fascia alta della Csp International Fashion Group (la holding made in Castel Goffredo che possiede, tra gli altri marchi, anche San Pellegrino), ha puntato sul rilancio in chiave glamour tramite un nuovo progetto retail. Il primo flagship store è stato inaugurato di recente in corso XXII Marzo, a Milano, e il piano prevede altre cinque aperture entro la fine del 2017. Ma anche una big come Golden Lady, per contrastare un calo delle vendite che vede coinvolte soprattutto le ragazze più giovani, da un paio d’anni ha puntato su una testimonial cara ai teenager come Miley Cyrus per lanciare la sua linea di collant senza cuciture.

A debuttare di recente sulle passerelle della moda è stata anche una delle aziende storiche del distretto, il Calzificio Pinelli, che con il suo brand Solidea ha festeggiato nel 2016 i 40 anni di attività. L’azienda, specializzata nel settore delle calze e dei collant a compressione graduata e terapeutici, ha cercato così di coniugare il benessere delle gambe con l’eleganza. Ma per restare competitivi nei decenni, il glamour non basta: Solidea ha investito anche sull’innovazione in chiave industria 4.0, grazie a un magazzino con tre impianti robotizzati per la preparazione automatica degli ordini.

calze2

Attenzione all’ambiente

Altro elemento chiave della “rinascita”, comune a tutti i settori dell’industria, è poi l’attenzione alle politiche green. Il settore tessile, infatti, è uno dei più inquinanti, sia per quanto riguarda le fibre sintetiche che quelle naturali. La ricetta di Fulgar, che dagli anni 70 produce filati pregiati per la moda e lo sport, è stata la messa in commercio di tre fibre che limitano sensibilmente le ricadute della produzione sull’ambiente: ha creato così Amni Soul Eco, un filato biodegradabile che in tre anni sparisce, evitando l’arrivo in discarica e limitando di conseguenza le emissioni di CO2; QNova invece è realizzata riciclando un prodotto preesistente, trasformato tramite un processo esclusivamente meccanico, fattore che porta a una riduzione dell’80% delle emissioni e nel 90% del consumo di acqua; EVO, infine, è una fibra ricavata dai semi di ricino: riduce del 27% l’emissione di CO2 e del 52% il consumo idrico.

calze3


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.