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Distretti

Sono tutte rose e fiori

The Van  10 Ott 2017 - 14:20

Il settore dei fiori e delle piante è una “miniera d’oro” per le aziende italiane: in totale, genera 2,6 miliardi di euro, quasi il 5% della produzione agricola



Nella celebre favola di Pinocchio, il Gatto e la Volpe riescono a convincere il povero burattino che piantando delle monete nel terreno sarebbe poi cresciuto un albero colmo di zecchini d’oro. Per Pinocchio si trattava ovviamente di un inganno, ma il settore dei fiori e delle piante in Italia rappresenta oggi una vera e propria “miniera d’oro” che genera un valore di 2,6 miliardi di euro, pari a quasi il 5% della produzione agricola.

Ma non sono solo belli per chi li riceve: fiori e piante sono una rilevante fonte di reddito per chi li coltiva e li vende. L’Italia è tra i primi Paesi europei per produzione ed esportazione, insieme a Paesi Bassi e Germania. Lo confermano i dati Gta-Eurostat sulle spedizioni all’estero che registrano per il primo trimestre 2017 un incremento del 3,3% per i fiori recisi, in aumento verso i paesi extra UE (+32,1%), e un incremento del 24,3% del valore esportato per le fronde e il fogliame. I principali mercati di destinazione delle piante in vaso nostrane sono Germania, Francia, Paesi Bassi, Gran Bretagna e Belgio, mentre alberi e arbusti vanno anche in Spagna, Turchia e Svizzera. Il fogliame italiano è importato prevalentemente da Germania, Francia e Paesi Bassi, questi ultimi anche primo sbocco per i fiori recisi.

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Da nord a sud, la ricerca dà risultati eccellenti

Il trend è in forte crescita e coinvolge 14mila produttori italiani di fiori e piante in vaso e circa 7.500 aziende attive nella produzione di piante per il vivaismo. La superficie destinata complessivamente al settore è quasi di 29 mila ettari, di cui circa il 70% è dedicata a piante in vaso e vivaismo. I produttori di giovani piante floricole ornamentali sono invece 2mila per una superficie complessiva di oltre 1.500 ettari. Tra le regioni italiane, a farla da padrone è la Liguria, con il famoso distretto sanremese, dove recentemente è stato anche inaugurato il primo museo del fiore italiano. Poi emergono Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

Se per le piante in vaso e da vivaio la produzione è distribuita su tutto il territorio italiano, per le altre coltivazioni prevalgono le specializzazioni locali: la Liguria si distingue per le piante aromatiche e per alcune piante fiorite da esterno; il Piemonte per le piante acidofile; la Lombardia per le acidofile, ma anche per latifoglie e conifere; la Toscana è apprezzata per gli alberi e gli arbusti, tra cui conifere, alberi a foglia caduca e sempreverdi, alberi da frutta ornamentali; il Lazio spicca per le piante mediterranee; la Sicilia è rinomata per le piante mediterranee, tra cui gli agrumi ornamentali, le piante grasse e le palme. Riguardo invece alle varietà, il fiore italiano più apprezzato nel mondo è il ranuncolo, prodotto prevalentemente in Liguria e Campania, mentre degne di nota sono anche le mimose liguri, i garofani campani e le calle e i crisantemi della Toscana.

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Verde è il colore del futuro

Un ruolo centrale in questo trend di crescita lo giocano gli eventi di settore. Tra le manifestazioni italiane più importanti spicca il Flormart di Padova, il salone dedicato al florovivaismo, all’architettura del paesaggio e alle infrastrutture verdi. Nel corso dell’ultima edizione, l’Associazione Piante e Fiori d’Italia ha presentato un nuovo disciplinare d’identificazione delle produzioni italiane, legato al marchio del fiore tricolore che consente di riconoscere l’origine dei prodotti.

Le aziende italiane si distinguono a livello internazionale per la ricerca costante di novità e per gli ottimi risultati raggiunti, come nel caso di Itala, la margherita dedicata a Italo Calvino, creata dall’Istituto per la floricoltura regionale di Sanremo e presentata ufficialmente alla Fiera internazionale delle piante di Essen in Germania, la principale fiera internazionale dell’orticoltura. O ancora della pluripremiata sansevieria Buddha Hand dell’azienda pugliese Paganopiante che negli ultimi anni è diventata punto di riferimento nella produzione e distribuzione nazionale e internazionale di piante tropicali.

I fiori poi sono anche buoni da mangiare, perché contengono antiossidanti e proprietà nutraceutiche. Lo afferma un recente studio dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Scientia Horticulturae. E non mancano i buoni esempi italiani. Si narra che anche la regina Elisabetta d’Inghilterra beva té ricavato dalle camelie di Verbania, acquistate da un produttore irlandese dalla Compagnia del Lago che in un’area protetta ha deciso di sperimentarne la coltivazione. La prima piantagione di tea sinensis in Italia potrebbe ben presto diventare per il Lago Maggiore quello che le mele sono per il Trentino…

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