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Distretti

Un settore che vale oro

The Van  14 Giu 2016 - 12:29

Il comparto orafo-gioielliero italiano nella prima parte del 2015 ha fatto registrare un giro d’affari di oltre 6,8 miliardi di euro. Ma occhio ai Paesi emergenti



“Diamonds are a girl’s best friends”, cantava Marilyn Monroe nel celebre film Gli uomini preferiscono le bionde. Ma i diamanti – e i gioielli in generale – sono grandi amici anche della bilancia commerciale del nostro Paese. Secondo le stime dell’Osservatorio Fiera di Vicenza su base dati Istat, infatti, tra gennaio e ottobre del 2015 l’industria orafa italiana ha registrato un + 4,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, per un giro d’affari di 6,8 miliardi di euro, dove l’80% è costituito dall’export. Segnali positivi, però, arrivano anche da parte del mercato interno, che dopo anni bui torna a crescere del 5,1%.

Tra tradizione e innovazione

Un successo dovuto all’incontro tra design innovativo e un know how secolare. Come quello del distretto di Valenza, in Piemonte, uno dei più celebri al mondo: basti pensare che la tradizione produttiva in questo settore risale al lontano 1840, e che a inizio ‘900 c’erano già più di 40 imprese specializzate, diventate 300 nel 1945. Oggi questa zona, in cui tra gli altri ha sede Damiani – celebre marchio noto soprattutto per la lavorazione dei diamanti – conta quasi 800 imprese orafe, un terzo delle aziende presenti sul territorio, che occupano circa 4mila addetti. A Valenza vengono lavorate il 70% delle pietre preziose importate in Italia e oltre 30 tonnellate d’oro, per un fatturato annuo valutato in circa 1.550 milioni di euro, di cui oltre 430 grazie alle esportazioni (30,6%, secondo il Monitor dei distretti effettuato da Intesa Sanpaolo). Anche Bulgari ha scelto questa zona per produrre i suoi preziosi ed entro novembre 2016 è previsto l’ampliamento della sede piemontese con l’assunzione di circa 300 addetti.

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Accordo tra distretti

Altro polo “dorato” del made in Italy è quello di Vicenza, che ha visto crescere nel 2015 il suo giro d’affari del 4,1% e vale il 30% delle esportazioni italiane, dirette principalmente verso Russia, Turchia ed Emirati Arabi e, a sorpresa, Messico, che nell’ultimo anno ha registrato un +30%, pari a 51 milioni di euro, sempre secondo lo studio condotto da Intesa Sanpaolo. Tra i vari marchi presenti da queste parti troviamo Roberto Coin e Miluna, che dal 1997 fornisce la corona a Miss Italia. Ma non solo: nel vicentino si svolgono tra le principali fiere del settore, come Vicenza Oro e Orogemma.

Infine c’è il distretto di Arezzo, specializzato in un gioiello a prezzi più contenuti: dall’analisi che emerge dal Monitor dei Distretti della Toscana realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze, ha chiuso il 2015 con un -1,1%, soffrendo in particolar modo il calo di esportazioni verso gli Emirati Arabi Uniti (-7,5%). Ma anche qui si muove qualcosa: il 19 gennaio è stato firmato un accordo tra Fiera di Vicenza e Arezzo Fiere e Congressi con l’obiettivo di creare un’unica piattaforma fieristica per il settore orafo-gioielliero italiano.

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Attenzione ai mercati emergenti

I risultati del 2015 sembrano quindi essere buoni, anche se ancora distanti dai livelli pre-crisi: dal 2000 al 2014 hanno chiuso ben 3.400 aziende e le vendite interne sono scese del 35%. Ma il futuro sarà ricco di sfide per le imprese italiane del settore, come sottolinea il rapporto “Esportare la Dolce Vita”, stilato dal centro Studi di Confindustria e Prometeia, azienda specializzata in consulenza e ricerca economica. Secondo l’indagine, infatti, pur partendo da un ottimo posizionamento competitivo, i rischi legati ai veloci cambiamenti che stanno interessando il settore non vanno sottovalutati; in particolare, sarà necessario difendersi dall’ascesa dei produttori emergenti che possono contare su una maggiore disponibilità di materie prime e su antiche tradizioni nella lavorazione dei gioielli. Senza dimenticare gli accordi bilaterali con molti paesi che consentono un trattamento meno penalizzante in termini di tariffe doganali.

Tuttavia, secondo le stime presenti nello stesso rapporto, le esportazioni italiane di oreficeria-gioielleria di eccellenza nei nuovi mercati raggiungeranno i 3,7 miliardi di euro nel 2020, con un incremento di 1,4 miliardi rispetto al 2014, vale a dire una crescita del 64% in sei anni. Chi comprerà più gioielli italiani? Gli Emirati Arabi (con un import atteso di 2,3 miliardi di euro), la Cina (532 milioni) e la Turchia (248 milioni). Il settore del lusso, quindi, guarda sempre più a est.

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