Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Distretti

Il successo della Cashmere Valley

A cura di The Van  20 Apr 2016 - 14:48

L’Umbria è una delle regioni italiane che vanta la più importante produzione di abbigliamento in cashmere al mondo, un settore in costante crescita.



“Nessun uomo ti farà sentire protetta e al sicuro, come un cappotto di cashmere e un paio di occhiali neri”, diceva Coco Chanel, fondatrice dell’omonima casa di moda. In quella frase, forse involontariamente, la stilista francese ci ha messo molta Italia: il nostro Paese, infatti, è leader mondiale nel settore dell’occhialeria, ma è anche il primo trasformatore al mondo di cashmere pregiato, con numeri in crescita che dimostrano la qualità della produzione e dell’offerta. Un settore d’eccellenza del made in Italy che si sta trasformando in un made in Umbria: la regione negli ultimi anni è diventata il punto di riferimento per il mercato internazionale, tanto che alcuni commentatori non hanno esitato a ribattezzarla “Cashmere valley”.

cappotto

Imprenditoria e tradizione

La vocazione tessile umbra risale a tempi antichi, quando a farla da padrone erano i ricami che ancora oggi restano un’eccellenza della produzione artigianale. L’esperienza del cashmere – una fibra tessile estremamente pregiata ottenuta con il pelo della capra domestica – inizia invece nella prima metà del ‘900, grazie all’iniziativa di alcuni imprenditori che hanno iniziato una tradizione legandola al territorio di appartenenza. Attualmente, secondo i dati del Centro Estero Umbria, associazione di supporto alle Pmi costituita dalla regione e dalle camere di commercio di Perugia e di Terni, il distretto della maglieria – concentrato per l’83% nella zona di Perugia – conta 1700 imprese e circa 7mila addetti, con un fatturato annuo di 500 milioni di euro (che nel 2014 ha segnato un +4,5%).

Storie di protagonisti del mercato internazionale

Un tratto da sottolineare della “Cashmere Valley” è capacità di coniugare l’esistenza di aziende dedicate alla maglieria in senso stretto a brand che hanno allargato la loro produzione fino a diventare marchi riconosciuti dell’alta moda italiana. Un nome su tutti? Ovviamente Brunello Cucinelli, non a caso definito il “re del cashmere”. Conosciuto dai più come “l’imprenditore filosofo” per merito della sua passione per i grandi pensatori dell’antichità, ha realizzato nel borgo medioevale di Solomeo la sua idea di azienda umanistica, capace di coniugare produzione, cultura e storia, supportato da numeri che gli danno ragione. L’azienda ha chiuso il 2015 a 414,2 milioni di euro di fatturato, segnando un +16,4% (+19,4% estero, +3,3% in Italia) rispetto all’anno precedente. Il dato relativo all’export, che incide per l’82,9% del fatturato, conferma l’interesse dei mercati internazionali per le produzioni di qualità e, in questo caso, per un marchio del made in Italy che va forte soprattutto in Nord America ed Europa.

gomitoli

Dalla cioccolata alla maglieria pregiata

Ma prima di Brunello Cucinelli, il capoluogo umbro ha visto la nascita di un’altra storia imprenditoriale di grande successo nel settore della maglieria: quella di Luisa Spagnoli. Fondatrice in precedenza anche del marchio dolciario Perugina, inizia la sua attività nel lontano 1928 grazie a un’intuizione: scoprì, infatti, che si potevano ottenere prestigiosi filati dal pelo dei conigli d’angora semplicemente pettinandoli, senza quindi ucciderli o tosarli. Nel 2016 l’azienda, a quasi 90 anni dalla nascita e forte di un fatturato chiuso a 126 milioni, sbarca sul mercato cinese (Pechino) e su quello statunitense (California), confermando un’attenzione sempre più crescente all’export.

Ma il “senso del bello” e un modo di fare impresa illuminato che tiene conto della cultura, delle persone e del territorio è alla base anche di un altro marchio perugino, Lamberto Losani, che vanta anch’esso una produzione rigorosamente made in Umbria: anche per questo brand, anch’esso noto principalmente per i suoi prodotti in cashmere, il 70% del fatturato proviene dall’export.

Poco distante da Perugia c’è Giano dell'Umbria, un altro paese fuori dal tempo e – apparentemente – dalle classiche logiche industriali. Qui ha sede un’altra azienda modello del cashmere umbro: Fabiana Filippi. Per il brand, il fatturato 2015 si attesta sui 75 milioni di euro, con una quota di export pari al 73%. La produzione è al 100% di made in Italy e dall’azienda sottolineano come l’80% sia, specificatamente, made in Umbria.

pecore

Un prodotto italiano

La trasformazione del cashmere, comunque, non si ferma a Perugia e dintorni, ma presenta storie di eccellenza anche in altre regioni italiane. Piemonte e Toscana, ad esempio, vantano alcuni esempi di aziende di successo che, come nel modello umbro, esportano maglieria di altissima qualità. Ma ciò che permette a questi borghi del centro Italia di poter vantare il nome di “Cashmere valley” è il legame che le aziende hanno saputo creare con il territorio, che si è reso promotore di questa eccellenza, raccontando e monitorando con costanza il “suo” distretto.

 

 


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.