Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Distretti

Carpi va di moda

The Van  24 Ott 2017 - 14:26

Non solo Milano, Prato e Biella: nella cittadina in provincia di Modena hanno visto i natali numerosi brand di prestigio del fashion made in Italy come Liu Jo, Twin Set, Blumarine e Gaudì



L’industria italiana del tessile va a gonfie vele, lo abbiamo già raccontato: secondo i dati resi noti dal Sistema moda Italia, il fatturato del 2016 è salito a 52,8 miliardi di euro (+0,9%) grazie soprattutto all'andamento del macro comparto abbigliamento-moda, in crescita del 1,4%.

Ma qual è il cuore della moda italiana? La prima città che viene in mente è Milano, sede delle più grandi maison del nostro paese e passerella per le più importanti sfilate. Eppure ci sono altri centri, più piccoli, che costituiscono il cuore produttivo del sistema moda italiano.

Carpi: tanti marchi, un’unica casa

Una di queste è sicuramente Carpi, comune in provincia di Modena, dove si concentrano un migliaio di aziende per un totale di 7mila addetti e un fatturato pari a circa 1,5 miliardi di euro. Qui sono nate aziende che negli anni sono diventate autentiche eccellenze del made in Italy. Un nome su tutti? Liu Jo, realtà fondata nel 1995 che ha saputo diventare un autentico punto di riferimento per il prêt-à-porter (il suo nome deriva dai soprannomi del fondatore, Marco Marchi, Jo, e una sua compagna di gioventù, Liu).

Secondo i dati contenuti nell’ultimo bilancio d’esercizio, Liu Jo ha chiuso il 2016 con un Ebitda (Earnings before interest, taxes, depreciation and amortization) in salita, pari a oltre 50 milioni di euro, e un fatturato di 305 milioni, quasi raddoppiato in dieci anni; risultati positivi che fanno ben sperare per il 2017, per il quale si prevede una crescita del +3% che dovrebbe far lievitare il fatturato consolidato del Gruppo a 400 milioni di euro. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo, Liu Jo ha messo a segno due importanti acquisizioni (l’attuale partner della linea uomo e Nardelli Luxury per i gioielli/accessori) e contestualmente ha varato un nuovo riassetto societario. Come dichiarato dallo stesso fondatore in una recente intervista, la maxi-operazione è costata 130 milioni e ha permesso di razionalizzare la governance e l’intera struttura finanziaria in vista delle prossime sfide, che comprendono oltre alla possibile quotazione in Borsa, l’internazionalizzazione del marchio con il debutto in America e l’apertura a investitori stranieri. D’altronde all’estero il brand è molto apprezzato, basti pensare che l’export rappresenta il 35% del giro d’affari, quota che l’azienda intende far salire al 50% consolidando la presenza in Europa attraverso l’apertura di nuovi punti vendita.

carpi2

Twin Set e Blumarine, aziende dall’animo… rosa

Un altro marchio nato a Carpi è Twin Set (243 milioni di fatturato nel 2016), realtà fondata da Simona Barbieri e oggi interamente di proprietà del fondo The Carlyle Group. L’operazione di acquisizione risale allo scorso aprile quando, con l’uscita di scena della fondatrice, i diritti della società sono passati dal 90% al 100%. L’obiettivo è duplice: da un lato incrementare ulteriormente il valore del brand e la gamma di prodotti per rispondere meglio alle esigenze di un mercato medio-alto che cambia; dall’altro “rafforzare la presenza a livello globale, grazie all’elevata competenza e al radicato network internazionale di Carlyle”, come si legge nel comunicato ufficiale. Come? Investendo nello sviluppo della rete retail, che oggi vale il 40% come dichiarato dall’amministratore delegato Alessandro Varisco. Negozi monomarca dislocati su tutto il territorio nazionale e internazionale (Europa soprattutto), senza dimenticare l’e-commerce.

Ma non è finita. Da queste parti ha sede anche Blumarine, 70 milioni di euro di fatturato, che quest’anno ha festeggiato i 40 anni di onorato servizio. Alla guida c’è Anna Molinari, anima della maison, che in un libro autobiografico racconta i suoi esordi. Figlia di un imprenditore tessile di Carpi, la “Signora della Rose” così com’è stata soprannominata, ha avuto l’intuizione di mettersi in proprio creando uno stile iconico fatto di inserti floreali, ricami, strass, gioielli e spille, in grado di conquistare i gusti di diverse generazioni. Blumarine, nome che rivela tutto l’amore della fondatrice per il colore blu e per il mare, è una delle poche aziende del lusso a essere ancora a conduzione familiare: il 70% è controllato da Anna Molinari, mentre il restante 30% dal figlio Gianguido Tarabini che riveste attualmente la carica di amministratore delegato unico. La particolarità di Blumarine è che l’intero ciclo di produzione è 100% made in Italy, una scelta operativa e insieme strategica.

carpi3

Gaudì, quando il fashion incontra la passione per lo sport

A Carpi, poi, la moda si intreccia anche con lo sport. Stefano Bonacini è, infatti, presidente della squadra di calcio locale – attualmente in serie B – e patron di Gaudì Trade, azienda dell’omonimo brand di abbigliamento che, oltre alle linee uomo e bambino, comprende Denny Rose e Almagores. Numeri da record nonostante le dimensioni (una cinquantina di dipendenti). I risultati del 2016 sono infatti molto positivi: fatturato in crescita del 15%, sia in Italia che all’estero ed export al 40%. Il marchio di punta è Gaudì, che, secondo quanto dichiarato a inizio anno dal direttore commerciale Angelo Levante, avanza aumentando il suo valore di un ulteriore +15% rispetto al 2015.

carpi1


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.