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Distretti

Alto Adige, alta qualità della vita

The Van  23 Ago 2016 - 14:30

Bolzano (e provincia) è sempre in testa nelle classifiche sulla vivibilità. Merito di un’economia che funziona grazie a tante piccole e medie imprese. E ad alcune aziende familiari diventate veri e propri colossi



Bolzano, si sa, è il capoluogo di provincia più a nord d’Italia. La città altoatesina e il suo territorio, però, non sono in alto solo geograficamente: l’annuale classifica de Il Sole 24 Ore sulle città più vivibili d’Italia, infatti, l’ha collocata per ben cinque volte al primo posto negli ultimi anni.

Da queste parti, quindi, si vive bene. Anche perché il sistema funziona: proprio la qualità degli indicatori economici, infatti, è uno dei parametri scelti dal quotidiano di Confindustria per stilare la sua classifica, in un’area geografica che vede la sua economia crescere costantemente (a marzo 2016 il registro delle imprese ha superato quota 50mila aziende, con una crescita dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2015), anche se ultimamente si è registrata una leggera flessione dal punto di vista dell’occupazione. Buone notizie arrivano invece dall’export: le imprese della zona nel quarto trimestre del 2015 hanno esportato merci per quasi 1,19 miliardi di euro, con un incremento del 16,2% rispetto al medesimo trimestre del 2014.

A contribuire al successo dell’economia altoatesina, al fianco di una nutrita pattuglia di piccole-medie imprese che, secondo una recente ricerca dell’istituto di statistica della Provincia di Bolzano ASTAT, garantisce il 72% dell’occupazione complessiva locale, vi sono alcuni grandi marchi di successo che hanno un denominatore comune, oltre a quello geografico: sono imprese a conduzione familiare in grado di coniugare tradizione e innovazione.

Due eccellenze del settore alimentare

Il nome più conosciuto è senza dubbio Loacker, nota azienda dolciaria nata novant'anni fa come piccola pasticceria nel centro di Bolzano, che ha appena inaugurato un nuovo stabilimento a Heinfels, in Austria, che si affianca allo storico sito produttivo altoatesino di Auna di Sotto. Il gruppo, che dà lavoro a più di 800 collaboratori, lo scorso anno ha prodotto oltre 35mila tonnellate di beni alimentari, esportati in 100 paesi in 5 continenti, per un fatturato di 313,71 milioni di euro.

Un altro leader del settore alimentare è il gruppo Forst, birreria fondata nel 1857 a Merano e ancora oggi di proprietà della famiglia Fuchs: attualmente produce 700mila ettolitri all’anno di birra, fattura oltre 90 milioni di euro, occupa il 5% del mercato nazionale e dà lavoro a oltre 300 collaboratori. Numeri che rendono Forst – proprietaria anche del marchio Menabrea – l’azienda produttrice di birra più importante del nostro Paese, visto che molti marchi nostrani sono stati assorbiti dai grandi gruppi stranieri che dominano il settore.

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L’individuo al centro: l’esperienza Salewa

Ma l’Alto Adige è anche terra di alpinisti. Non ha caso, qui ha sede uno dei principali marchi di abbigliamento sportivo: Salewa, che sta per Sattler und Leder-Waren, antica azienda bavarese che produceva solo articoli di selleria e pelletteria, portata al successo dall’altoatesino Heiner Oberrauch, che ha iniziato il suo percorso in azienda nel 1979 con Siegfried Messner, fratello del famoso alpinista Reinhold, tragicamente morto nel 1985. L’azienda è arrivata a fatturare nel 2015, dopo una serie di acquisizioni di alcuni fra i migliori marchi europei del settore, 214 milioni di euro, con una stima per il 2016 di una crescita del 10%, visti gli ordinativi già in essere per la stagione estiva. In totale dà lavoro a 600 collaboratori, di cui 150 in Alto Adige, con un fatturato al 50 per cento tra Germania, Austria e Svizzera e un altro 25% in Italia, con la prospettiva di continuare a incrementare l’export, puntando in particolare al mercato orientale, in forte espansione.

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Diversificare per essere competitivi

E non dimentichiamoci poi della Thun, l’azienda dei famosi angioletti in ceramica, che ha puntato negli ultimi anni sulla diversificazione della produzione, portando l’azienda a proporre oggetti non più esclusivamente decorativi al mercato: basti pensare che nell’anno in corso l’oggetto più venduto è stato il caricabatterie esterno, prodotto lontano dalla tradizione Thun. La ricerca di nuovi mercati ha consentito all’azienda di chiudere il 2015 con un fatturato di 82 milioni di euro, con la prospettiva di toccare i 90 milioni nel 2016, mentre i dipendenti hanno raggiunto quota 460.

E per il futuro, come ha dichiarato recentemente a Il Sole 24 Ore il Ceo Paolo Denti, l’obiettivo è controllare totalmente il retail, che per ora può contare sugli attuali 360 negozi monomarca.

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