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Distretti

Biomedicale, che ripresa!

The Van  04 Ott 2016 - 14:30

Mirandola è la culla di un settore che, solo qui, vanta più di 100 aziende e 5mila addetti. Nonostante il terremoto del 2012, è un’eccellenza italiana che il mondo ci invidia



Mirandola è sul podio insieme a Minneapolis e Los Angeles. Ma che ci fa la cittadina emiliana accanto a due metropoli? Semplice: è un polo d’eccellenza del distretto biomedicale, il più importante d’Europa e il terzo al mondo, dopo quello delle due città statunitensi: qui, in provincia di Modena, hanno sede più di 100 aziende di varie dimensioni, tra cui anche sei multinazionali, specializzate nella produzione di apparecchi in vari settori, dall’emodialisi alla rianimazione, dalla nutrizione umana alla biopsia, oncologia, ginecologia. Una storia, quella del distretto biomedicale di Mirandola, iniziata negli anni ’60 con lo stabilimento della Sterilplast, che ha prodotto il primo rene artificiale italiano, e che prosegue oggi nonostante i danni subiti dal terremoto del 2012: i lavoratori impegnati nel settore sono circa 5mila e, a quattro anni dal sisma, il comparto è cresciuto su tutti i più importanti mercati europei, a cominciare da Francia e Germania, registrando nel 2015 un +29,1% nelle esportazioni.

La rinascita dopo il dramma

Ma torniamo per un attimo al terremoto. Sono trascorsi poco più di quattro anni da quei tragici eventi del maggio 2012 (28 persone scomparse e danni per oltre 13 miliardi di euro), ma l’Emilia ha saputo riprendersi in fretta. E Mirandola, distretto specializzato da anni nel settore biomedicale, ha raggiunto addirittura performance superiori ai livelli pre-sisma (+0,2/0,3% come ha dichiarato Giuliana Gavioli, Vicepresidente di Confindustria Modena, in una recente intervista al “Post”), diventando una vera e propria eccellenza invidiata persino all’estero tanto da attirare gli investimenti del colosso Medtronic, la più importante azienda di tecnologia e servizi medicali al mondo.

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L’industria fa “buon sangue”

A pochi chilometri di distanza da Mirandola sorge il comune di Medolla, anch’esso gravemente colpito dal terremoto del 2012. Qui, sin dal 1985, ha sede un altro fiore all’occhiello del distretto biomedicale,

il Gruppo Medica, inserita all’interno del percorso ELITE di Borsa Italiana. L’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti per la purificazione del sangue rappresentano da sempre il core business dell’azienda, che nel 2015 ha sfiorato i 30 milioni di euro di fatturato. A oggi l’azienda conta circa 500 dipendenti – di cui 40 impegnati nelle attività di ricerca e sviluppo – sparsi in tre siti produttivi (due in Italia e uno in Tunisia).

Negli ultimi anni il gruppo ha allargato il suo raggio d’azione lanciando la Medica Water Division, per lo sviluppo e la commercializzazione di dispositivi da filtrazione microbiologica dell’acqua, e avviando lo sviluppo di prodotti per la medicina biorigenerativa.

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La Silicon Valley italiana del pharma

Ma non ci sono solo le grandi aziende. Con il 14% della produzione e il 15% del fatturato, l’Emilia-Romagna vanta uno dei più alti livelli di concentrazione di imprese biomedicali e l’ecosistema locale è costituito in prevalenza da Pmi e startup, ben 51 secondo l’ultimo Rapporto di Assobiomedica, la federazione di Confindustria che riunisce le imprese pubbliche e private del settore. Il fenomeno è relativamente recente e, complice il Decreto Crescita 2.0 a favore della Ricerca & Sviluppo, ha conosciuto un boom negli ultimi cinque anni.

Analizzando il quadro generale fornito da Assobiomedica, si scopre che la maggior parte delle startup ha meno di 48 mesi e si è sviluppata da spin-off della ricerca pubblica o all’interno di parchi tecnologici e acceleratori dedicati. Per quanto riguarda invece le specializzazioni più diffuse, il 27% si occupa di diagnostica in vitro, mentre il 42% si divide equamente tra biomedicale strumentale e servizi software.

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