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Distretti

La via della lana

The Van  23 Feb 2017 - 14:15

La Strada della Lana di Biella, in Piemonte, è un museo a cielo aperto. Accanto agli storici filatoi che non hanno superato la sfida della globalizzazione, c’è chi continua con successo a portare il lusso italiano nel mondo



Nonostante la crisi, in Piemonte non hanno perso il filo… di lana. Biella, infatti, resta la patria del tessile italiano: qui sono nati i primi filatoi e ancora oggi si produce circa il 40% di tutta la stoffa pregiata fabbricata nel mondo. Il segreto? Morbidezza e lucidità di un tessuto di cashmere dipendono direttamente dalla qualità dell’acqua, che da queste parti è leggera, pulita e scrupolosamente controllata rendendo il tessuto prodotto dai lanifici unico e particolarmente apprezzato in tutto il mondo. La qualità, infatti, dalla scelta delle materie prime alle diverse fasi di lavorazione, è la carta vincente che ha consentito al distretto di superare la crisi e di essere ancora oggi competitivo grazie al lavoro di 835 aziende, di cui il 51,9% società di capitali (Fonte: Movimprese Infocamere, dati 2015).

tinturalana

Nomi prestigiosi

L’alta qualità è il cavallo di battaglia, ovviamente, anche dei grandi marchi del lusso come Ermenegildo Zegna (1,2 miliardi di euro di ricavi nel 2015), Lanificio Fratelli Cerruti (60 milioni di euro), Piacenza (circa 30 milioni), Lanificio Colombo (80 milioni), Lanificio Vitale Barberis Canonico (138 milioni), ma anche di diverse realtà storiche come il Lanificio Reda, nato nel 1865 e oggi punto di riferimento di ricercatezza e stile per le più importanti case di moda internazionali. Reda ha superato la crisi mantenendo un solido legame con il proprio territorio d’origine, dove gestisce tutta la filiera produttiva, dal vello al tessuto finito. Oggi il lanificio impiega 400 dipendenti e nel 2015 ha fatturato 90 milioni di euro (di cui l’80% proveniente dall’export, come racconta Repubblica Economia) e possiede allevamenti di pecore in Nuova Zelanda, le migliori per la produzione della più pregiata lana Merinos. Reda è inoltre l’unico lanificio al mondo ad aver ottenuto la certificazione EMAS, un sistema di eco-gestione che comporta non solo il pieno rispetto dei limiti imposti dalla legge, ma soprattutto il miglioramento continuo delle prestazioni ambientali.

lana

Le opportunità del web

Proprio Reda ha sostenuto la crescita e lo sviluppo di Lanieri, primo e-commerce italiano con servizio di confezionamento di capi su misura maschili “da remoto”, in cui lavorano 18 persone tra i 20 e i 30 anni di età. Le conoscenze acquisite nel mondo digitale hanno permesso ai due giovani fondatori, Simone Maggi e Riccardo Schiavotto, di creare un configuratore 3D completamente personalizzabile che si comporta come un sarto virtuale, consentendo di prendere misure anatomiche senza rischio d’errore potendo scegliere tra dieci milioni di combinazioni diverse. Lanieri è stata finanziata per diversi milioni di euro da un pool di lanifici e vanta atelier a Milano, Roma, Torino, Bologna, Zurigo, Monaco di Baviera, Parigi e Bruxelles. Nel corso dell’ultimo anno il fatturato della start up è cresciuto del 200% e il numero dei clienti è triplicato: oltre 6 mila, distribuiti in più di 50 Paesi del mondo.

 

La riconversione dei vecchi filatoi: laboratori di cambiamento.

Ma c’è nuova vita anche per chi non ce l’ha fatta. Molti lanifici ottocenteschi infatti sono stati riconvertiti in luoghi dedicati all’arte e alla creatività e sono oggi sede di fondazioni e centri di documentazione. Michelangelo Pistoletto, massimo esponente dell’arte povera, nato da queste parti, ha puntato proprio sul distretto biellese trasformando l’ex Lanificio Trombetta in un centro multiculturale. Nella sua Cittadellarte si affronta il tema della “trasformazione sociale e responsabile” e crescono nuovi talenti. Alcuni vecchi opifici da fabbriche di tessuti sono quindi diventati fabbriche di idee, consentendo così alla via della lana di continuare a tessere la sua trama.

cittadella arte


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