Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Arte

La musica fa bene… alle tasche

The Van  31 Gen 2017 - 14:00

Viole e violini sono preziosi non solo come strumenti musicali, ma anche come investimenti. Purché siano antichi e italiani



La musica è un piacere. Ma può essere anche un buon investimento. Lo sostiene, tra gli altri, uno studio condotto dalla professoressa Kathryn Graddy della Brandeis University di Waltham, nel Massachusetts, che prende in considerazione i violini come “bene rifugio”: l’acquisto di questi strumenti, secondo la sua indagine, garantisce un ritorno del 3% su base annua. In pratica, la professoressa Graddy, specializzata in economia delle arti, si è presa l’impegno di analizzare anni di compravendite musicali sintetizzate nel suo recente studio Old Italian Violins: A New Investment Strategy. La ricerca, pubblicata nel 2013, dimostra una crescita costante dei prezzi di questi strumenti dal 1980 fino al 2012, portando all’attenzione un esempio su tutti: il violino più costoso venduto in questi anni è stato uno Stradivari, il "Lady Blunt”, battuto all'asta nel 2011 per 9,8 milioni di sterline (poco più 11 milioni di euro). Una rivalutazione non indifferente, se pensiamo che lo stesso strumento era stato precedentemente venduto, nel 1971, per 84.500 sterline, circa 98mila euro.
Questi dati trovano un riscontro nei numeri forniti da Florian Leonard, tra i principali investitori d’arte londinesi, che nel 2008 ha lanciato Fine Violins Found, fondo che ha raccolto 50 milioni di euro utilizzati per acquistare 50 violini, in gran parte realizzati dai liutai italiani. Secondo lo stesso investitore, i violini hanno aumentato il proprio valore del 750%.

 

Stradivari e gli altri

Quando si parla di violini, il pensiero non può che andare a Cremona, la capitale mondiale della liuteria. È qui che, da sempre, si costruiscono i migliori violini del mondo: basti citare i nomi di Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri, detto del Gesù, i due liutai più noti, vissuti a cavallo del XVII e il XVIII secolo. Ancora oggi il centro della città lombarda vede 154 botteghe di artigiani, provenienti da tutto il mondo, dedicate alla realizzazione degli strumenti ad arco.
Secondo una stima verosimile della Fondazione Stradivari – ente che tutela e promuove il valore della liuteria cremonese – le viole sarebbero gli strumenti più rari e preziosi, con soli 10 esemplari noti, a fronte di circa 600 violini e 60 violoncelli. Nel marzo 2014, infatti, la viola “Macdonald”, costruita nel 1719 proprio da Stradivari, è stata messa all'asta da Sotheby's a un prezzo stimato di 27 milioni di sterline, circa 32 milioni di euro, un valore tre volte superiore al record precedentemente registrato a un'asta per uno strumento musicale.

liutai

L’Italia esporta musica di qualità

L’Italia, quindi, è uno degli attori principali della produzione di strumenti musicali. Lo conferma il Centro di ricerca per lo sviluppo imprenditoriale (Cersi) della sede di Piacenza e Cremona dell’Università Cattolica, che ha svolto una ricerca commissionata dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola media impresa (CNA), analizzando la produzione e l’export italiani nel settore. Dallo studio, presentato a ottobre 2016, emergono mille imprese attive nella produzione artigianale, quasi 2.500 addetti diretti e 116 milioni di euro di esportazioni, dato in forte crescita rispetto al 2014 con un aumento di oltre il 12%. Il mercato mondiale è dominato dai cinesi, anche se noi esportiamo violini per 4,2 milioni di euro destinati prevalentemente a Stati Uniti e ai Paesi asiatici, dove l’Italia la fa da padrone negli strumenti di fascia alta. A livello globale, secondo i dati di ITC (International Trade Centre, agenzia partecipata da Nazioni Unite e Organizzazione mondiale del commercio), che non distinguono tra prodotti artigianali e industriali, l’Italia è il 9° esportatore mondiale assoluto di strumenti musicali (2,12% del mercato internazionale) e il 5° per gli strumenti ad arco (3,94% del mercato). La ricchezza della produzione italiana, da quanto emerge, è fortemente legata al territorio ed è diffusa in micro e piccole imprese artigianali collocate soprattutto in Lombardia (308 imprese), Marche (132), Emilia Romagna (94), Veneto (78), Piemonte (69), Trentino Alto Adige (34) senza dimenticare che è italiana anche la materia prima necessaria: l’abete rosso della Val di Fiemme, coltivato e lavorato per essere poi utilizzato nella produzione di diversi strumenti musicali in Italia e all’estero.

violino2