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Arte

Il Museo 3.0

The Van  27 Apr 2017 - 14:30

La riforma del sistema museale funziona. In tre anni, infatti, il sistema culturale italiano ha venduto 7 milioni di biglietti in più, incassando 47 milioni di euro rispetto al periodo precedente



Una crescita che deve molto al nostro patrimonio archeologico, che vale da solo circa 11 milioni di biglietti. Basti pensare che le due punte di diamante italiane – Colosseo e scavi di Pompei – hanno ospitato nell’ultimo anno, circa 9 milioni e mezzo di visitatori, un milione in più della somma di tutti gli altri musei, ville e palazzi reali che rientrano nella “top ten” dei siti artistici più visitati secondo i dati ufficiali diffusi dal Ministero dei Beni Culturali. Ma il ruolo dei musei è tutt’altro che secondario, dal momento che la metà degli ingressi è concentrata nei musei autonomi, proprio l’ambito nel quale, nel 2016, la cultura italiana ha fatto registrare gli aumenti più importanti.

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Luoghi della cultura “social”

Nel piano di rilancio della cultura italiana, oltre ad appuntamenti periodici e all’apertura verso i mecenati, c’è anche una visione più social e friendly dei luoghi della cultura. Uno “svecchiamento" partito con la liberalizzazione dello scatto fotografico a “scopo di condivisione”, e continuato con il progetto MuD - Museo Digitale, promosso dal ministero dei Beni Culturali per creare empowerment e migliorare il web marketing dei 400 musei statali italiani. Grazie alla collaborazione tra la Direzione generale Musei e Ales Spa – società inhouse del Ministero – il progetto MuD vuole aumentare le performance dei musei statali in ambito digitale, potenziando l’aspetto tecnologico della comunicazione per valorizzare il patrimonio culturale a livello nazionale e internazionale e creare una rete.

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Un esempio virtuoso

Ma qualcosa si sta già muovendo. Un modello di successo di museo 3.0 è già sperimentabile, infatti, alla Mole Antonelliana di Torino, sede del Museo Nazionale del Cinema, che nel 2014 ha ricevuto la menzione speciale del Museum Innovation Award 2014 nell’ambito della prestigiosa conferenza MuseumNext per l’innovativo progetto di tecnologia digitale destinato a rendere le sue collezioni più accessibili al pubblico, grazie a un nuovo allestimento e a un sito di crowdfunding (raccolta fondi) interno. Con il progetto “Il Museo per Tutti, il Museo per Te” – realizzato grazie al sostegno della Camera di commercio di Torino e il coordinamento tecnologico di Torino Wireless – questo luogo, fra i più visitati in Italia, è diventato anche un esempio di tecnologia al servizio della cultura. L’ampio ricorso alla digitalizzazione ha migliorato l’esperienza di visita per tutte le tipologie di pubblico, grazie a una rete wi-fi aperta e gratuita, alla creazione di 250 “tag” disposti lungo il percorso di visita per consentire la visualizzazione di contributi aggiuntivi attraverso smartphone personali o iPad in dotazione, didascalie digitali su tablet da 9 e 7 pollici e suggestive postazioni interattive.

 

Startup culturali

Il fermento attorno al tema della digitalizzazione museale contribuisce alla nascita di realtà imprenditoriali dedicate strettamente alla cultura. Tra le startup più interessanti c’è Tooteko, il wearable device che rende accessibili i luoghi dell’arte tradizionali ai non vedenti e, nel contempo, fornisce un supporto tecnologico per l’apprendimento e lo sviluppo della percezione tattile. La startup è nata nel 2013, in due anni il socio unico Serena Ruffato e i due co-founder Fabio D'Agnano e Gilda Lombardi hanno sostenuto personalmente l’investimento iniziale per poi usufruire di fondi privati, raggiunti tramite premi per startup: i più consistenti da Edison Pulse (65 mila euro) e TIM Wcap (25 mila euro). Il device sta intraprendendo ora la fase sperimentale “Art for the Blind”, dedicata ai visitatori del Museo Ara Pacis di Roma affetti da cecità o da patologie riduttive della vista, finanziata da Sifi spa e #21Investimenti di Alessandro Benetton. Terminata questa fase, Tooteko punta al mercato italiano ed europeo per poi tentare una diffusione globale dal 2019.
Accanto alle app museali si sta sviluppando anche Eduflix, startup spin-off di Digitale, una nuova piattaforma video streaming che porta la cultura su televisione, computer, smartphone e tablet. Come Netflix infatti, Eduflix si propone quale piattaforma di videostreaming in abbonamento, esclusivamente dedicata ai contenuti culturali, in particolare italiani. L’investimento iniziale è stato di 50 mila euro, a esclusione del team di sviluppo del software, ma il vero valore è rappresentato dalle centinaia di documentari e conversazioni d'autore di cui la piattaforma può usufruire, perché prodotte dalla casa madre Digitale. I numeri degli iscritti raddoppiano di mese in mese e, in attesa di una strategia marketing dedicata che porti la startup a divenire un progetto autosostenibile, è in programma la traduzione inglese dei contenuti.

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