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Arte

Lo stato dell’arte italiana

The Van  20 Ott 2016 - 14:30

In un contesto generale di calo, le case d’asta del nostro Paese stanno registrando numeri in crescita. E il mondo sta riscoprendo anche le opere degli artisti italiani degli anni 60 e 70



I martelletti delle case d’aste italiane risuonano di gioia, amplificando il buono stato dell’arte nazionale e del suo mercato, nonostante uno scenario globale poco incoraggiante. I dati relativi al mercato globale dell’arte diffusi dal report Tefaf 2016 – The european fine art foundation, la fiera leader al mondo per la compravendita di arte, antiquariato e design – dimostrano infatti una generale battuta d’arresto. Una leggera crisi definita fisiologica dopo anni di crescita, che però non condiziona l’andamento degli affari delle case d’asta del nostro Paese, i cui introiti continuano a salire. Una volta tanto, quindi, l’Italia dell’arte moderna e contemporanea va in controtendenza rispetto al mercato mondiale e si riempie di orgoglio guardando le richieste dei propri artisti sulle piazze mondiali: record d’asta e fatturati in rialzo si sono registrati, nel nostro Paese, fin dall’inizio del 2016, portandoci al 6° posto della classifica mondiale in un mercato dell’arte che si sta riassestando, intervallando cali diffusi allo sviluppo di nuovi settori, come ad esempio le vendite online, che nell’ultimo anno hanno registrato un +7% secondo Artprice, leader mondiale dell’informazione sul mercato dell’arte e punto di riferimento per aste, quotazioni, e stime.

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Un inizio 2016 da capogiro

Guardiamo ai dati più nel dettaglio. Tutte le case d’asta italiane hanno dichiarato, per il primo semestre 2016, un fatturato in crescita rispetto allo stesso periodo del 2015. Tutte tranne le filiali nostrane delle major Sotheby’s e Christie’s che, come riportato da Collezione da Tiffany, il blog italiano specializzato nel collezionismo d’arte, hanno ridotto notevolmente il proprio catalogo.

Numeri alla mano, quindi le altre case d’asta italiane hanno aumentato qualità e quantità e raggiunto livelli di vendita molto positivi. Nel primo semestre dell’anno le 17 case d’asta italiane analizzate da Collezione da Tiffany hanno battuto 90 vendite di arte moderna e contemporanea con un aggiudicato complessivo, diritti inclusi, di 38.272.820 euro, facendo registrare un +16,6% sullo stesso periodo del 2015. In aumento anche il tasso di venduto, passato dal 71% dello scorso anno al 74% dei primi sei mesi del 2016.

Sono quindi i risultati di Pandolfini, Il Ponte, Wannenes, Farsetti, Blindarte e Maison Bibelot, fra gli altri, a partecipare attivamente a quel volume totale di 101.412.936 di dollari di scambi che ha piazzato l’Italia fra i primi sei Paesi al mondo (dati Artprice).

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I dipinti principi della crescita

Ma quali sono le opere più “battute”? Per volume d’affari il dipartimento dei dipinti antichi è quello che ha realizzato la performance migliore, seguiti da gioielli, argenti e design. Ma ciò che muove maggiormente l’attenzione è la riscoperta mondiale degli artisti italiani degli anni ’60 e ’70, da Mimmo Rotella all’arte Cinetica e Analitica con Alberto Burri, Tano Festa, Enrico Baj, Dadamaino e tanti altri. Esempi concreti di questa riscoperta sono il record mondiale per Bruno Munari, battuto dalla milanese Il Ponte con la “Macchina inutile” aggiudicata a 190mila euro o il record di 99.200 euro (diritti inclusi) per “La Guerra astratta” di Carol Rama battuto dalla genovese Wannenes in una delle migliori vendite del suo dipartimento di arte moderna e contemporanea lo scorso giugno.

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