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Arte

Grandi eventi, grandi guadagni

The Van  13 Set 2016 - 14:30

The Floating Piers ha portato sul lago di Iseo più di 1 milione di visitatori. Si scopre così che gli appuntamenti artistici hanno anche un alto valore economico (indotto e turismo) per il territorio che li ospita



Il 3 luglio è stato l’ultimo giorno in cui è stato possibile passeggiare sulla lunga passerella galleggiante che l’artista bulgaro Christo ha realizzato sul Lago d’Iseo. Una lunga striscia arancione che ha attirato numerosissime persone tra appassionati e semplici curiosi, e ha fatto bene anche all’economia del territorio, come rilevato da JFC Tourism & Marketing, società di consulenza turistica e marketing territoriale, che ha ricontattato direttamente albergatori, gestori di bed & breakfast e agriturismi, proprietari di appartamenti e case per vacanze e campeggi con l’obiettivo di verificare numeri e cifre.

L’arte fa bene al territorio

In pratica The Floating Piers, questo il nome dell’iniziativa, in 16 giorni ha portato le imprese del territorio a incassare 88 milioni e 111mila euro. Di questi, il 76,5% (ovvero 67 milioni e 426mila euro, più o meno 4,2 milioni di euro al giorno) è collegabile direttamente all’evento artistico. Entrando più nel dettaglio, si scopre che l’opera ha portato sul Lago d’Iseo 1 milione e 200mila visitatori, di cui 808.900 persone che non avevano mai messo piede prima da queste parti. Il brand value (il valore del brand) che il Lago d’Iseo ha ottenuto grazie all’evento secondo le stime può essere valutato in circa 7 miliardi di euro e il territorio è stato visitato da turisti provenienti da 31 paesi diversi. Le attività di ristorazione, snack, bar e qualsiasi altra formula di somministrazione di cibi e bevande hanno guadagnato 32 milioni e 199mila euro, con un incremento di fatturato rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di 26 milioni e 435mila euro, mentre il surplus di fatturato che The Floating Piers ha portato alle strutture alberghiere ed extra-alberghiere del territorio è stato pari a 15 milioni e 257mila euro.

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Le mostre evento

I grandi appuntamenti d’arte fanno bene al territorio che li ospita, non c’è dubbio. Nel 2015 uno studio sui grandi e piccoli eventi commissionato da Federalberghi in collaborazione con CFMT (Centro di formazione management del terziario) e realizzato da Ciset, il centro internazionale di studi sull’economia turistica dell’università Ca’ Foscari di Venezia, ha preso ad esempio due grandi mostre evento: La Celeste Galleria del 2002 e La ragazza con l’orecchino di perla del 2014 che hanno portato a Mantova e Bologna rispettivamente 530mila e 342.626 visitatori. Dall’analisi delle mostre è emersa una costante: i visitatori a fronte di ogni euro investito hanno speso dai 14 ai 16 euro. Il valore aggiunto, sempre a fronte di ogni euro investito, è andato dai 5 ai 6 euro a visitatore. In questo caso l’alloggio risulta essere la spesa principale, seguito dalla ristorazione e dall’acquisto di prodotti locali.

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L’importanza della programmazione e del dopo-evento

È sempre lo studio di Federalberghi a rivelare come esista un effetto moltiplicatore che porta a raccogliere sul territorio un vantaggio economico del 40% rispetto a ciò che si investe in ristrutturazioni e costruzione di nuove opere e a ricordare come, per avere un buon riscontro e potenziare il valore di un territorio con un’iniezione straordinaria di turismo, occorre partire alcuni anni prima con l’organizzazione, la comunicazione e la soluzione di eventuali problemi di trasporto e gestione di grandi gruppi. Più semplice l’organizzazione di piccoli eventi che, come ricorda il Presidente degli albergatori italiani Bernabò Bocca, incrementano l’economia di un territorio con una contabilizzazione immediata grazie alla sola spesa dei visitatori. Consigli che sono facilmente comprensibili soprattutto se rapportati a una potenziale grandissima opera d’arte italiana di richiamo mondiale, che invece di attirare turismo giace abbandonata e in stato di degrado. Si tratta del Cretto di Gibellina realizzato dall’artista Alberto Burri per ricordare il terribile terremoto che sconvolse il Belice nel 1968. Come evidenziano il regista Massimo Cappello, il giornalista Giacomo di Girolamo e lo storico Tommaso Montanari in una bella inchiesta pubblicata da Repubblica nel settembre 2015, la monumentale opera siciliana, completata solo recentemente dopo che la sua costruzione fu bloccata per mancanza di fondi negli anni ’80, non richiama turisti perché non è pubblicizzata, non è spiegata e non è facile da raggiungere.

Impara l’arte e mettila da parte, si diceva un tempo. Impara l’arte e falla fruttare, si direbbe oggi.

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