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Arte

L’arte buona delle imprese

The Van  04 Mag 2017 - 14:30

BIG è un luogo completamente dedicato all’arte all’interno di Palazzo Mezzanotte. Ma non è l’unico esempio di collaborazione tra il mondo della cultura e quello dell’impresa



A Piazza Affari è nato un luogo completamente dedicato all’arte. Si chiama BIG Borsa Italiana Gallery – e vuole rappresentare un punto di incontro fra arte e finanza o, meglio, fra pubblico e privato, un binomio che vanta esempi di successo.
Nello specifico, il progetto di Borsa Italiana si fonde con quello di Art Bonus, l’incentivo introdotto dal ministero dei Beni Culturali nel 2014 che inizia a contare numeri molto significativi: oltre 150 milioni di euro ricavati da più di 4mila donazioni effettuate da imprese, enti e da tantissimi comuni cittadini, per un totale di circa 1.150 progetti finanziati sull’intero territorio nazionale.

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BIG e gli altri traguardi dell’Art Bonus

BIG – Borsa Italiana Gallery, la galleria d’arte di Palazzo Mezzanotte inaugurata a gennaio, infatti, si propone quale vetrina dei progetti di valorizzazione artistica sostenuti da Borsa italiana nel programma “Finance for Fine Arts”, che ha l’obiettivo di favorire la collaborazione tra le aziende interessate all’Art Bonus e il mondo dell’arte, nello specifico i musei e le opere del patrimonio nazionale che necessitano di restauro o manutenzione.
Nei 50 metri quadri di BIG, Borsa Italiana illustra al pubblico i risultati di un sodalizio fra arte e fondi privati che può raggiungere traguardi importanti come quelli del restauro delle opere della Pinacoteca di Brera, presentato il giorno dell’inaugurazione.

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Condividere passioni, disegnare il futuro”

Una collaborazione tra cultura e impresa presente da tempo in Italia che può essere riassunta dall’efficace payoff ideato da Guggenheim Intrapresæ, fra i primi progetti di corporate membership in un museo italiano: “Condividere passioni, disegnare il futuro”. Da 25 anni, grazie proprio all’azione di Guggenheim Intrapresæ, 22 note aziende, italiane e internazionali, sperimentano la comunicazione culturale come innovativa forma di comunicazione aziendale prendendosi cura della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, primo museo in Italia per l’arte europea e americana del XX secolo. Tra loro ci sono i maestri profumieri di Acqua di Parma e l’antica arte del vino di Allegrini. E poi, ancora, Apice, realtà consolidata del trasporto di opere d’arte; le sofisticate cucine di Arclinea; le sedute e tavoli di design di Arper; il Corriere della Sera; le grappe, distillati e liquori di Nardini; Campari, azienda leader nel beverage; Mapei, gigante nei prodotti per l'edilizia; Reggiani Illuminazione, brand di riferimento nel settore illuminotecnico e il colosso dell’ottica Safilo Group.

 

La scienza che fa guadagnare

Un altro esempio di cultura d’impresa è quello del Muse, il nuovo museo della scienza di Trento ad alto livello tecnologico, con 21 aziende coinvolte in programmi corporate istituzionali e 32 in progetti singoli. A fronte di un finanziamento che riceve annualmente dalla Provincia, pari a 6,5 milioni di euro, Muse ha raggiunto l’obiettivo di 4 milioni e mezzo di euro di entrate proprie, suddivise tra tariffe d’ingresso, shop, attività educativa, sponsor e corporate, servizi, progetti e consulenze scientifiche. L’impatto economico territoriale indotto calcolato dall'amministrazione si attesta sui 32 milioni di euro circa che, sommato all’impatto diretto e a quello fiscale raggiunge un valore totale di oltre 50,8 milioni di euro generati dal museo.

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