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I protagonisti

TPS, i servizi per l’aeronautica a Piazza Affari

06 Giu 2018 - 15:15

L’ad Rosso ci racconta le prospettive dopo le ultime acquisizioni



“Ci sono grandi opportunità di crescita nel nostro settore. Abbiamo chiuso un buon 2017 e pensiamo di dover crescere ancora per aumentare la competitività in un settore, quello dei servizi tecnici per l’aeronautica, in espansione e che richiede innovazione e forte specializzazione. La nostra storia recente ha registrato una notevole crescita per linee interne ed esterne, e puntiamo per il futuro a nuovi impulsi in questa direzione”. Alessandro Rosso, amministratore delegato di TPS, ha preso in mano la gestione di questa piccola società fondata Gallarate nel 1964 quarant’anni dopo la sua nascita e ha avviato un processo di trasformazione, espansione e diversificazione insieme al direttore generale e socio Massimiliano Anguillesi. L’ingegnere Rosso ha dunque promosso una crescente specializzazione tecnica dei servizi offerti al settore aeronautico nella progettazione, nella formazione tecnica, nella manualistica, negli sviluppi avionici e nella certificazione aeronautica di parti e componenti per velivoli, soprattutto in ambito aeromedicale.

“E’ del 2013 – ci spiega – la decisione di rilevare Neos, che produce contenuti multimediali per la formazione tecnica, e Aviotrace Swiss che si occupa di training certificato per manutentori e tecnici aeronautici. Nel 2015 viene acquisita Adriatech, progettazione e manualistica tecnica, e viene costituita TPS Aerospace Engineering, società che ha ottenuto le certificazioni EASA denominate DOA (Design Organization Approval) e POA (Production Organization Approval) per la progettazione, certificazione e produzione di parti e componenti per velivoli. Nel 2017 arrivano quindi le acquisizioni di ICB, software avionico e integrazione di sistemi, e di Stemar, società specializzata in Cost Engineering (metodologie progettuali e di analisi per la riduzione del costo di produzione di un componente). Il Gruppo è gestito oggi come un'unica società suddivisa in 5 divisioni dedicate alle varie specificità dei servizi tecnici offerti al mercato aeronautico”.

Lo scorso marzo 2017 avete deciso di quotarvi, dopo la “palestra” dell’Elite di Borsa Italiana, sull’AIM. Come è andata e cosa avete fatto delle risorse raccolte?

“Abbiamo scelto di quotarci per sostenere finanziariamente il nostro percorso di crescita, per misurare e migliorare il nostro modo di fare business, per testimoniare la serietà del nostro lavoro ai grandi gruppi committenti con i quali ci confrontiamo quotidianamente. Le nuove modalità organizzative ci hanno fatto crescere ulteriormente e ci hanno fornito una conferma della correttezza della nostra impostazione industriale. Dobbiamo sottolineare che il processo è stato favorito da un avanzato sistema di controllo di gestione e da un’organizzazione interna fortemente orientata al cliente e al risultato. In fase di IPO abbiamo raccolto 2,9 milioni di euro che abbiamo successivamente investito nel 100% di ICB e nel 70% di Stemar Consulting, due società che ci hanno già regalato un’ulteriore spinta per la crescita. ICB potenzia il nostro business di sviluppo del software avionico, Stemar dà impulso alle nostre attività di cost engineering, ossia di analisi dei processi industriali e delle modalità progettuali di componenti complessi. Si tratta di un’attività nella quale credo molto e che puntiamo a far crescere significativamente. Le ultime acquisizioni hanno influito positivamente sui nostri risultati del 2017, ma altrettanto importante è stata la gestione attenta dei costi aziendali e l’ottimizzazione organizzativa, obiettivi possibili grazie a un management di primo livello”.

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L’anno scorso si è concluso con un incremento del giro d’affari del 32% (a 19,1 milioni di euro) e con un utile in miglioramento di 11 punti percentuali a 2,1 milioni di euro. Si tratta di tassi di crescita notevoli. Ritenete che siano sostenibili nel medio e nel lungo periodo? Come vi state attrezzando per il prossimo futuro, progettate nuove operazioni finanziarie?

“Il 2017, tra quotazione e acquisizioni, è stato un anno molto importante per TPS con risultati sicuramente incoraggianti. Riteniamo che nel nostro settore ci siano ancora ampi margini di crescita. Siamo piccoli e possiamo crescere ancora molto sia in maniera organica, sviluppando ulteriormente i nostri servizi core, che per linee esterne. Stiamo inoltre puntando a diversificare il nostro business sia per settore industriale (Stemar ci regala nuove competenze in campo automotive), che geograficamente. Oggi il Gruppo TPS opera prevalentemente sul mercato domestico, anche se va ricordata la controllata in Svizzera Aviotrace Swiss che si occupa di training aeronautico certificato, ma abbiamo l’intenzione di espandere ulteriormente il raggio dei nostri interventi come testimoniano recenti contratti in Turchia, negli Emirati Arabi e in America. Nuove operazioni finanziarie? Non le escludiamo se dovessero supportare la crescita”.

Le recenti acquisizioni hanno modificato anche la vostra organizzazione: come siete strutturati adesso?

“Nel 2016 avevamo creato tre linee principali di business. La prima era quella delle pubblicazioni tecniche e del training post vendita (Technical Publishing & Training). La seconda era quella delle attività di ingegneria a supporto dei costruttori, denominata Engineering & Consulting. La terza quella sostanzialmente riferibile alla nostra TPS Aerospace Engineering che si occupa in progettazione, certificazione e, in misura per ora limitata, di produzione di componenti e parti per velivoli esistenti. Lo scorso anno abbiamo aggiunto la quarta linea, la Business Unit Avionica che in parte assorbe anche le attività di ICB e si occupa di software aeronautico. La quinta business unit, quella del Cost Engineering, nasce dal potenziamento delle nostre attività in questo settore con l’acquisizione di Stemar Consulting. Come dicevo, ci stiamo diversificando e questo comporta continue modifiche all’assetto organizzativo, seppure relativamente semplice, di una società come la nostra che deve sapersi adattare ai bisogni che provengono dal mercato”.


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