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Il Rating sotto accusa



Rating etici o etica dei rating? Questo è il problema



7 Giu - 09:58

di Angelo Russo, Ricercatore di Economia e Gestione delle Imprese, Università degli Studi di Napoli “Parthenope” (angelo.russo@uniparthenope.it)

Non è un mistero che, nelle ultime settimane, l’attività, la struttura, il funzionamento e soprattutto l’utilità dei rating è sotto accusa. Non è sicuramente la prima, e non sarà l’ultima se il sistema economico globale non prenderà delle decisioni. Bisogna ovviamente effettuare un distinguo. A essere sul banco degli imputati sono nella fattispecie le agenzie di rating che presentano periodicamente al mercato il proprio giudizio sulla credibilità dei sistemi paese. Si pensi, per citare i nomi più ricorrenti, ai rating di Moody’s, di Fitch o di Standard & Poor’s. Dov’è l’accusa? Quali sono i motivi di questo accanimento nei confronti dei giudizi scrupolosamente effettuati da tali attori del mercato?

Analizzando freddamente gli effetti della crisi economica e finanziaria causata da determinati comportamenti e abbattutasi sul globo negli ultimi anni, si potrebbe forse avanzare l’ipotesi che tali polemiche sono uno dei primi effetti “positivi” della crisi. Il mondo ha prontamente colto la palla al balzo per sottolineare quanto alcuni giudizi si siano ancora una volta rivelati sbagliati. Basti pensare ai recenti giudizi sull’affidabilità di alcuni Paesi – si legga Grecia – che circolavano fino a qualche giorno fa, e che non lasciavano trapelare alcun timore sulle potenzialità creditizie degli stessi Paesi.

Il problema di fondo è probabilmente da ricercare nelle modalità di analisi spesso utilizzate. Le agenzie di rating non fanno altro che analizzare dati ricevuti dai soggetti valutati, in particolare le banche che costruiscono strumenti strutturati, che saranno successivamente sottoposti a giudizio. Per quanto l’analisi possa essere scrupolosa, è un’analisi storica, scarsamente prospettica e, soprattutto, scarsamente ispettiva. Il problema sarebbe fine a se stesso se, su quel rating assegnato a un determinato strumento finanziario, non si basassero le decisioni di investimento di altri operatori. Chi più chi meno, i fondi di investimento spesso dichiarano di basare le proprie decisioni proprio a partire dal giudizio di rating formulato dalle agenzie. È il punto di partenza, a cui i fondi più o meno di frequente aggiungono ulteriori analisi, ma è pur sempre un punto di partenza, che ancora un volta si rivela perfettibile, o quanto meno non infallibile.

Ancora una volta, però, è l’etica delle decisioni a presentarsi tra i principali testimoni dell’accusa lanciata alle agenzie di rating dal sistema economico. Quanto etico può essere considerato un processo di rating in cui il valutatore e il valutato spesso sono in costante conflitto di interesse? Il vero problema, in altri termini, potrebbe risiedere nella possibilità che le agenzie di rating hanno di giudicare un operatore, in modo più o meno scrupoloso, ma al tempo stesso essere consulenti di quegli operatori supportandoli nella costruzione di uno strumento di credito che sarà poi oggetto di giudizio. Ancora in altri termini, è nato prima l’uovo o la gallina? Sono i giudicati a essere bravi e a ottenere buoni giudizi? O i giudicati sono giudicati bene perchè il giudicante li ha già giudicati bene, a fronte di adeguate remunerazioni?

Molto probabilmente in queste considerazioni si può capire perché molte agenzie di rating non si fossero accorte dei ben noti fenomeni Parmalat, mentre giudizi più indipendenti quali quelli dei rating etici avevano, per tempo, colto nel segno. Forse si deve cogliere l’opportunità per affiancare al giudizio offerto dalle agenzie di rating altri strumenti etici; il tutto a favore della serenità di giudizio di investitori, oggi troppo vincolati al meccanismo “monopolista” del giudizio delle stesse agenzie di rating. Forse gli stessi investitori devono non dimenticare che, investendo maggiormente in fase di analisi senza delegare tutto alle sole agenzie di rating, potrebbero distruggere meno valore di quanto ne risparmiano tagliano il costo della due diligence. Sicuramente ci sono delle opportunità oggi per fare in modo che il giudizio di molti non sia vincolato al potere di pochi.

 

Bocconi


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Ultimo aggiornamento:  7 Giugno 2010 - 10:34

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