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Criteri Esg nella finanza tradizionale



Segnali di diffusione dei criteri Esg nella finanza tradizionale: una lezione della crisi?



8 Apr - 12:43

Quando si afferma che l’investimento finanziario orientato secondo principi di sostenibilità sociale e ambientale oltre che economica, cioè quello che utilizza criteri Esg (environmental, social and governance) per valutare e selezionare le attività oggetto d’investimento, sta crescendo e affermandosi a livello internazionale, si dice senz’altro il vero e i dati son lì a dimostrarlo. Questa affermazione, però, può essere intesa in due modi differenti, che è opportuno distinguere per verificare quale sia più rilevante, e auspicabile, per chi ritiene che la finanza socialmente responsabile sia un apporto alla crescita del bene comune.

Il primo modo, forse il più intuitivo, è che crescono i prodotti finanziari, in primo luogo i fondi comuni d’investimento - che da sempre rappresentano il prodotto principe dell’investimento Sri (socially responsible investment, acronimo spesso utilizzato come sinonimo di Esg e coniato precedentemente a quello) – che si richiamano esplicitamente ai criteri suddetti, in tutto o in parte, spesse volte sin dal nome stesso con cui vengono collocati sul mercato (fondi etici, responsabili, Sri, sostenibili, verdi o green).

Recenti rilevazioni dicono che tali fondi passano abbondantemente il numero di 600 nella sola Europa, con asset gestiti superiori ai 50 miliardi di euro. E soprattutto con incrementi che non hanno conosciuto pause neppure tra la fine del 2008 e il 2009, nel periodo più buio e incerto, cioè, che i mercati finanziari abbiano conosciuto dagli anni della Grande Depressione. Il che significa, evidentemente, che neppure una crisi di tali proporzioni è riuscita a indebolire i driver che sostengono questa crescita. Anzi, semmai li ha irrobustiti.

L’aumento dei fondi Sri in numero e asset è una prova importante, e soprattutto facilmente visibile, di come la finanza Sri si stia affermando. C’è però un altro modo, come si diceva, di intendere questa affermazione, che è meno visibile, forse anche meno conosciuto, ma in prospettiva di gran lunga più rilevante, non solo in termini quantitativi, e quindi maggiormente auspicabile: è quello legato alla progressiva, pervasiva diffusione dei criteri Esg nella finanza cosiddetta mainstreaming, cioè nel modus operandi di chi opera regolarmente sui mercati finanziari.

Lo scenario che si sta prefigurando, infatti, non è quello di un mondo della finanza socialmente responsabile sempre più grande, in espansione, ma comunque separato e destinato a restare minoritario rispetto all’universo della finanza tradizionale. Si sta andando, invece, verso un unico modo d’intendere l’investimento finanziario che però integra, facendoli propri e conferendogli la medesima dignità riconosciuta a quelli classici, i criteri di analisi e valutazione socialmente responsabili.

In questa direzione, ad esempio, vanno i principi UnPri elaborati dalle Nazioni Unite a partire dal 2006, che festeggeranno a fine aprile i loro primi quattro anni di vita, i cui firmatari stanno promuovendo un’azione trasparente di lobbying su policy maker e regulator internazionali, fra cui la Commissione europea, per l’adozione dei criteri Esg. Vanno in questa direzione anche le osservazioni di inizio anno della Sec sulla disclosure che le società quotate debbono effettuare in relazione agli effetti del climate change sui propri business. Ma soprattutto va in questa direzione un rapporto di UnepFi dello scorso anno, che non ha forse avuto la risonanza dovuta, secondo il quale per i gestori di investimenti istituzionali, come ad esempio i fondi pensione, l’utilizzo di criteri Esg rientra a pieno titolo nei propri doveri fiduciari. Nella responsabilità, si può dire, di “buoni gestori”.

Quelli citati solo alcuni dei segnali che indicano come il processo d’integrazione tra analisi finanziaria tradizionale e analisi Esg stia accelerando. Potrebbe essere questa, forse, la lezione più importante impartita dalla crisi.

 

 

Andrea Di Turi
(giornalista, curatore del blog “SRivoluzione” sulla finanza socialmente responsabile)

 

 

 


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Ultimo aggiornamento:  8 Aprile 2010 - 14:18

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