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Azionariato attivo e soft engagement nei fondi SRI europei



di Antonio dell’Atti, professore ordinario, Mariantonietta Intonti, professore aggregato, Antonella Iannuzzi, assegnista di ricerca, Economia degli Intermediari Finanziari, Università di Bari



9 Dic - 10:16

I numerosi scandali finanziari avvenuti negli ultimi anni unitamente alla ricerca, indotta dalla recente crisi finanziaria, di una maggiore eticità nella gestione delle imprese hanno reso sempre più diffuse ed incisive le pratiche di dialogo e di azionariato attivo, che insieme costituiscono le modalità di esercizio dell’attività di engagement, ovvero di “coinvolgimento”, poste in essere dagli investitori istituzionali al fine di influenzare in senso etico il comportamento delle imprese in cui essi investono.

Importanti protagonisti di tali politiche sono certamente le coalizioni religiose (tra cui, in primis, ICCR), i fondi pensione (come, ad esempio, Calpers) e, più recentemente, anche gli hedge fund, i fondi sovrani e le organizzazioni non governative. Meno evidente è, invece, il contributo alla diffusione di tali pratiche da parte dei fondi socialmente responsabili (SRI, Socially Responsible Investment) nonostante questi, al pari dei soggetti appena menzionati, possiedano tutte le caratteristiche per rendere le politiche di coinvolgimento un’utile leva di “disciplina del mercato”, in grado di orientare le imprese target verso modelli di gestione sempre più sensibili ai temi della business ethics.

Sulla base di queste considerazioni, Antonio Dell’Atti, Mariantonietta Intonti e Antonella Iannuzzi dell’Università di Bari hanno approfondito la tematica dell’engagement nei fondi etici con uno studio dal titolo “Azionariato attivo e soft engagement nei fondi SRI europei: un’analisi empirica”, nel quale hanno affiancato alle considerazioni teoriche sull’importanza delle politiche di engagement quale strumento di diffusione dei principi di responsabilità sociale, non solo nel sistema finanziario, un’analisi empirica volta a rilevare la diffusione di tali pratiche tra i fondi SRI europei, le principali modalità attraverso cui esse si esplicano, nonché i fondi etici più impegnati nel loro sviluppo.

Più nel dettaglio, l’analisi, che si è concentrata sui 330 fondi SRI europei aderenti alle Linee Guida sulla Trasparenza (LGT) redatte e introdotte da Eurosif nel 2004, ha evidenziato come, a fronte di un livello di utilizzo delle politiche di engagement piuttosto elevato (oltre il 90% dei fondi SRI aderenti alle LGT Eurosif), il livello di articolazione delle informazioni, che può essere considerato una proxy del grado di intensità di tali politiche nell’ambito dei fondi SRI analizzati, non raggiunga un valore significativo. Esso, infatti, è pari in media al 25,56% e, sebbene i fondi azionari si collochino su un valore medio più elevato, quest’ultimo supera di poco il 35%. Maggiore (e pari al 30%) è risultato il livello informativo inerente alle sole politiche di azionariato attivo, la cui analisi è stata condotta considerando unicamente i fondi azionari puri e i fondi “misti”, ovvero tutti quei fondi per i quali non è possibile escludere la presenza in portafoglio di titoli azionari (prevalentemente fondi bilanciati e flessibili).

Un dato ancora più critico concerne la presenza di fondi SRI del tutto “inattivi”. Con riguardo alla complessiva attività di engagement, su un totale di 330 fondi, 24 non svolgono alcuna politica di tal genere (ovvero il 7% circa). In merito all’azionariato attivo, invece, il 15% dei fondi azionari puri e dei fondi “misti” (ovvero 39 fondi su 256) sceglie di non porre in essere alcuna politica di voto. Quando, invece, il fondo SRI decide di esercitare attivamente i suoi diritti di voto, carente può essere la disclosure sull’esito della politica attuata. In effetti, nel 14% dei casi, la comunicazione relativa alle decisioni di voto avviene soltanto su richiesta. Tale scelta, sebbene riconducibile ad una minoranza di fondi etici, non appare facilmente giustificabile anche alla luce della ratio sottesa alla redazione delle LGT Eurosif che è quella di rendere quanto più possibile trasparente il processo di investimento e le scelte gestionali dei fondi di investimento socialmente responsabili.

Infine, interessanti risultano anche i dati provenienti da una classificazione delle Sgr e delle nazioni europee maggiormente attive nell’ambito delle politiche di engagement. In sintonia con le più recenti evidenze empiriche (Eurosif, 2008), le prime due “best Sgr” sono, rispettivamente, di nazionalità belga ed anglosassone, mentre la terza posizione è ricoperta dall’italiana Etica Sgr, nonostante tale società collochi e gestisca soltanto 4 fondi etici. Tra le Sgr meno virtuose, invece, 4 sono di nazionalità francese e 2 di nazionalità italiana. Quanto alla classifica delle nazioni, lo studio, in linea con le più importanti ricerche empiriche relative al mercato europeo dei fondi SRI, ha mostrato come l’area ove tali politiche sono maggiormente diffuse è quella del Nord Europa (Belgio, Norvegia, Olanda, Inghilterra), mentre i paesi dell’Europa centrale si collocano nelle ultime posizioni (Francia, Svizzera, Austria, Italia, Germania).


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Ultimo aggiornamento:  9 Dicembre 2010 - 11:00

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