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Unicredit: cos'è la sostenibilità per una banca globale



Intervista con Ludovica Lardera, responsabile per il CSR di Unicredit



20 Set - 15:50

“Per noi di Unicredit la responsabilità sociale d’impresa si esprime nel concetto più concreto di sostenibilità, espressione per noi rappresentativa di un approccio proattivo nella restituzione di valore ai nostri stakeholder”. Ludovica Lardera, responsabile per il CSR di Piazza Cordusio, sottolinea più volte nel corso del nostro colloquio la varietà delle istanze con cui una banca internazionale come Unicredit è chiamata a confrontarsi in tema di sostenibilità.


Ma cosa significa esattamente sostenibilità e tutela degli interessi di tutti i portatori di interesse per una banca?

Nel nostro caso significa essere una Banca che nella definizione delle sue strategie e nella sua operatività quotidiana cerca di essere profittevole nel tempo a beneficio di tutti gli stakeholder che ascoltiamo costantemente per accoglierne le istanze legittime.


Scorrendo il vostro ultimo bilancio di sostenibilità non si può fare a meno di notare la parola “facilità” che attraversa come un tema forte il vostro rapporto con i clienti. Ci può parlare di queste iniziative?

Vogliamo essere parte responsabile all’interno delle comunità in cui operiamo e sostenerne lo sviluppo diventando una banca più facile nel senso che stiamo lavorando per offrire una maggiore semplicità delle relazioni e una maggiore prossimità territoriale. Un esempio viene dalla proficua collaborazione con le Associazioni dei Consumatori con cui stiamo confrontandoci su temi che spaziano dalla trasparenza alle procedure di conciliazione partecipata, dall’innovazione all’inclusione finanziaria. Il nostro impegno naturalmente riguarda anche le aziende con iniziative come Impresa Italia che offre tassi agevolati e servizi a più di 11.500 aziende ottimizzando le garanzie fornite dai Confidi o SOS Impresa Italia supportando oltre 41mila imprese o ancora il Progetto Giovani a sostegno della nuova imprenditorialità che in Italia è ancora fragile.


Fra i vostri stakeholder sicuramente avranno un peso anche i dipendenti...

Certamente uno degli stakeholder più rilevanti tanto che è il primo citato nella nostra mission. Un esempio di strumento di dialogo innovativo può essere il nostro comitato aziendale europeo (CAE). Oltre allo strumento di dialogo abbiamo dal 2003 la Carta d’Integrità e coerentemente stimoliamo una cultura basata sul costante rispetto dei valori in essa contenuti, e per la cui tutela ad esempio abbiamo messo in piedi un sistema di giustizia riparativa che ad oggi ha già chiuso il 95% dei 609 casi registrati dall’avvio. Sempre coerentemente con i valori e la cultura del dialogo abbiamo firmato congiuntamente con il CAE la Dichiarazione Congiunta sulle Pari Opportunità e Non Discriminazione. Al riguardo di recente lo stesso amministratore delegato Alessandro Profumo ha sottolineato l’impegno del gruppo nella promozione di nuovi manager di sesso femminile.


Se non sbaglio collaborate anche con delle Organizzazioni non governative su tematiche specifiche che riguardano alcuni settori “delicati”. Come procede?

Abbiamo da sempre un dialogo anche con alcune ONG che si occupano di tematiche sensibili come l’industria estrattiva e quella delle armi e da loro raccogliamo suggerimenti in fase di redazione delle policy aziendali e spunti di miglioramento su quelle esistenti, come ad esempio la necessità di migliorare la rendicontazione e rispetto all’applicazione della policy stessa. Stiamo anche sviluppando una policy per la gestione delle acque nell’ambito della strategia di cambiamento climatico, che si basa sull’esperienza del caso della diga turca di Ilisu, nel quale insieme ECAs (export credit agencies) abbiamo chiesto il rispetto di 150 clausole (in materia ambientale, sociale e di beni culturali) in mancanza del quale abbiamo sospeso la nostra partecipazione.

 

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Ultimo aggiornamento:  20 Settembre 2010 - 15:56

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