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Sodalitas: il peso della filiera per aziende e consumatori



Intervista a Massimo Ceriotti, responsabile del progetto "Per una filiera sostenibile"



14 Ott - 17:15

Da anni la Fondazione Sodalitas, a cui aderiscono 83 imprese che da sole coprono il 25% del Pil italiano lavora allo sviluppo di progetti di economia sostenibile. Con l’aiuto di cinque delle proprie associate (le pmi “sostenibili” Filca, Gamedit, Mazzali e Palm da un lato e il big internazionale della certificazione Bureau Veritas dall’altro) la Fondazione ha sviluppato il progetto di ricerca Per una filiera sostenibile in collaborazione con GfK Eurisko. Ne parliamo con Massimo Ceriotti, che ha seguito per la Fondazione il progetto i cui risultati sono stati pubblicati lo scorso marzo.

Il vostro lavoro ha cercato di interpretare l’influenza dei modelli di sostenibilità nell’ambito delle filiere produttive: cosa avete scoperto?
Abbiamo intervistato 183 responsabili acquisti rappresentativi dell’intera economia italiana e abbiamo scoperto che i principali concetti di sostenibilità e responsabilità sociale di impresa sono già noti alle imprese italiane. Le aziende italiane sanno che i modelli del CSR possono essere un’opportunità importante per lo sviluppo. Abbiamo, però, rilevato anche un certo scarto tra il dichiarato e l’agito delle imprese stesse.

Le istanze etiche, sociali e ambientali influenzano la scelta dei fornitori soltanto dopo il fattore qualità/prezzo del prodotto, i tempi di consegna, le condizioni commerciali e il servizio post-vendita. Tutti questi elementi vengono prima e in due casi su tre solo grandi aziende, possibilmente con delle attività all’estero, promuovono una cernita dei fornitori secondo criteri di sostenibilità. La CSR è solo la scelta di un’elite?
La responsabilità sociale d’impresa non potrà certamente mai essere l’unico criterio di selezione dei fornitori, ha però già guadagnato un ruolo importante. Le grandi imprese e le multinazionali straniere importano già dei modelli positivi da mercati dove le istanze della sostenibilità sono già più forti che in Italia. Qui, già oggi, un nocciolo duro del 15% delle imprese seleziona tutti i fornitori anche in base alle istanze di sostenibilità. Il 53% delle aziende seleziona già i fornitori più importanti anche in base a criteri di sostenibilità: sa che una scelta diversa potrebbe riflettersi sul proprio prodotto. Il 54% delle imprese è inoltre disposto a pagare di più chi fornisce più garanzie in termini di sostenibilità.

L’altra parte della vostra ricerca si è confrontata con l’universo dei consumatori: cosa avete rilevato?
Abbiamo intervistato 500 consumatori e scoperto che bisogna ancora lavorare sulla diffusione dei modelli di sviluppo sostenibile per favorire delle scelte consapevoli e orientate virtuosamente. Abbiamo trovato però anche una nicchia del 27% circa dei consumatori che manifesta una consapevolezza elevata del concetto di sostenibilità e se ne serve per orientare i propri acquisti. Le rilevazioni degli ultimi mesi confermano la crescita di questa nicchia di consumatori e rivelano che la crisi sta orientando i nostri comportamenti di consumo verso una maggiore attenzione alla sostenibilità.

Ho avuto l’impressione che i consumatori si servissero di modelli di sostenibilità con l’adozione di stili di vita improntati a un minor dispendio di energia e ad una razionalizzazione delle spese, ma che gli stessi consumatori fossero molto meno disposti ad aumentare le proprie spese per conseguire degli obiettivi di sostenibilità. È vero?
Abbiamo riscontrato tutto questo anche noi, ma è bene sottolineare che al 31% dei consumatori interpellati è già successo di penalizzare un prodotto (quindi di non comprarlo) ritenendo non sostenibile il prodotto stesso o l’azienda produttrice. Quanto alle indicazioni di spesa attiva, i nostri dati enucleano una scala di valori simile a quella già vista per le aziende nei contatti con i propri fornitori.

Ci sono prodotti specifici sui quali il consumatore concentra una maggiore attenzione?
Quanto più il prodotto è vicino a noi, tanto più la sostenibilità della filiera acquista un peso rilevante nell’orientamento al consumo. Siamo attentissimi ad esempio al settore alimentare, quindi ai detersivi, ai prodotti realizzati con la carta e agli elettrodomestici. Più bassa la nostra soglia di attenzione verso prodotti che hanno un impatto minore sulla nostra salute e benessere.

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Ultimo aggiornamento:  14 Ottobre 2011 - 17:48

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