






Terna e Università Bocconi
Report dal convegno: “Socially Responsible Investment: buona finanza o finanza dei buoni?”
13 Nov - 12:43
Lo scorso 30 settembre a Milano, in occasione del V Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa “Dal dire al Fare”, ospitato dall’Università Bocconi di Milano, si è parlato di finanza socialmente responsabile in un seminario organizzato da Terna. Il dibattito, moderato dal CSR manager di Terna Fulvio Rossi, ha preso avvio da una ricerca inedita dell’agenzia di rating etico Vigeo sui fondi “retail”.
Davide Dal Maso, Head of SRI Department, Vigeo Italy, ha illustrato la forte crescita dei prodotti SRI presenti sul mercato europeo, giunti a quota 683 per un asset gestito di oltre 53 miliardi di euro, con un’impennata nel biennio 2007-2009. In particolare, a fine 2007, i prodotti SRI retail disponibili erano 437, a fine 2008 537 e, al 30 giugno 2009, 683. In controtendenza, oltre che in ritardo, è invece l’Italia dove, a fine 2007 si contavano solo 29 fondi SRI, 21 a fine 2008 e 20 al 30 giugno 2009, pari al solo 4% gli asset gestiti secondo criteri SRI a livello europeo. La leadership del mercato è appannaggio della Francia, con una forte crescita anche in Germania e in Belgio.
Federico Pezzolato, SRI Shareholder Identification, Vigeo Italy, ha commentato i rating conseguiti dalle maggiori imprese europee in materia di responsabilità sociale e ambientale. In Italia sono state prese in esame 39 aziende. A fronte di una performance superiore alla media europea sul fronte della gestione delle risorse umane, l’Italia evidenzia un grave ritardo in materia di corporate governance e di politiche a tutela dell’ambiente.
Xavier Desmadryl, Global Head of SRI Research, HSBC Global Asset Management, ha confermato che anche dal suo osservatorio internazionale emergono dati di forte crescita dell’intero comparto dei SRI, ormai pari – includendo gli investitori istituzionali – a circa il 10% degli asset gestiti a livello mondiale. Confermato anche il ritardo italiano. Molto interessante, in prospettiva, è lo sviluppo degli investimenti responsabili nel mercato asiatico.
Alberto Foà, AD di Anima Sgr, ha dato un contributo critico al dibattito, sottolineando innanzitutto la contraddizione tra la proposta di fondi SRI da parte del sistema finanziario e il deficit etico che ha caratterizzato il comportamento degli stessi operatori finanziari negli ultimi anni – una delle cause dell’attuale crisi. Inoltre, Foà ha richiamato l’attenzione sulla difficile definizione di misure del “tasso di eticità” delle imprese, anche in relazione alla non univocità di ciò che è ritenuto etico o non etico.
Sul fronte del presunto ritardo italiano in materia di corporate governance Margherita Bianchini, Vice-Direttore Generale di Assonomine, citando quale esempio il collegio sindacale previsto dal nostro ordinamento, ha ricordato le oggettive difficoltà a mettere a confronto modelli di CG di vari paesi. Secondo Bianchini, l’Italia ha fatto viceversa scelte importanti e innovative con il D. Lgs 231/2001, attraverso il quale, per la prima volta, è stata incentivata la considerazione della dimensione etica nell’organizzazione dell’impresa.
Francesco Perrini, Docente di Economia e gestione delle imprese, Università Bocconi, ha sottolineato l’importanza di considerare, nelle scelte di investimento, aspetti di governance, sociali e ambientali delle imprese, quali indicatori della sostenibilità delle performance finanziarie nel medio-lungo termine. Un’accurata selezione delle imprese in base a criteri di sostenibilità – come quella che sta dietro alla costruzione degli indici etici – consente di ridurre la probabilità di investire in imprese a rischio di fallimento o di grave caduta della reputazione e della redditività. Perrini ha ricordato che, proprio grazie all’analisi di indicatori etici come quelli di ECPI, i fondi SRI hanno evitato ai loro clienti oltre il 70% dei casi di fallimento. L’analisi rigorosa delle performance di sostenibilità richiede risorse, ma il costo può essere ripagato da rendimenti finanziari mediamente superiori delle imprese con buone performance etiche, sociali e ambientali rispetto alle altre.








