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Pirelli: la CSR applicata agli pneumatici



Pirelli è una società che ha più di un secolo di vita e pone attenzione alle persone da molto prima della formalizzazione del concetto di stakeholder



7 Feb - 09:59

“Nel 2010, per il quarto anno di seguito, Pirelli si è confermata leader mondiale di sostenibilità nel settore Autoparts & Tyres dei produttori di componentistica e pneumatici per il mondo delle quattro-ruote. Per intenderci abbiamo ottenuto un rating di 90 su una media del settore di 55”.

La società della Bicocca, famosa in tutto il mondo per le sue gomme, opera in oltre 160 paesi con venti stabilimenti. Il gruppo da tempo produce un’attiva reportistica societaria in materia di Corporate Social Responsibility e ha ottenuto numerosi riconoscimenti e certificazioni dagli enti di controllo e monitoraggio più importanti. Filippo Bettini, direttore Sostenibilità e Governo dei Rischi di Pirelli, ci racconta cosa significa responsabilità sociale per loro.

 “Pirelli è una società che ha più di un secolo di vita, poniamo attenzione alle persone da molto prima della formalizzazione del concetto di stakeholder. Abbiamo sempre dato valore alla formazione del nostro personale e alle comunità che accolgono i nostri insediamenti produttivi: in un certo senso è nel nostro DNA”.

 Com’è il vostro rapporto con i fornitori? Vi siete imposti degli standard?

“Abbiamo grande attenzione per la responsabilità nella gestione delle società con cui collaboriamo. Tramite un revisore terzo specializzato controlliamo l’adesione dei nostri fornitori alle prescrizioni del diritto del lavoro dei paesi che ospitano i nostri impianti. Se si trovano irregolarità l’azienda in questione ha pochi mesi per predisporre un piano di recupero. Finora però non abbiamo trovato grandi casi critici. Questo perché imponiamo da subito un certo modo di lavorare con noi. Ci siamo imposti che almeno un quarto del fatturato relativo a fornitori di paesi occidentali rientri nel panel di controllo dei nostri sistemi di audit. Oltretutto i panel variano nel tempo per rendere più affidabili i campioni di volta in volta. Abbiamo anche deciso di controllare almeno un altro quarto del nostro fatturato risalendo ai fornitori di materie prime gomma naturale nei cosiddetti "Countries of concern", ossia i paesi con maggiore rischio ambientale o sociale”.

 Prevedete investimenti da 1,9 miliardi di euro entro il 2015: quanto ne impiegherete nella sostenibilità e come?

“Sicuramente abbiamo tante ambizioni per i prossimi anni. Abbiamo in questo periodo sviluppato diversi mercati e stiamo maturando un’ottica “local for local”, ossia puntiamo su una produzione attraverso una diretta presenza industriale che soddisfi innanzitutto la domanda dei mercati interni e limitrofi. Facciamo pneumatici in Cina per la Cina, in Messico per il Messico o il Nordamerica, in Brasile  per l’America Latina. Questa propensione significa, in pratica, anche forti risparmi sui costi della logistica e dello spostamento delle merci. Ciò significa anche applicare ancora una volta il "gaining from sustainibility" ossia l’idea – per noi forte – che la responsabilità di impresa può creare anche delle occasioni di business e di reddito”.

Nel confronto con le istanze ambientali che obiettivi vi siete prefissati?

“Ha presente il 20-20-20 imposto dall’Unione europea? Noi guardiamo oltre. A Settimo Torinese, in particolare, stiamo completando il polo tecnologicamente più avanzato ed efficiente del gruppo, i cui obiettivi di riduzione di consumi energetici andranno ben oltre quelli previsti a livello Ue. Un gioiello italiano i cui elementi di eccellenza, nell’ambito della nostra ottica globale, potranno essere ‘esportabili’ altrove. Questo contribuirà a raggiungere i target che ci siamo prefissati al 2015: riduzione del 15% delle emissioni di CO2, del 15% dei consumi energetici e del 35% dei consumi di acqua rispetto ai dati registrati nel 2009. Inoltre, guardando a 360 gradi, possiamo anche ricordare gli investimenti da centinaia di milioni di euro in nuovi impianti: entro il 2015 il 60% del nostro parco impianti avrà al massimo dieci anni di vita”.

  Mi pare che abbiate anche ridotto i consumi idrici...

“Abbiamo deciso di tagliarli di un quarto, sempre entro il 2015, e stiamo estendendo le nostre best practices anche a paesi che non ce lo imporrebbero con norme specifiche. L’acqua ci serve in diversi processi produttivi e molta ne è impiegata anche nella realizzazione delle "steel cord", le cordicelle metalliche che costituiscono lo scheletro di uno pneumatico. Oggi abbiamo negli impianti dei sistemi di ri-bonifica dell’acqua e puntiamo a un abbattimento dei consumi”.

L’effetto dei vostri prodotti sull’ambiente è anche indiretto: lavorate anche sui consumi delle auto che li montano?

“Da sempre stiamo attenti alla qualità e sicurezza dei pneumatici oltreché al loro impatto sull’ambiente. Ci siamo mossi in anticipo rispetto alla normativa sull' etichettatura che diventerà operativa in Europa nel 2012 : i nostri pneumatici già oggi limitano al minimo la resistenza al rotolamento che influenza i consumi di carburante e quindi l’inquinamento ambientale, durano più a lungo e rispettano i limiti  di rumorosità. A queste caratteristiche si affianca la tenuta di strada sul bagnato o in condizioni atmosferiche critiche che si traduce in sicurezza per chi viaggia. Rispetto per l’ambiente e sicurezza rientrano entrambi a pieno titolo in un modello di business “socialmente responsabile”: ne è un esempio lo pneumatico “Cinturato P7” che per le sue ottime performance ha ottenuto riconoscimenti da riviste specializzate internazionali”.

Avete calcolato anche i consumi di energia consumata per singolo prodotto se non erro.

“Sì, è fondamentale secondo noi ragionare in quest’ottica e perciò abbiamo calcolato i consumi di energia per ogni tonnellata di prodotto finito, ponendoci l’obiettivo di abbatterli del 15% entro il 2015 rispetto ai livelli 2009. Le sfide, come vede, sono ancora molte”.

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Ultimo aggiornamento:  7 Febbraio 2011 - 10:41

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