






La nuova agenda UE per la responsabilità sociale
Intervista a Manlio De Silvio, Project Manager di ICSR (Italian Centre for Social Responsibility)
19 Gen - 09:51
La comunicazione della Commissione europea dello scorso ottobre sulla responsabilità sociale di impresa aggiorna il quadro di riferimento e propone per i prossimi anni una strategia per l’“agire sociale” delle imprese nel Vecchio Continente. Abbiamo deciso di trattare questi temi con Manlio De Silvio, Project Manager di ICSR (Italian Centre for Social Responsibility), una fondazione che si occupa da tempo della diffusione della CSR in Italia.
“L’ultima Comunicazione della Commissione europea si inserisce in un percorso avviatosi con il Libro Verde del 2001. Successive comunicazioni furono presentate nel 2002 e nel 2006. Lo scorso anno, in un contesto in cui l’ISO aveva già rilasciato le linee guida ISO 26000 sulla responsabilità sociale delle organizzazioni, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite aveva approvato i principi in materia di diritti umani e impresa, relativi all’implementazione del Protect, Respect and Remedy Framework, e l’Ocse aveva rivisto le linee guida per le imprese multinazionali in materia di CSR, anche la Commissione è ritornata sul tema con nuove indicazioni”.
Quali sono le principali novità?
“Innanzitutto sottolineerei una nuova, più semplice ed immediata definizione della CSR. Questa viene riformulata come “La responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società”. Il rispetto per gli obblighi normativi esistenti e degli accordi collettivi tra le parti sociali rimane un pre-requisito. Viene però anche posto un chiaro obiettivo nella massimizzazione del valore condiviso per gli azionisti e per gli altri stakeholder, oltre che per la società in generale. È un punto importante che fa chiaramente riferimento alla teoria dello Shared Value promossa da Michael Porter. È necessario, infatti, sottolineare che non sempre il benessere della singola impresa si accorda al bene della società, come ampiamente dimostrato anche dalla crisi degli ultimi anni e dal mancato riequilibrio degli interessi in gioco nel mondo. In secondo luogo, l’ultima Comunicazione della Commissione definisce una concreta “road map” di otto interventi e tredici iniziative da realizzare entro il 2014. Vedremo come questi saranno posti in essere, anche nell’ambito della più ampia strategia europea di crescita e sviluppo”.
Se non sbaglio la Commissione interviene anche sulle tematiche della comunicazione della CSR...
La Commissione ha richiamato la necessità di promuovere una certa armonizzazione delle politiche nazionali in materia di CSR, anche sul versante della trasparenza in tema di comunicazione societaria, e a tale proposito si farà promotrice di una proposta legislativa in grado di omogeneizzare e facilitare la comunicazione di informazioni correlate alle tematiche sociali e ambientali all’interno dei bilanci delle società. Si incoraggerà anche la diffusione da parte dei fondi di investimento dei criteri di selezione delle attività correlati a standard etici o di responsabilità sociale. Sarà dunque promossa una maggiore “accountability”, ossia rendicontazione dell’agire sociale delle imprese già a partire dal 2012, agendo sia sul versante della pubblicistica d’azienda, che su quello delle informazioni che possono incoraggiare il consumo e l’investimento responsabile. Tutto in un’ottica di maggiore competitività delle imprese europee che tenga conto delle pmi in maniera da evitare che ancora una volta la CSR possa apparire un tema limitato alle grandi multinazionali”.
La Fondazione ICSR è da sempre molto vicina alla realtà delle imprese italiane. Ci sono istanze di particolare attualità che vuole sottolineare?
Ricordiamo che i nostri fondatori promotori sono il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’Inail e Unioncamere: si può dunque comprendere quale importanza rivestano per noi i temi correlati al lavoro in generale e, più nello specifico, tra gli altri, alla salute e della sicurezza sul lavoro e al bilanciamento tra vita lavorativa e vita personale.
Il tema della salute e della sicurezza sul lavoro, spesso purtroppo presente nelle notizie di cronaca nonostante un calo del fenomeno infortunistico negli ultimi anni, presenta in particolare interessanti margini di azione anche sotto il profilo della responsabilità sociale. Questo benché rappresenti un ambito particolarmente regolato dal legislatore e, dunque, solo apparentemente al fuori della CSR. Ciò è possibile, ad esempio, mediante la raccolta e diffusione di linee guida e di buone pratiche, ovvero delle migliori iniziative in grado di sviluppare un “pensare comune” su queste delicate materie che può essere di aiuto alla gestione concreta delle imprese in un’ottica di CSR. In questo senso pensiamo anche all'attività di validazione delle buone prassi in materia di salute e sicurezza sul lavoro condotto dalla Commissione consultiva permanente presso il Ministero del Lavoro.
Vi siete occupati spesso anche del difficile tema dell’incontro fra esigenze del lavoro e della vita privata nel quadro attuale. Può suggerirci alcune iniziative?
“È un ambito molto ampio, ma diversi esempi possono chiarire come provvedimenti anche piccoli e alla portata di quasi tutte le aziende possano rendere assai più vivibile l’ambiente lavorativo. Non tutte le società possono ad esempio dotarsi di un asilo aziendale, tuttavia in molte imprese l'introduzione di iniziative di flessibilità può rappresentare un piccolo investimento che regala grandi vantaggi. Ottimi risultati sono stati ad esempio forniti dalla Banca Ore: se un dipendente può accumulare o sottrarre ore alla propria attività in funzione delle proprie esigenze, tutto può diventare più flessibile ed efficiente. Internet offre poi una serie di vantaggi in termini di telelavoro e le nuove tecnologie spesso consentono l’inserimento dei diversamente abili nella catena produttiva a tutti i livelli. Ancora, la creazione di un ufficio per il disbrigo delle pratiche personali può rivelarsi assai efficace in termini di incremento della produttività e di benessere del lavoratore. A questi servizi si possono affiancare l’assistenza integrativa, le cure mediche o anche altri servizi (compatibilmente con le dimensioni dell’azienda) che rendono più efficiente la gestione in generale, aumentando il benessere organizzativo, la motivazione e produttività dei dipendenti”.









