






Eni, dal 2007 nel Dow Jones Sustainibility Index
Intervista con Sabina Ratti, Sustainability Vice President Eni
6 Set - 09:38
Sono poche le società del settore petrolifero che fanno parte del Dow Jones Sustainibility Index, tuttavia Eni è inserita in quello che forse è l’indice di sostenibilità più noto e prestigioso da diverso tempo. Le sfide del business petrolifero, però, comportano sempre un confronto difficile con le istanze ambientali e con le comunità locali. Ne parliamo con Sabina Ratti, Sustainability Vice President Eni.
Come vi confrontate con problemi della salvaguardia della salute umana e della tutela dell’ambiente e della biodiversità?
Uno dei nostri successi deriva dalla “carbon strategy” di Eni, che include una serie di azioni integrate tese a conseguire un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra al 2012 pari al 70% delle emissioni del 2007. Eni si è inoltre dotata dal 2006, di un sistema di gestione trasversale teso a perseguire obiettivi di sviluppo sostenibile. Fra i vari strumenti di valutazione all’avanguardia applicabili per tutte le attività dell’azienda, sottolineo un unico sistema di gestione relativo ai temi della salute, della sicurezza e dell’ambiente valido per tutti i settori di business. Le valutazioni di impatto sono sempre condotte con il massimo coinvolgimento degli stakeholder locali.
Eni ha anche intrapreso numerosi progetti per l’eliminazione del flaring e valorizzato le risorse di gas riducendo gli impatti sul cambiamento climatico. Una serie di investimenti ci hanno consentito una notevole riduzione degli scarichi delle acque estratte insieme al petrolio e al gas che vengono reiniettate nei giacimenti di provenienza.
La gestione del problema degli oil spill è da sempre uno degli obiettivi di Eni. Sappiamo che in alcuni casi, primo fra tutti il Delta del Niger, la principale causa delle perdite non è imputabile a problemi operativi o di obsolescenza delle condotte, ma deriva da fenomeni di danneggiamento volontario. L’azienda interviene in ogni caso per arginare e ridurre questo fenomeno con il monitoraggio costante e la bonifica di tutte le aree colpite.
Eni sviluppa infine diversi progetti a livello locale e partecipa a numerosi tavoli internazionali per la definizione di metodologie condivise di studio, conservazione e mitigazione degli impatti nell’ottica della tutela della biodiversità e degli ecosistemi,.
Nel 2009 la spesa ambientale di Eni ha raggiunto i 750 milioni di euro impiegati in gran parte nella tutela del suolo e dunque nella gestione dei rifiuti. In diversi casi la società è impegnata nel risanamento di aree la cui acquisizione le è stata imposta dalla politica, ma non mancano i territori in cui ha operato per anni direttamente. Quali sono gli interventi più importanti che state affrontando in questi anni?
Nessuna priorità: in tutti i siti Eni garantisce, anche con misure speciali, l’assenza di fuoriuscita di contaminazioni dalle aree oggetto di interventi di bonifica. Un’attenzione particolare è rivolta ai siti classificati dal Ministero come di “interesse nazionale”, ma da più di dieci anni Eni ha deciso di considerare tutti i principali siti industriali come potenzialmente contaminati, intraprendendo una campagna di analisi dei suoli senza precedenti. Sul Bilancio di Sostenibilità 2010 si trova una cartina con tutti gli interventi in corso: come avete ricordato, numerosi siti ereditati da Eni sono stati contaminati da attività precedenti all’arrivo della compagnia.
Tramite una società ad hoc, Syndial, Eni promuove interventi per il recupero e la valorizzazione dei suoli in maniera alternativa al ricorso allo smaltimento. Allo stesso modo, nelle aree nelle quali è necessario utilizzare la falda freatica è stato privilegiato il riutilizzo dell’acqua depurata per fini industriali, con un notevole risparmio di risorse idriche. A questo riguardo Syndial sta mettendo a punto una metodologia di bonifica sostenibile, all’avanguardia a livello internazionale.
Il settore petrolifero impone negli ultimi anni ai suoi player investimenti sempre più ingenti nella ricerca e nello sviluppo, anche in Italia Eni ha avviato progetti importanti. In che modo avete deciso di gestire il delicato rapporto con le comunità locali in questi casi?
Eni elabora da sempre strategie improntate al dialogo e al rispetto delle specificità locali. Un buon esempio in Italia è rappresentato dalla nostra presenza in Basilicata dove, dal 1996, Eni estrae petrolio e gas naturale in Val d’Agri e Val Camastra. Sin dall’inizio delle attività, Eni ha promosso una relazione solida i soggetti del territorio: il Protocollo d’Intenti sottoscritto con la Regione Basilicata nel 1998 è il primo accordo con contenuti di Sostenibilità fra una società petrolifera e una Regione italiana.
Il ruolo che Eni gioca nell’economia del territorio è ovviamente molto importante: nel 2009, sono state pagate royalty per le attività estrattive per oltre 82 milioni di euro. La presenza di Eni genera inoltre ricadute economiche positive con l’occupazione diretta o indiretta attraverso l’indotto di oltre 2.000 persone, di cui più della metà lucani. Con il progetto "Missione di Comunità" Eni partecipa anche alla creazione di percorsi di sviluppo sostenibile in Basilicata. Per esempio, per quanto riguarda la filiera turistica, sono stati programmati interventi pilota per la manutenzione e il miglioramento dei sentieri e delle infrastrutture turistiche.
Il codice Etico del 2008 è molto severo con i fenomeni di corruzione e impone la massima trasparenza anche ai vostri partners. Eni, oggi, come contrasta la corruzione?
Eni è attiva già da diversi anni nella lotta alla corruzione e proibisce espressamente nel suo Codice Etico "pratiche di corruzione, favori illegittimi, comportamenti collusivi, sollecitazioni, dirette e/o attraverso terzi, di vantaggi personali e di carriera per sé o per altri". Il Codice deve essere rispettato da tutte le persone di Eni e viene espressamente accettato da tutti i fornitori in sede di qualifica. L’impegno di Eni è stato ulteriormente rafforzato nel 2009 con due interventi. Il primo è stato l'emissione delle Linee Guida Anti-Corruzione, il secondo è stato la creazione, all’interno della Direzione Affari Legali di Eni, di una struttura denominata Anti-Corruption Legal Support Unit che presta consulenza legale specialistica e supporto in materia di anti-corruzione alle unità di business e alle società controllate non quotate sia in Italia che all’estero. Eni aderisce inoltre, da anni, all’Extractive Industry Transparency Initiative. Si tratta di un’iniziativa che promuove la trasparenza dei pagamenti derivanti dalle attività petrolifere con la pubblicazione dei dati relativi a royalties e tasse pagate in Kazakhstan, Norvegia, Timor Leste, Nigeria, Congo e Italia.









