






Hera: Cosa significa il CSR per una Multiutility
Intervista con Filippo Bocchi - Responsabile CSR Hera
30 Nov - 16:43
Il contatto diretto con il cliente, con la sua comunità e con l’ambiente impone senz’altro a una società dei servizi una gestione della responsabilità sociale d’impresa ben diversa da quella di un’azienda che comunica con gli stakeholder tramite lo scaffale di un supermercato. Di questo e di altri temi abbiamo deciso di parlare con Filippo Bocchi, responsabile del CSR per Hera.
Una multiutility opera per sua natura a stretto contatto con il proprio territorio e con i propri stakeholder: questo complica o semplifica la realizzazione delle istanze del CSR?
Senza dubbio questa “vicinanza” rende più facile la rendicontazione delle nostre attività anche nell’ambito della Responsabilità sociale d’impresa e ci permette di adattare i nostri servizi alle esigenze del cittadino. A volte però questo dialogo diretto con i portatori di interesse può risultare più complicato che in altri casi. Noi sappiamo esattamente quello che ci chiedono i cittadini e interloquiamo direttamente con loro accettando le responsabilità tipiche di chi fornisce un servizio pubblico.
Quali risultati vi hanno maggiormente soddisfatto in questi anni nell’ambito del CSR, ci sono dei progetti che invece ritenete di dovere ancora implementare?
Hera ha dovuto affrontare diverse sfide: partendo da un’aggregazione fra imprese locali ha saputo integrare i propri servizi, migliorando la propria offerta e riducendo l’impatto ambientale delle proprie attività. La nostra trasparenza e la stessa redazione del nostro bilancio di sostenibilità sono stati però apprezzati e ci hanno permesso di ottenere il primo posto nella classifica dei CSR Online Awards di Lundquist e il secondo posto in Italia nella classifica Italian H&H Webranking 2010 che premia le migliori esperienze di comunicazione istituzionale. Su internet pubblichiamo i dati delle emissioni dei termovalorizzatori ogni mezz’ora con un sistema di trasparenza unico nel nostro settore.
In quest’ambito sembra che siate riusciti a trasformare il ciclo dei rifiuti in una risorsa, a differenza che in altre parti d’Italia...
Abbiamo preso dall’esperienza di Shell l’idea dei Rab (Residential Advisory Board) che in pratica si occupano di favorire il dialogo diretto tra le imprese e la cittadinanza instaurando una forma di consultazione che ci aiuta a comprendere le istanze del territorio e a spiegare i nostro progetti alle comunità. E’ un’esperienza che ci ha molto aiutato a sviluppare le nostre idee. Senza dubbio la presenza della volontà politica di fare sul territorio ci ha molto aiutato. Abbiamo comunque dovuto gestire fenomeni come la sindrome di Nimby o il dialogo a volte difficile sulla realizzazione di un impianto o di una discarica in un determinato sito.
Una multiutility può sfruttare possibili integrazioni fra i diversi servizi forniti anche nell’ambito del CSR?
Dipende dai diversi casi specifici, senz’altro esistono delle sinergie importanti fra servizi diversi e quindi, in quest’ottica, la possibilità di ottenere dei vantaggi su una scala più ampia. A mio parere la logica della multiutility rimane vincente sotto tanti aspetti. Le diverse attività per esempio consentono di bilanciare i contraccolpi di una crisi come quella attuale, restituendo un’azienda più solida. Anche questo è CSR, come quando un’attività più sostenibile non subisce contraccolpi sui livelli occupazionali, nonostante un rallentamento dell’economia.
Voi utilizzate un sistema di controllo strategico chiamato balanced scorecard (letteralmente: “scheda a punti bilanciata”) che prevede progetti prioritari alcuni dei quali direttamente collegati al CSR. Questo sistema vi aiuta a integrare le istanze degli stakeholder con la generale strategia del gruppo?
Assolutamente sì. La balanced scorecard ha permesso di dare ad alcuni obiettivi strettamente correlati alla responsabilità sociale d’impresa la stessa dignità di altri target aziendali ed economici. In particolare l’aver collegato tramite questo sistema di controllo questi obiettivi all’incentivazione di dirigenti e quadri permette anche al CSR di incidere sugli obiettivi individuali. Grazie a questo approccio fino al 16-17% della retribuzione di un dirigente può oggi essere connessa a obiettivi inseriti nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa.
Una società attenta al CSR è più efficiente o solo più costosa?
Forse è più costosa nel breve periodo, ma senz’altro è una scelta che alla fine ripaga









