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Cilona (Cgil): Iso 26000? Finalmente un approccio condiviso



Ornella Cilona segue per la Cgil le tematiche della Responsabilità Sociale da anni ed è Presidente della Commissione UNI sulla CSR



21 Dic - 11:33

"L'approvazione delle nuove linee guida Iso 26000 alla fine del 2010 ha segnato un passo avanti nel percorso della Responsabilità Sociale a livello globale. Mi preme sottolineare che queste linee guida sono il frutto di un processo condiviso e non unilaterale. Sono, inoltre, valide non solo per le imprese, ma anche per tutte le associazioni in genere, Ong comprese". Ornella Cilona, che segue per la Cgil le tematiche della Responsabilità Sociale da anni ed è Presidente della Commissione UNI sulla CSR, ama sottolineare che per una volta nel parlare di CSR si sono seduti intorno a un tavolo consumatori, governi, imprenditoria, sindacati, Ong, organizzazioni di servizi, ricerca e accademici che hanno trovato un accordo di ampio respiro. Già una società dell'energia italiana sta prendendo in considerazione Iso 26000 per una sua possibile adozione.

"Stavolta - aggiunge Cilona - non si tratta di semplice filantropia, ma di un accordo e di un percorso condiviso a monte. Se un'impresa decide di adottare la Iso 26000 deve confrontarsi sui vari temi che coinvolgono i portatori di interesse. Se interviene sulle condizioni di lavoro, deve parlare con i sindacati; se affronta tematiche ambientali, deve dialogare con le Ong che seguono questi aspetti".

Ma la Iso 26000 è vincolante? E' certificabile? Il presidente di un'azienda può appendere nella stanza un certificato che dichiara la coerenza con le norme della Iso 26000? E se non le segue rischia delle sanzioni?
Fin dalle prime fasi della sua elaborazione si è scelto di seguire per la Iso 26000 un percorso diverso da quello della delega del controllo a un ente terzo certificatore. L'approccio multi-stakeholder che è stato adottato propone un modello diverso in cui la dialettica delle parti e dei portatori di interesse è garante dell'applicazione dei principi delle linee guida. E' fondamentale anche comprendere che, come anche indicato dalla Commissione europea nei suoi pronunciamenti più recenti, c'è un carattere di volontarietà nella stessa definizione della CSR, che la pone a un livello diverso da quello del semplice rispetto delle leggi. La Responsabilità sociale di impresa punta a creare un fattore competitivo e qualitativo che si pone oltre le richieste della legge, che in quest'ambito si danno per scontate.

Quest'anno sono stati approvati anche dall'Onu i principi del "Protect, Respect and Remedy" framework e in generale sembra che la comunità internazionale sia sempre più attenta a queste tematiche...
Quest'anno anche l'Ocse ha approvato una revisione delle sue nuove linee guida destinate alle imprese multinazionali e incentrate sui temi della CSR. Tutti questi documenti, a mio parere, sono interessanti perché accolgono una riflessione più pragmatica e una maggiore prossimità al mondo concreto del lavoro e delle imprese. Per molti anni la riflessione sul tema della responsabilità sociale è rimasta chiusa nelle aule delle università, restando sostanzialmente teorica. Lo stesso "scrivere" queste nuove regole ha spolverato questi concetti e li ha avvicinati al mondo reale. Per esempio, si è finalmente posto l'accento sui rapporti di subfornitura e si è chiesto di più nella sorveglianza della filiera.

Lei non teme che la crisi economica in corso possa rallentare o frenare questa evoluzione verso una nuova economia?
Noi pensiamo che non ci sia e non debba esserci una contraddizione fra ricerca, competitività, pacificazione sociale da un lato e sviluppo economico dall'altro lato. In questo siamo supportati anche dalle opinioni della Commissione europea che ha parlato di CSR come di un perno per la competitività delle imprese europee. Ovviamente vediamo che in questa difficile crisi molte aziende si concentrano sulla propria sopravvivenza trascurando altre tematiche, tuttavia per noi la CSR è una risorsa e non un freno.

Non mancano le contraddizioni: capita che un'azienda ai vertici delle classifiche internazionali del CSR venga multata per centinaia di milioni di dollari per fenomeni di corruzione...
Io ricordo un caso messo in luce da Amnesty International alcuni anni fa nel settore minerario del Mozambico. Alcune multinazionali avevano strappato al governo un congelamento per 50 anni delle condizioni di lavoro. Questo significa che le multinazionali potevano ignorare ogni nuova richiesta in termini di salario o di sicurezza (per esempio) per mezzo secolo. Di casi come questi se ne sono visti e se ne vedono tanti, tuttavia sarebbe ingiusto ignorare i progressi che pure a livello globale si stanno facendo.

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Ultimo aggiornamento:  21 Dicembre 2011 - 12:02

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