






Altroconsumo-Quando lo stakeholder è il consumatore
Quale ruolo possono avere le associazioni dei consumatori di fronte ai meccanismi giganteschi dell’economia globale ?
14 Gen - 14:44
Lo stagno o il tantalio utilizzato nello smartphone che ci hanno regalato per Natale potrebbero venire dal Congo o dal Ruanda dove numerose miniere sono in mano a milizie senza scrupoli. La produzione di un iPhone 4G costa 4,6 euro in Cina contro un prezzo 100 volte superiore nel negozio sotto casa e spesso le condizioni di lavoro nelle aziende fornitrici dei grandi marchi sono poco monitorate (o per niente) da osservatori terzi.
Le inchieste sulla responsabilità sociale d’impresa di Altroconsumo rivelano un mondo complicato. Eliana Guarnoni segue per questa associazione le tematiche del Corporate Social Responsibility da anni. A lei chiediamo: di fronte ai meccanismi giganteschi dell’economia globale che ruolo possono avere le associazioni dei consumatori?
“I ruoli che possono avere sono almeno due. Il primo è quello di informare e sensibilizzare i consumatori. Il secondo è invece quello di vero e proprio stakeholder, quando, come nel caso delle nostre inchieste, veniamo a contatto diretto con le aziende e con i loro luoghi di produzione misurandone trasparenza, sostenibilità e capacità di tutela sociale. Oggi l’immagine per ogni azienda è fondamentale e quindi anche una “cattiva pubblicità” può spingere dei colossi a rivedere i propri modelli operativi come già avvenuto per gruppi come Nike o Wall Mart”.
Ma non c’è il rischio che tutto si riduca a una campagna pubblicitaria che poi non modifica realmente il modo in cui le aziende operano nei territori?
“Effettivamente il rischio del “greenwashing”, ossia della riduzione delle politiche di responsabilità sociale d’impresa a semplici operazioni di facciata è concreto, ma ci sono anche casi virtuosi. E’ corretto inoltre distinguere tra l’applicazione del CSR a interventi filantropici indipendenti dalle attività principali dell’azienda e interventi nel sistema produttivo del gruppo. Per esempio Vodafone ha una fondazione molto attiva in campo filantropico, ma non fornisce informazioni adeguate sulle condizioni di lavoro nei suoi call center”.
Ma non c’è una contraddizione fra lo stakeholder consumatore che vuole un prezzo basso e lo stakeholder lavoratore che vuole una vita dignitosa?
“Non sempre prezzi bassi significa sfruttamento. Per esempio nelle nostre recenti ricerche sul mercato degli ananas abbiamo evidenziato che solo il 4% del prezzo finale va ai lavoratori delle piantagioni: tutto il resto è lavorazione in Europa, intermediazione, distribuzione... con margini così elevati sono sicuramente possibili interventi che non colpiscano i contadini del Costa Rica. Negli hard discount abbiamo riscontrato una qualità medio-alta a prezzi decisamente bassi che dimostrano ampi margini di miglioramento del sistema”.
Una maggiore trasparenza della filiera produttiva aiuterebbe? A che punto siamo su questo versante? Servirebbero norme più stringenti?
“La trasparenza della filiera è un nodo centrale. In termini di trasparenza siamo agli albori: in genere sono pochissime le aziende che pubblicano le liste di fornitori e i criteri di selezione degli stessi. Una stretta normativa è però da valutare con cautela, perché spesso le grosse multinazionali premono sui governi nella direzione di criteri più rigidi perché sanno che questo darebbe loro un vantaggio competitivo sulle aziende più piccole che non saprebbero sopportare i costi della trasparenza”.
C’è chi sostiene che oggi il cittadino ha più potere come consumatore che come elettore. Lei che ne pensa: come consumatori abbiamo un potere sui meccanismi di produzione?
“L’atteggiamento del consumatore può assumere il carattere di una scelta politica ed è anche vero che l’economia si è spesso sostituita alla politica negli ultimi anni. Questo ci dà potere in quanto consumatori ed è confermato dal fatto che in qualche caso grandi aziende danneggiate dai loro stessi comportamenti e dal conseguente danno alla propria immagine hanno concretamente mutato atteggiamento approdando a comportamenti più virtuosi”.









