Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione di terze parti per proporti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per maggiori informazioni, ti invitiamo a consultare la nostra cookie policy. Cliccando su “Continua” o proseguendo nella navigazione acconsenti all’utilizzo di tali cookie.

Il mercato

ATFund Fondi quotati - L’innovazione è un valore per tutti

03 Apr 2018 - 10:28

Secondo Pietro Poletto, Global Head ETF e Fixed Income Markets di LSE Group, i fondi quotati rappresentano un’opportunità per investitori e case d’investimento.



«In questo momento ci sentiamo dei Don Chisciotte che lottano per migliorare le modalità distributive e la qualità della consulenza». Pietro Poletto, Global Head of ETF and Fixed Income Markets di London Stock Exchange Group, utilizza una metafora letteraria per descrivere l’impatto dei fondi quotati sui mercati e il ruolo chiave nell’innovazione finanziaria di Borsa Italiana. Però, a differenza del cavaliere errante nato dalla penna dello scrittore spagnolo Miguel Cervantes, che voleva combattere soprusi e ingiustizie sfidando anche nemici immaginari, in questo caso la sfida è quella di migliorare il processo distributivo tramite le sinergie derivanti dall’utilizzo di sistemi e piattaforme integrati verticalmente, che minimizzano le attività manuali grazie a processi standardizzati a beneficio di tutti i partecipanti al mercato.

poletto-big2

Pietro Poletto, l’innovazione non può prescindere dalla tecnologia anche quando si parla di finanza.

«La tecnologia al servizio dei mercati finanziari è da sempre un punto di forza di Borsa Italiana, grazie alla quale è stato possibile costruire microstrutture dei mercati conosciute e apprezzate a livello internazionale. Grazie anche a questa capacità di innovazione abbiamo voluto mettere a fattore comune quanto consolidato nel tempo, anche per standardizzare e automatizzare il processo distributivo dei fondi che, tradizionalmente, non hanno mai beneficiato dei punti di forza di un mercato di negoziazione regolamentato. La semplificazione dell’accesso e la centralizzazione dell’informativa sui prodotti quotati sono quindi due ulteriori punti caratterizzanti di questa iniziativa».

Il primo vantaggio è chiaro e si chiama “innovazione ed efficienza”. E gli altri plus?

L’efficienza e la standardizzazione dei processi producono per definizione una semplificazione e una riduzione dei cosiddetti costi accessori di un modello distributivo non integrato. I beneficiari di questi risparmi sono tutti gli attori della filiera e, non ultimi, anche gli investitori finali grazie alla valorizzazione dei servizi di consulenza».

Può spiegarsi meglio? In che modo la consulenza sarebbe valorizzata?

«Il consulente può concentrarsi sulla creazione di valore per il cliente grazie all’esperienza nella selezione dei prodotti e alla capacità di creare un portafoglio di asset allocation coerente con i profili di rischio, evidenziando solo il costo di questo servizio a valore aggiunto visto che vengono meno molte voci di costo che il cliente oggi paga a causa di un processo distributivo non integrato e standardizzato.
Il ruolo di Borsa è quello di concentrare e rendere fruibili a tutti gli investitori le informazioni sostanziali per potere investire nei prodotti quotati con il supporto del proprio consulente».

In questo anche la nuova direttiva europea MiFID II è di grande aiuto.

«Lo spirito della direttiva MIFID II è proprio quello di aumentare la trasparenza sui costi applicati ai diversi servizi finanziari sostenuti dagli investitori. Questo dovrebbe aiutarli ad aumentare la propria consapevolezza in merito alla qualità del servizio. La modalità negoziale dei fondi tramite il mercato di Borsa va proprio nella direzione di semplificare l’accesso ai clienti e ai consulenti, minimizzando i costi accessori.

Anche per le case prodotto, quindi, potrebbero esserci vantaggi dal punto di vista economico?

«Certamente, oltre a un miglioramento dell’efficienza e dell’operatività nonché all’aumento della propria visibilità, la quotazione dei propri fondi in Borsa consente a una Sgr di ridurre sensibilmente le attività amministrative e di back office: buona parte di queste attività, infatti, vengono già svolte dall’intermediario aderente al mercato. In sintesi: meno carta e maggiore semplificazione dei processi a vantaggio della valorizzazione delle persone, dirottate su attività a maggior valore aggiunto».

I vantaggi sono chiari, quindi. Come sta rispondendo il mercato?

«La nostra iniziativa ha suscitato molto interesse e curiosità da parte del mercato, anche se non tutti i player hanno capito, al momento, il potenziale di questa innovazione. Credo che avere a disposizione un canale distributivo capillare come quello di Borsa, complementare a quello tradizionale, sia un’opportunità da valutare commercialmente anche per lanciare ad esempio nuovi prodotti non in competizione con quelli già presenti nel proprio catalogo o fondi con un profilo commissionale diverso in quanto in execution only».

Abbiamo parlato di investitori e case prodotto. E le opportunità per Borsa Italiana?

«Per noi la quotazione dei fondi rappresenta il completamento di un percorso che vede Borsa Italiana sempre più come l’hub di riferimento per la distribuzione di prodotti finanziari, conforme alle più recenti normative e accessibile a tutti gli investitori e nell’interesse più generale degli stakeholder dell’industry».


Borsa Italiana non ha responsabilità per il contenuto del sito a cui sta per accedere e non ha responsabilità per le informazioni contenute.

Accedendo a questo link, Borsa Italiana non intende sollecitare acquisti o offerte in alcun paese da parte di nessuno.


Sarai automaticamente diretto al link in cinque secondi.