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Gli emittenti

ATFund Fondi quotati – Soddisfatti, nonostante tutto

07 Giu 2018 - 14:59

Davide Pasquali, presidente di Pharus Sicav, è contento delle opportunità offerte da questo segmento di mercato: «La quotazione ci consente di superare alcune “barriere all’ingresso”. Ma serve maggiore apertura da parte delle reti»



Un Paese piccolo, organizzato, efficiente. Nell’immaginario collettivo, la Svizzera è percepita così. Esattamente come nel mondo del risparmio gestito è percepita Pharus, boutique fondata nel 1998 a Mendrisio, nel Canton Ticino, che può essere definita come “la Svizzera dell’asset management”. «Abbiamo tre miliardi di euro in gestione e ci rivolgiamo a una nicchia di mercato, grazie anche agli accordi con piccole banche, arrivando dove i player più grandi non riescono», racconta il presidente di Pharus Sicav, Davide Pasquali, che spiega anche perché questa realtà è organizzata ed efficiente: «Siamo nati 20 anni fa da un’iniziativa completamente privata, senza avere alcun vincolo con banche o altri soggetti, con il solo obiettivo di soddisfare le esigenze della clientela. Inizialmente eravamo una fiduciaria: in pratica, gestivamo patrimoni di clienti privati depositati presso gli istituti di credito locali.
In quegli anni, infatti, in Svizzera si poteva ottenere solo la licenza bancaria e quella di contrattatore di titoli, non c’era la possibilità di richiedere l’autorizzazione per la gestione di investimenti collettivi di capitale, paragonabile a quella delle Sgr. Le cose sono cambiate nel 2006, tanto è vero che abbiamo colto subito l’opportunità iniziando nel 2007 la nostra attività di gestione di fondi di diritto lussemburghese, cosa che ci ha permesso di allargare lo sguardo all’intero mercato dell’Unione Europea. In realtà, però, ci muoviamo prevalentemente tra Svizzera e Italia. Il motivo? Il nostro punto di forza è la fase di post vendita: quando un distributore ci chiama, noi arriviamo; per questo non possiamo essere troppo lontani».
In fondo anche Piazza degli Affari, a Milano, è vicina a Mendrisio. Non a caso Pharus Sicav è presente fin dal 2015 con i suoi prodotti nel segmento dei fondi aperti quotati di Borsa Italiana.

pasquali big

Davide Pasquali, perché questa scelta?
«Senza accordi di distribuzione con reti di promotori finanziari e banche è praticamente impossibile proporre i nostri prodotti alla clientela. La presenza nel segmento dei fondi quotati, quindi, ci consente di superare questa barriera: per l’acquisto basta un click. O forse sarebbe meglio usare il condizionale: abbiamo scoperto, infatti, che alcune banche non danno la possibilità di acquistarli, anche se sono convinto che le cose sono destinate a cambiare presto».

Che cosa le fa pensare questo?
«L’atteggiamento di alcune banche di credito cooperativo, ad esempio, o di altri importanti soggetti che si stanno aprendo a questo mercato».

Con quali prodotti siete presenti nel segmento ATFund?
«Abbiamo quotato 18 fondi, che si distinguono per semplicità e comprensibilità: visto che sono prodotti acquistabili anche da una clientela “fai da te”, è bene che non siano troppo sofisticati. Tra i nostri prodotti di punta mi piace ricordare Pharus Target, fondo obbligazionario corporate high yield con distribuzione di un dividendo del 7%, particolarmente adatto a quegli investitori abituati allo stacco della cedola. Sempre in tema obbligazionario c’è Pharus Bond Opportunities, mentre chi cerca un prodotto con un’estrema liquidità può orientarsi su Pharus Liquidity, fondo monetario che ha ottenuto un andamento positivo per 15 anni. Copriamo anche l’azionario con Pharus International Equity Quant, che sostanzialmente replica l’indice MSCI World; si tratta di un prodotto semplice che stimola la clientela ad autogestirsi».

Pharus Sicav è presente nel mercato dei fondi aperti quotati fin dall’inizio: riesce a fare un primo bilancio di questa esperienza?
«Attraverso la quotazione dei nostri fondi abbiamo raccolto 35 milioni di euro, non pochi considerando che si tratta di un mercato ancora poco conosciuto e in qualche caso anche “osteggiato”. MiFID II forse può aiutare a ottenere una migliore profilazione del cliente, accompagnata però da un aumento della burocrazia; non credo, quindi, che possa dare particolare impulso al settore. Piuttosto, servirebbe una maggiore apertura delle reti di distribuzione. Qui in Svizzera, ad esempio, i consulenti non si fanno troppe domande: quando un cliente entra in banca e chiede un fondo, glielo acquistano subito. Questo significa essere realmente al servizio della propria clientela».


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