Rapporto di Borsa Italiana sullo shareholding in Italia

L'investitore retail e la borsa: quale possibile relazione con le società quotate?



17 Nov 2008 - 13:36

Borsa Italiana presenta il suo terzo rapporto sulle principali caratteristiche e comportamenti finanziari degli investitori retail in azioni.

Rispetto ai precedenti Rapporti del 2001 e del 2003 viene valutata nel dettaglio la relazione esistente tra le società italiane quotate e i loro azionisti retail, con l’obiettivo di individuarne i legami esistenti ed eventuali attività per valorizzarli.

Per la realizzazione del Rapporto Borsa Italiana ha lavorato in partnership con Emittenti Titoli SpA.

Questi i principali temi sviluppati dalla ricerca:

Quantificazione dello shareholding in Italia e sua evoluzione nel tempo

Nel corso degli ultimi cinque anni circa 3 milioni di famiglie (16% del totale) hanno investito direttamente in azioni. A inizio 2008 il 7% del totale delle famiglie italiane (1,3 milioni) possiede azioni. Nelle famiglie italiane, a partire dal 2001, si è assistito a un’evoluzione dei comportamenti economici e finanziari accompagnata da un processo di selezione del bacino degli investitori in azioni. Sono stati soprattutto i soggetti più fragili dal punto di vista socio-demografico, delle capacità di investimento e del contesto di provenienza ad essersi allontanati (temporaneamente o in maniera permanente) dalle azioni. Al contrario gli investitori retail che hanno mantenuto un investimento in azioni presentano un profilo con più elevate caratteristiche socio-demografiche, maggiore capacità e intensità di risparmio, più  positiva percezione della propria situazione economica e del Paese, superiore autonomia decisionale e ricorso a referenti per l’investimento.

Portafoglio finanziario, investimento in azioni e operatività degli investitori in azioni

Gli investitori in azioni presentano un portafoglio finanziario ricco e diversificato, in cui l’investimento diretto in azioni pesa il 22%. L’investimento azionario per tali soggetti è un’esperienza di lunga data: il 55% si è avvicinato al mercato azionario prima del 2000 e solo l’1% ha iniziato a investire nel corso dell’ultimo anno.

Con riferimento al portafoglio azionario degli investitori in azioni, il 34% degli intervistati possiede un solo titolo azionario e il 62% non più di due. Le azioni quotate detenute direttamente sono prevalentemente Blue Chip (84% degli intervistati), seguite dalle azioni di società di piccola e media capitalizzazione (25%) e dalle estere (17%).

Il 53% degli investitori in azioni ha movimentato il proprio portafoglio azionario nel corso degli ultimi dodici mesi con un numero medio annuo di operazioni pari a 16 (12 nel 2003).

Borsa Italiana si conferma il principale mercato di riferimento delle negoziazioni per l’investitore retail: solo il 9% degli intervistati negli ultimi tre anni ha negoziato strumenti finanziari su mercati diversi da quelli gestiti da Borsa Italiana.

Il 12% degli investitori in azioni ricorre a Internet per la realizzazione delle proprie negoziazioni di strumenti finanziari: nell’80% dei casi la negoziazione online ha ad oggetto la compravendita di azioni italiane quotate, nel 23% riguarda anche i titoli di Stato e nel 20% i fondi comuni.

Gli investitori in azioni che si informano sulla società di cui sono azionisti rappresentano il 60% degli intervistati. Per essi il sito di Borsa Italiana è la seconda fonte utilizzata per reperire tali informazioni (28%) dopo i quotidiani (61%).

Si è evidenziata però ancora troppa incertezza sulle nozioni finanziarie di base (soltanto il 50% circa degli intervistati ritiene di conoscere la differenza tra strumenti finanziari quotati e non quotati, mentre solo poco più del 20% conosce quella tra una negoziazione su un mercato regolamentato o meno): appare quindi necessario un ulteriore sforzo di education nei confronti di questo specifico segmento di investitori.

Relazione attuale e prospettica con le società quotate

Il grado complessivo di partecipazione degli investitori in azioni alla vita delle società quotate di cui sono o sono stati investitori nel corso degli ultimi tre anni risulta ancora piuttosto contenuto, come anche il livello di conoscenza dei diritti che derivano dal loro status di azionisti.

Emergono quindi significativi spazi per una valorizzazione di tale relazione. Gli investitori in azioni ritengono che alcune attività potrebbero migliorare sensibilmente il loro grado di partecipazione alla vita societaria: la possibilità di partecipare agli incontri con gli analisti finanziari (50%); potersi iscrivere a un club dedicato ai piccoli azionisti (48%) o semplicemente partecipare a eventi a essi dedicati (47%); partecipare o anche solo assistere alle assemblee in streaming su internet (48%), ed eventualmente poter votare elettronicamente (45%).

Alla luce della centralità del tema della shareholder identification nell’ambito della recente direttiva comunitaria Shareholders’ rights (Direttiva 2007/36/CE), il 56% si dichiara favorevole a che la società sia periodicamente informata sull’identità dei propri piccoli azionisti.

Le società quotate sui mercati di Borsa Italiana, complessivamente considerate, godono di una spiccata riconoscibilità, intesa come sintesi degli indicatori di visibilità, immagine e propensione all’investimento tra gli investitori in azioni. L’indice di Brand Equity del mercato azionario italiano (calcolato da GfK Eurisko) risulta molto elevato, anche nel confronto con altri mercati come quello bancario e assicurativo.

Metodologia di realizzazione del Rapporto

Il Rapporto si articola in due moduli complementari:

  • una prima fase, fase desk, basata sulle evidenze dell’indagine GfK Eurisko Multifinanziaria Retail Market è rivolta a quantificare la diffusione della detenzione di azioni presso la popolazione italiana, descrivere la sua evoluzione nel tempo e definire il profilo dell’investitore in azioni.
  • una seconda fase, che prende le mosse dalla prima, consiste in un’indagine estensiva realizzata da GfK Eurisko nella primavera 2008 attraverso una survey presso 700 famiglie italiane investitrici in azioni negli ultimi tre anni ed è finalizzata a descrivere i comportamenti finanziari degli investitori retail in azioni e indagare la relazione effettiva e potenziale tra le società italiane quotate e i loro azionisti retail.

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