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Tappe Storiche


1808-1814
La nascita della Borsa di Commercio di Milano

editto

Il decreto vicereale del 16 gennaio 1808 di Eugenio Napoleone sancisce la nascita della Borsa di Commercio di Milano che apre presso il Monte di Pietà.

Un anno più tardi la sede viene portata in Piazza Mercanti all’interno del Palazzo dei Giureconsulti.

Prima dell’istituzione napoleonica, l'attività di cambio e la vendita all'incanto degli effetti pubblici erano già praticati sulla piazza milanese così come nelle principali città italiane.

La vera novità introdotta in Italia dal Codice di commercio napoleonico è il regime pubblicistico delle Borse di commercio che contraddistingue il mercato finanziario italiano fino al 1998, differenziandolo dal sistema anglosassone dove le borse si sono costituite per la libera associazione degli operatori.

Nel giugno del 1813 vengono stabiliti per decreto il numero dei mediatori e i loro diritti per ciascuna operazione.


1815-1859
La Restaurazione austriaca

foto palazzo giureconsulti


Al ritorno degli austriaci, l’istituzione della Borsa di commercio viene confermata con un decreto imperiale del maggio 1816.

La Camera di commercio mantiene l’esercizio delle funzioni attribuite dai decreti istitutivi del 1808, mentre l’elezione diretta dei Sindaci di Borsa da parte dei mediatori resta inapplicata.

Le nomine continuano ad essere effettuate dalla Camera di commercio, spesso anche al di fuori della categoria dei mediatori.

Nel 1859 viene quotato il primo titolo azionario della Società Ferroviaria del Lombardo Veneto.

 

 

Dal 1860 al 1913
La Borsa nel nuovo regno d’Italia

titolo antico

foto Cordusio

 

Con il 1861, il volume dei valori contrattati alla Borsa ambrosiana conosce un sensibile aumento, grazie soprattutto all’enorme offerta di titoli del debito pubblico che il Governo Italiano deve emettere per sostenere l’unificazione del paese.

Negli anni ’70 compaiono i titoli delle prime compagnie ferroviarie e di numerosi istituti di credito. Le società manifatturiere invece, rimangono fuori dal listino per un lungo periodo. Le loro ridotte dimensioni infatti consentivano di far fronte alle esigenze di sviluppo tramite autofinanziamento. E’ solo al volgere del secolo che la rapida crescita industriale del paese porta anche questo settore a cercare in Borsa i finanziamenti necessari. Il numero di azioni quotate a Milano passa così da 23 a 54 tra il 1895 e il 1900, per raggiungere le 160 nel 1913.

Nel 1901 termina la costruzione di Palazzo Broggi in Piazza Cordusio, sede per 30 anni della Borsa Valori.

Nel 1913 entra in vigore la Legge 30 marzo n.272 che regola il funzionamento della Borsa. La legge stabilisce con precisione le competenze di vigilanza, di controllo e di gestione, suddividendole tra ministeri competenti, Camere di commercio, Sindacati dei mediatori e Deputazioni di Borsa.

Nel XIX secolo le sedi di Borsa si diffondono su tutto il territorio nazionale in molti centri mercantili. Le principali piazze finanziarie erano tuttavia concentrate a Genova, Milano, Torino, Firenze e Roma. Nei primi anni del ‘900 la geografia finanziaria muta profondamente e mentre Roma acquisisce peso a scapito di Firenze, Milano supera Genova come principale mercato della penisola, anche grazie alla concentrazione di titoli azionari industriali.

Dal 1914 al 1945
Nasce Piazza degli Affari

palazzo mezzanotte

Con gli anni ’20 a causa dell’intensificarsi dell’attività, la sede di Palazzo Broggi comincia a rivelarsi insufficiente. Nel 1928 viene affidato all’architetto Paolo Mezzanotte il compito di progettare una nuova sede. La sede viene inaugurata quattro anni più tardi in una nuova piazza completamente rimodellata: nasce Piazza degli Affari. Nel Palazzo, assieme agli arredi disegnati dallo stesso Mezzanotte e a maioliche decorate da Gio Ponti, vengono installate le più moderne tecnologie del tempo (cabine telefoniche, tabellone meccanico).

Negli anni tra le due guerre i mercati di borsa italiani, così come quelli internazionali, subiscono forti oscillazioni con fasi di euforia rialzista e drammatici ribassi.

Alla fine della prima guerra mondiale si registra una forte ripresa dei corsi e dei volumi scambiati che dura sino alla crisi del ‘29. Con i primi anni ’30 l’intervento dello stato in salvataggio del sistema creditizio porta alla cancellazione dei titoli bancari dal listino.

Nella seconda metà del decennio le necessità finanziarie del regime a causa delle spese militari drenano molte risorse dal mercato azionario. L’entrata in guerra e lo stato di emergenza portano con sé la nominatività obbligatoria dei titoli azionari. Dal 1942 al 1945 Piazza Affari continua a funzionare in misura drasticamente ridotta, anche sotto i bombardamenti.

 

 

Dal 1946 al 1962
Ricostruzione e ripresa degli scambi

sala grida

Dopo la ricostruzione postbellica, nel volgere di pochi anni l’attività riprende a pieno ritmo e per tutti gli anni ‘50 si assiste a una lunga fase espansiva in cui la forte crescita dei corsi azionari si accompagna al generale boom dell’economia italiana.

Il numero delle società quotate rimane sostanzialmente invariato, mentre al loro interno aumentano i settori assicurativo, finanziario ed elettrico. Nel 1954, nel quadro di una forte crescita delle quotazioni, l’indice generale dei titoli azionari passa quota 4000.

Durante la frenetica attività degli anni ’50 il lavoro di backoffice continua ad essere svolto con sistemi ancora artigianali, non più al passo con i volumi registrati. Lo scambio tra le controparti e la verifica dei contratti eseguiti in giornata, la rilevazione dei prezzi fatti e la redazione dei listini ufficiali venivano fatte a mano con grande dispendio di tempo. Nel 1961 viene costituito per iniziativa di alcuni agenti di cambio milanesi il Ceb, Centro elettronico borsa, primo passo verso la gestione e l’elaborazione automatizzata dei dati.

 

 

Dal 1963 al 1974
Milano capitale finanziaria dell’Italia

titolo elettrico

Con i primi anni ’60 il ciclo di espansione economica rallenta: la crescita dell’inflazione e l’andamento negativo della bilancia dei pagamenti portano un’inversione di tendenza mentre l’intervento crescente dello stato nell’economia agisce come un fattore depressivo sulla Borsa. In questo periodo i beni rifugio come i titoli di stato e del reddito fisso acquisiscono peso rispetto al mercato azionario.

Nel 1964 compaiono in Italia i primi fondi di investimento di diritto lussemburghese.

Nel 1967 viene istituito l’Ordine professionale degli Agenti di cambio mentre sette anni più tardi entra in vigore la Legge n. 216 che istituisce la Consob e riforma il diritto societario.

Negli anni ’70 la piazza milanese acquisisce un peso sempre maggiore nel quadro della rete nazionale delle Borse valori. Gli istituti bancari si dotano di strumenti per la gestione centralizzata degli ordini e iniziano a convogliare tutte le operazioni presso un’unica sede, nella maggior parte dei casi a Milano.

 

 

Dal 1975 al 1991
La nascita del Mercato ristretto e il potenziamento delle strutture di servizio

tabellone

Nella seconda metà degli anni ’70 vi è un forte impegno per contrastare il clima economico italiano e internazionale poco favorevole. Nel 1977, dopo che l’indice aveva raggiunto i minimi storici dal dopoguerra, per cercare di rivitalizzare gli scambi viene adottato il sistema del credito d’imposta che pone fine alla doppia tassazione dei redditi e viene istituito il Mercato ristretto per ampliare l’offerta dei titoli negoziabili.

I volumi scambiati riprendono a crescere in modo consistente a partire dal 1983, anno dell’istituzione dei fondi comuni di investimento che hanno un duplice effetto benefico sulla Borsa. In primo luogo, per costituire i propri portafogli di titoli, i fondi procedono a massicci acquisti con effetti positivi sulle quotazioni e in secondo luogo l’offerta di questi nuovi strumenti inizia a raggiungere un bacino di risparmiatori molto più ampio di quello che operava direttamente sul mercato azionario.

Nel 1985 il tabellone meccanico che registrava i prezzi dal 1932 viene sostituito da un moderno tabellone elettronico. Nel 1978 viene costituita Montetitoli, società per la custodia e l’amministrazione centralizzata dei valori mobiliari. E’ grazie a queste due strutture che si pongono le basi per la dematerializzazione dei titoli e gli scambi elettronici.

 

 

Dal1992 al 1997
Telematizzazione e dematerializzazione degli scambi

monitor

La legge 2/1/1991 n.1 avvia un intenso processo di riorganizzazione e sviluppo dei mercati finanziari. Gli agenti di cambio perdono il monopolio dei contratti di Borsa e vengono costituite le Società di intermediazione mobiliare (Sim). I Comitati direttivi delle sedi di Borsa in Italia vengono sciolti e viene costituito un Consiglio di Borsa con sede a Milano. Il Consiglio, che rappresenta tutte le componenti del mercato (Banca d’Italia, Sim, istituti di credito, Camere di commercio), ha il compito di unificare le contrattazioni sul piano nazionale e avviare la privatizzazione del mercato mobiliare.

A partire dal 1992, con la privatizzazione delle aziende statali, il mercato italiano riceve un’energica iniezione di liquidità che contribuisce all’aumento della capitalizzazione. Lo stato procede in questi anni alla vendita di larghe quote di società già iscritte al listino come le principali banche nazionali (Banca Commerciale Italiana, Credito Italiano) e alla collocazione in borsa di alcuni enti di Stato non quotati come Ina ed Eni.

Nel 1992 nasce la Cassa di Compensazione e Garanzia con l’obiettivo di garantire l’integrità dei mercati.

Nel 1994 viene completato il passaggio delle contrattazioni sul circuito telematico, avviato nel 1991.


1998-0ggi
Borsa Italiana al centro dell’Europa finanziaria

p mezzanotte

 


Nel 1998 si conclude la privatizzazione, cioè il passaggio da un soggetto ancora pubblico come il Consiglio di Borsa ad un soggetto privato in forma di società per azioni: nasce Borsa Italiana S.p.A.

La privatizzazione fornisce a Borsa Italiana gli strumenti necessari per sviluppare i mercati gestiti, acquisire un adeguato posizionamento competitivo e fronteggiare le sfide della globalizzazione. Negli anni successivi Borsa Italiana avvia un processo di espansione del proprio business ampliando così l’offerta di servizi per la comunità finanziaria italiana e internazionale. Borsa Italiana arriva così a coprire l’intera catena del valore nell’exchange industry: dal listing al post-trading, dagli information services alla formazione fino ai servizi di facility e property management e ai servizi ad alto contenuto tecnologico.

Nel 2007 Borsa Italiana e London Stock Exchange firmano un accordo per l’integrazione delle due società dando vita al principale gruppo borsistico europeo e creando le basi per una futura forte crescita su scala europea e internazionale.

Ultimo aggiornamento:  29 Ottobre 2007 - 11:52


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