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1908-2008: il contesto economico



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1998-2008:
il contesto economico

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Invertendo la tendenza del biennio precedente, nel 1997-98 l’economia dei principali paesi del Vecchio continente riprende a crescere, legandosi al ciclo espansivo degli Stati Uniti, dove il ribasso aggressivo del costo del denaro mobilita enormi risorse per dare carburante agli investimenti privati e pubblici. L’accorto utilizzo delle leve di politica monetaria e fiscale spinge le nazioni europee aderenti all’Accordo di Maastricht, fra cui l’Italia, verso un processo virtuoso di convergenza macroeconomica.

fatti e cifre

Immagine tratta da “Fatti & Cifre della Borsa Italiana”, 1998, pag. 17

Nel 2000, trainato dai ritmi eccezionali degli Stati Uniti e dal rimbalzo delle economie emergenti dell’Asia, il prodotto lordo mondiale aumenta del 4,7% e il commercio di beni dell’11%. Alla base di questo ciclo favorevole sta soprattutto la crescita delle attività, delle imprese e degli investimenti legati alle nuove tecnologie informatiche e telematiche gestibili su Internet (la cosiddetta new economy).

mondoL’applicazione pervasiva di questi nuovi strumenti fa crescere la produttività del lavoro in quasi tutti i settori, abbattendo i costi di gestione e creando un unico mercato globale in cui l’integrazione finanziaria internazionale registra una decisa accelerazione.

 

 

 

I punti rossi indicano le borse con una capitalizzazione superiore a 500 miliardi $ per l’anno 1998.
(Dati World Federation of Exchanges –
www.world-exchanges.org)

 

Tutti i principali mercati borsistici del mondo frantumano i record storici dei più significativi indicatori di performance: nell’anno zero  del terzo millennio il valore delle attività finanziarie è pari a 53.000 miliardi di dollari mentre il Pil mondiale è di 40.000 miliardi di dollari.

corriere

Corriere della Sera, 19 novembre 2000, pag. 19


A partire dal 2001 l’economia mondiale registra una brusca frenata, che si acuisce a seguito degli attentati terroristici dell’11 settembre.

foto 1 4Il tasso di incremento del prodotto lordo mondiale si dimezza, mentre quello del commercio internazionale non raggiunge un decimo dell’anno precedente. Il pesante rallentamento degli Stati Uniti, legato alla flessione della domanda di investimenti e dei consumi, si ripercuote negativamente sull’economia del Vecchio continente.

Le imprese ad alto contenuto tecnologico e quelle operanti su internet, che avevano trainato l’espansione degli investimenti e l’aumento dei corsi negli anni precedenti, sono quelle che subiscono i maggiori effetti negativi.

A testimonianza dell’elevata correlazione tra le piazze finanziarie statunitensi e quelle europee, la contrazione dei mercati, così come la fluttuazione dei corsi, è netta e generalizzata nei due continenti.



Financial Times, 12 settembre 2001

Tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 alcuni eventi, tra cui il default del debito pubblico argentino e gli scandali Enron e Worldcom, colpiscono la finanza mondiale. Anche la comunità finanziaria italiana è interessata nel 2002 dal mancato rimborso dei bond Cirio e dai successivi crack Giacomelli, Parmalat e Finmatica. La fiducia degli investitori è scossa e gli scambi mobiliari si comprimono ulteriormente.

Nel 2003 il prodotto interno mondiale riprende ad accelerare grazie anche al contributo dell’area asiatica. Negli Stati Uniti, politiche economiche particolarmente favorevoli sotto il profilo delle condizioni fiscali, dei tassi di interesse e del sostegno ai consumi interni spingono verso il recupero. Dal 2004 anche l’Europa mostra i segni di una crescita più decisa, stimolata soprattutto dalle esportazioni.

La ripresa dell’economia mondiale si stabilizza, tra 2005 e 2006, in un solido ciclo positivo, trainato dall’impetuoso sviluppo della Cina, la cui domanda di beni sostiene gli scambi internazionali e si riflette positivamente su molti paesi industrializzati.


Due fattori agiscono però in controtendenza: il modesto contributo dell’area Euro e le eccezionali quotazioni del petrolio.

A partire dal 2007 gli Stati Uniti perdono progressivamente velocità soprattutto per la flessione degli investimenti nel settore edilizio e, nella seconda metà dell'anno, per la crisi dei mutui subprime; la riduzione della crescita nordamericana e le buone aspettative su quella europea contribuiscono alla svalutazione del dollaro nei confronti dell’euro.

foto 1 5
Nonostante l’apprezzamento dell’euro (che peraltro attenua l’aumento del costo del petrolio), le esportazioni, insieme alla ripresa occupazionale, ai consumi interni e agli investimenti sono i fattori trainanti della significativa crescita europea.

All’interno dell’area euro la crescita del credito rimane elevata e i mercati finanziari registrano ottime performances, facendo salire a livelli mai raggiunti la percentuale delle attività e dei servizi finanziari sul PIL dell’Unione Europea (17,2 %).


Grafico del cambio euro/dollaro


foto 1 6La progressiva creazione di un mercato finanziario integrato su base europea migliora infatti considerevolmente l’allocazione dei capitali. Il processo di revisione del quadro normativo europeo e di cambiamento degli assetti operativi è finalizzato alla realizzazione di un mercato integrato in cui gli acquirenti e venditori di prodotti e servizi finanziari possono interagire e negoziare indipendentemente dalla rispettiva localizzazione geografica.

 


I punti rossi indicano le borse con una capitalizzazione superiore a 1 miliardo di dollari per l’anno 2007
(Dati World Federation of Exchanges –
www.world-exchanges.org)


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